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Ictus. La logopedia intensiva accelera il recupero e migliora la qualità della vita

L’afasia è un condizione che caratterizza frequentemente il periodo che intercorre tra l’ictus e la ripresa del paziente che ha subito l’evento cerebro-vascolare. Con un ciclo di sedute intensive di logopedia questo periodo può essere abbreviato e aumenta la qualità della vita del paziente.

09 MAR - (Reuters Health) – Uno studio tedesco rivela che i sopravvissuti a un ictus cerebrale possono fare grandi passi avanti nella comunicazione e nel miglioramento della qualità di vita grazie alla logopedia intensiva. Il gruppo che ha eseguito lo studio scrive su The Lancet che il 30% dei sopravvissuti a un ictus riporta danni cerebrali che comportano afasia cronica, incapacità di comprendere o di esprimersi verbalmente in modo corretto. Un anno dopo l’ictus circa la metà di questi pazienti sono ancora alle prese con l’afasia. Questa menomazione interferisce con le attività quotidiane e spesso porta ad una diminuzione della qualità della vita e a depressione. Comporta anche un aumento di circa il 9 per cento dei costi sanitari ictus-correlati durante il primo anno dopo l’insulto ischemico cerebrale.

Lo studio
Breitenstein e colleghi hanno studiato 156 pazienti provenienti da 19 centri di trattamento che erano afasici dopo più di sei mesi dall’ictus. I pazienti sono stati divisi in due gruppi in modo casuale. Il primo è stato sottoposto a logopedia intensiva, mentre l’altro è stato messo in lista di attesa per la terapia. Per tre settimane consecutive i pazienti del gruppo di trattamento sono stati sottoposti a logopedia per 10 ore o più a settimana in sessioni singole e di gruppo e a esercizi individuali con il computer, per almeno cinque ore a settimana. Le persone nel gruppo in lista d’attesa hanno ricevuto circa 1,5 ore di logopedia a settimana come cura standard.


Prima e dopo le tre settimane di programma di trattamento intensivo i ricercatori hanno misurato l’efficacia della comunicazione verbale di tutti i partecipanti. Queste valutazioni riguardavano 10 situazioni di vita quotidiana come ad esempio il cambiamento di un appuntamento con il medico o il ritiro di vestiti da una lavanderia a secco. I ricercatori hanno inoltre assegnato ai pazienti punteggi basati su specifici aspetti di comunicazione, come la facilità di comprensione e la sintassi. Rispetto al gruppo dei pazienti in lista d’attesa, circa il 44% dei pazienti nel gruppo di terapia intensiva ha migliorato significativamente la capacità di comunicazione e le prestazioni sono rimaste stabili durante i sei mesi di follow-up eseguito dopo le sedute di terapia. I pazienti ed i loro partner hanno anche osservato un miglioramento generale della qualità di vita.

I commenti
“Fino ad ora la mancanza di prove ha gravemente ostacolato l’accesso dei pazienti colpiti da ictus ai servizi di riabilitazione della parola”, ha detto Breitenstein. “Questo studio dimostra che la logopedia intensiva è la soluzione”. Gli autori dello studio hanno scelto un trattamento di tre settimane perché la maggior parte delle compagnie tedesche di assicurazione sanitaria rimborsa le terapie di riabilitazione post-afasica limitatamente a tale periodo di tempo. Un sottogruppo di 34 pazienti ha ricevuto cinque settimane di terapia e ha mostrato un miglioramento ulteriore rispetto al gruppo curato per tre settimane.”La più recente revisione Cochrane suggerisce che una terapia intensiva conduce ad una riduzione dell’afasia e a un miglioramento della comunicazione”, ha detto Linda Worrall dell’Università del Queensland a Brisbane, in Australia, coautrice di un commento allo studio.

Lo studio si è concentrato su pazienti di età inferiore ai 70 anni per limitare l’influenza di eventuali deficit cognitivi legati all’invecchiamento, ma per il resto non sono state trovate differenze di efficacia del trattamento legate all’età, al tempo trascorso dall’ictus e alla gravità dell’afasia. Tuttavia I pazienti con ictus lieve hanno mostrato progressi più significativi nella comunicazione verbale rispetto a quelli con ictus grave. Gli obiettivi futuri di ricerca della squadra di Breitenstein sono quelli di studiare il livello minimo di intensità di trattamento logopedistico necessario per migliorare le capacità di linguaggio e verificare se il prolungamento della terapia oltre le tre settimane possa aiutare maggiormente i pazienti. Inoltre sarà necessario investigare l’aspetto economico della terapia. Durante lo studio, per esempio, 153 pazienti esaminati non hanno potuto partecipare perché il loro centro di riabilitazione, carente di personale, non era in grado di fornire la terapia.

Fonte: Lancet 2017

Carolyn Crist

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

09 marzo 2017
© Riproduzione riservata


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