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Alimentazione. Agricoltura, sicurezza e nutrizione sostenibile solo con l’innovazione

Già oggi circa un miliardo di persone è sottonutrito e un miliardo è malnutrito. Il ruolo della chimica e delle biotecnologie diventa sempre più strategico per le esigenze sanitarie, energetiche, ambientali e socio-economiche collegate alla crescente necessità di cibo e di sicurezza alimentare. Se ne è parlato oggi a Milano, in un convegno promosso da Federchimica e Regione Lombardia a Milano.

04 OTT - Ad abitare il pianeta siamo ormai quasi sette miliardi e nel 2050 saremo nove; già oggi circa un miliardo è sottonutrito e un miliardo è malnutrito (esempio per vitamine, ferro, proteine). Quella alimentare è e sarà una delle sfide globali più complesse, con tutti i problemi energetici, ambientali, socio-economici collegati, e la chimica avrà un ruolo fondamentale per un’agricoltura e un’alimentazione sostenibili. Lo ribadisce e ne spiega le ragioni, nell’anno internazionale della chimica quale è stato dichiarato dall’Onu il 2011, il convegno promosso da Federchimica e Regione Lombardia a Milano in vista anche dell’Expo 2015 che ad agricoltura e nutrizione mondiale sarà dedicato. “A fronte della crescita della popolazione, tutta spostata nei paesi in via di sviluppo, l’aumento della superficie di terre coltivabili avrebbe conseguenze ambientali negative, bisogna invece aumentare i livelli di produzione” afferma Chiara Tonelli, dipartimento Scienze biomolecolari e biotecnologie, Università degli studi di Milano. “Inoltre il miglioramento della qualità di vita porta a maggiori introiti alimentari nelle aree in rapido sviluppo come Cina e India. C’è anche il problema dell’acqua, consumata in grande quantità dall’agricoltura (molto più se per produrre proteine animali): deficitaria per esempio in Cina, che per questo sposta coltivazioni in zone fertili dell’Africa. Altro punto i cambiamenti climatici, che si riflettono sulla produzione (siccità, inondazioni) e anche sui patogeni”. Come si potranno ottenere alimenti sufficienti? “Dall’aumento dei raccolti, grazie a fertilizzanti, agrofarmaci e biotecnologie; dalla riduzione degli sprechi e delle perdite; dai miglioramenti di conservazione e altro”, ha spiegato l’esperto, sottolineando come “bisogna avere ben chiaro che la sfida non si può vincere con l’agricoltura del passato, con i limiti quali scarsa produzione e rischio di tossinfezioni alimentari: occorre una miscela di conoscenze tradizionali con tecnologie di frontiera. Si stanno per esempio identificando geni per caratteristiche utili da conferire a piante alimentari, già sono stati scoperti diversi regolatori della fioritura, della resistenza ai patogeni, della resistenza a freddo, caldo o siccità, per la crescita in terreni poveri di azoto. Se si riducessero stress per le piante alimentari relativi a scarsità d’acqua, salinità e altro si potrebbe aumentare la produzione del 30%. Si dovranno utilizzare  varie tecniche, dall’ibridazione tradizionale all’ingegneria genetica: per arrivare agli obiettivi non possiamo comunque non usare le tecniche già oggi disponibili”.


Altro settore correlato è la nutrigenomica, analisi degli effetti di componenti bioattivi degli alimenti sull’espressione genica. Un settore sul quale si punta per i problemi dei paesi industrializzati, alle prese, all’opposto della sottonutrizione, con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento di malattie croniche quali diabete, obesità, tumori e cardiopatie che si legano a cattiva alimentazione (problemi che riguardano ormai anche paesi in sviluppo).

Il miglioramento genetico ha aumentato la produzione agricola, come da sempre si è fatto con tecniche tradizionali nella storia dell’agricoltura. Ma oggi la stima è che “Per il 2050, con la previsione dei nove miliardi di persone, la produzione dovrebbe aumentare del 70% rispetto al 2005” dice Andrea Sonnino, responsabile Servizio sviluppo della ricerca e della tecnologia della Fao. “L’innovazione tecnologica ha permesso di alimentare una popolazione mondiale cresciuta fino ai sette miliardi attuali, e si valuta attualmente un aumento della disponibilità di cibo per persona del 18% rispetto agli anni Novanta.

L’aumento di produzione ha voluto dire anche maggiore accesso per la diminuzione dei prezzi, anche se nel 2008 si è avuta una crisi alimentare per un rialzo dei prezzi di prodotti base della nutrizione mondiale quale il riso. La crisi del 2088 ha almeno avuto il merito di riportare il tema dell’agricoltura e la nutrizione globale nell’agenda dei politici, per esempio hanno avuto grande spazio nel G20 di Seul. La questione della volatilità di prezzi resta, con un trend in salita per il futuro. Altri problemi sono i cambiamenti climatici, con perdita di terreno coltivabile proprio in paesi che non ne sono responsabili (vedi Bangladesh); e la domanda crescente di biocarburanti che compete con l’uso agricolo dei terreni a fini alimentari”. L’agricoltura è la chiave per vincere la sfida della sicurezza alimentare. “E l’innovazione tecnologica ha un ruolo fondamentale. Le azioni prioritarie sono quattro: aumento degli investimenti per l’agricoltura- bisognerebbe investire almeno il 10% del Pil-, ampliamento dell’accesso agli alimenti, migliore governance del commercio mondiale del settore per evitare rialzi di prezzi, aumento sostenibile della produttività considerando che la superficie coltivabile mondiale è poca e non sempre migliorabile”. Questo significa agricoltura sostenibile, per esigenze crescenti, per l’uomo e per l’ambiente, grazie a un’integrazione con nuove conoscenze.

E. V.
 

04 ottobre 2011
© Riproduzione riservata


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