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Alla ricerca sul sistema immunitario i Nobel per la medicina

I vincitori sono Bruce A. Beutler, Jules A. Hoffmann e a Ralph M. Steinman. Quest'ultimo sarà insignito del Nobel anche se deceduto il 30 settembre scorso. Un'eccezione al regolamento, che non permette di assegnare il premio a persone non viventi.
Per l’Assemblea del Nobel del Karolinska Institutet, “hanno rivoluzionato le nostre conoscenze del sistema immunitario scoprendo i principi chiave per la sua attivazione”.  

03 OTT - Bruce A. Beutler, Jules A. Hoffmann, Ralph M. Steinman.
Sono questi i nomi dei tre vincitori del Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina 2011. Americano il primo, lussemburghese il secondo, canadese il terzo, per il quale erano stati posti anche dubbi sulla possibilità di assegnazione del premio. Steinman è infatti deceduto il 30 settembre scorso per un tumore al pancreas, ma il regolamento dei Nobel non permette di assegnare premi alla memoria. Nel pomeriggio Göran Hansson, direttore dell'Assemblea dei Nobel alla Karolinska Institute, ha tuttavia fatto sapere che l'assegnazione sarà mantenuta perché decisa quando il decesso di Steinman non era ancora noto.

Bruce A. Beutler, Jules A. Hoffmann, Ralph M. Steinman, dunque. Accomunati dal campo di studio che li ha visti attivi negli ultimi 40 anni (l’immunologia) e in cui hanno compiuto scoperte che “hanno rivoluzionato le nostre conoscenze del sistema immunitario scoprendo i principi chiave per la sua attivazione”, ha scritto l’Assemblea del Nobel del Karolinska Institutet giustificando l’assegnazione del premio.
Bruce A. Beutler e Jules A. Hoffmann “per la scoperta dell’attivazione dell’immunità innata”, in particolare dei “recettori che possono riconoscere i microrganismi e attivare l’immunità innata”. Ralph M. Steinman per la “scoperta delle cellule dendritiche e del loro ruolo nell’immunità specifica”, nel dettaglio la loro capacità “di attivare e regolare l’immunità specifica, lo stadio avanzato della risposta immunitaria durante i quale il corpo viene «ripulito» dai microrganismi”.

Con questi lavori Beutler, Hoffmann e Steinman hanno “aperto nuove strade per lo sviluppo di strumenti di prevenzione e di terapia contro le infezioni, il cancro e le malattie infiammatorie”. 
Il trio, infatti, per vie diverse, ha fatto chiarezza sulle due linee di difesa del sistema immunitario su cui da decenni i ricercatori indagavano.
“Viviamo in un mondo pericoloso”, spiegano gli organizzatori del Nobel in una nota. “Microrganismi patogeni ci minacciano costantemente ma sia equipaggiati con un meccanismo di difesa molto potente. La prima linea di difesa, l’immunità innata, può distruggere i microrganismi e attivare l’infiammazione che può contribuire a bloccare il loro attacco. Se i microrganismi superano questa linea di difesa, l’immunità specifica (o adattiva) è chiamata in azione. Con le cellule T e B produce anticorpi e cellule killer che distruggono le cellule infette. Dopo aver combattuto con successo un’infezione, il nostro sistema immunitario specifico mantiene una memoria immunologica che gli consente una mobilitazione rapida ed efficace la volta successiva che l’organismo subisce un attacco dallo stesso microrganismo”.
Questo meccanismo, per grandi linee, era stato ricostruito nel corso di tutto il Ventesimo secolo. Ma come il sistema immunitario fosse attivato all’ingresso dei microrganismi invasori e in che modo le due linee di difesa (quella innata e quella specifica) comunicassero è stato a lungo un mistero.
Ed è in quest’area che si colloca il contributo dei tre ricercatori.
Jules Hoffmann, nel 1996, studiando la risposta immunitaria del moscerino della frutta (la drosophila melanogaster), scopri che un gene denominato Toll era essenziale per attivare la risposta immunitaria nell’insetto in quanto probabilmente responsabile della codifica di specifici recettori. Di lì a due anni Bruce Beutler scoprì un meccanismo analogo in topi, confermando che l’immunità è resa possibile da dei “sensori” geneticamente determinati.
Da quel momento sono decine i recettori responsabili dell’immunità innata identificati, ognuno dei quali responsabile del riconoscimento di specifiche molecole comuni in microrganismi patogeni.
Risalgono invece ai primi anni Settanta le scoperte di Ralph Steinman, che identificò una nuova popolazione di cellule, le cellule dendritiche, responsabili secondo il ricercatore canadese, dell’attivazione dei linfociti T.
L’ipotesi fu accolta con scetticismo dalla comunità scientifica fino a che ulteriori studi condotti dallo stesso Steinman, ma non solo, confermarono che le cellule dendritiche funzionano da ripetitori del sistema immunitario: sono in grado di “captare” segnali emessi dall’immunità innata e “ripeterli” alle cellule T.
Le conseguenze nella clinica di queste scoperte sono enormi. È vero, ancora i risultati concreti si sono limitati soltanto a un miglioramento dei tradizionali vaccini contro le malattie infettive. Tuttavia, è grazie a questa nuova messe di conoscenze che è stato possibile pensare come realistica la messa a punto di vaccini terapeutici contro il campo e prospettare nuovi trattamenti contro le malattie infiammatorie. 
 

03 ottobre 2011
© Riproduzione riservata


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