Gentile Direttore,
l’indagine Anaao sulle dimissioni volontarie dal SSN, che hanno superato i pensionamenti, ha suscitato preoccupazione e un ampio dibattito. Queste scelte individuali, dai rilevanti effetti collettivi, possono essere lette con lo schema di Albert Hirschman in Exit, Voice, and Loyalty: quando calano la qualità di un servizio, la soddisfazione nel lavoro o il riconoscimento professionale, si può scegliere la protesta (voice) o, se questa si rivela inefficace, la defezione (exit). La lealtà, cioè l’attaccamento all’organizzazione o alla professione, media tra le due: argina l’uscita e attiva la voce.
Nel caso del SSN la voce c’è stata, e da anni: i sindacati hanno più volte segnalato le condizioni di lavoro e i ritardi nei rinnovi contrattuali. Ma non ha prodotto i cambiamenti attesi.
Le aziende sono molto sensibili ai segnali di malcontento degli utenti/consumatori o dei dipendenti perchè alla lunga senza contromisure efficaci possono esitare in disaffezione o defezione collettiva, fino al fallimento. Ma ormai visto che la voce non è stata ascoltata – per una incapacità politica di comprenderne il senso e la portata – la fiducia in un cambiamento si è spenta, la lealtà si è esaurita e l’unica opzione rimasta è la defezione individuale, dagli effetti collettivi e sociali dirompenti, in un circuito perverso a livello organizzativo e lavorativo. Come è possibile che sia il sindacato a denunciare all’opinione pubblica una deriva in atto da anni, come se politici e amministratori fossero sordi e ciechi?
Non si tratta di disattenzione o deficit di percezione della voce dei professionisti ma di manipolazione strategica della contrattazione, che ignora deliberatamente il disagio delle categorie per anteporre obiettivi politici di lungo periodo, trasverasali rispetto agli opposti schieramenti: i rinnovi sono arrivati con ritardi che hanno spesso superato i due anni dalla scadenza, come quello oggi in discussione, con un recupero solo parziale dell’inflazione e una progressiva erosione del potere d’acquisto. A ciò si sono aggiunti nuovi compiti e carichi di lavoro, in un contesto di riduzione di posti letto e presìdi. Quando la voce non trova risposta, la fiducia si indebolisce, la lealtà si consuma e resta l’uscita individuale: verso il privato convenzionato, la libera professione o l’estero.
Il mercato del lavoro aiuta a capire perché oggi l’uscita sia praticabile. Per decenni il SSN è stato un monopsonista, cioè l’unico grande datore di lavoro per i medici, in grado di definire le condizioni contrattuali con scarsa concorrenza. Quell’assetto si è incrinato: l’esodo pensionistico, non compensato da nuovi ingressi, la minore attrattività di alcune specializzazioni e la crescita di fatto dell’offerta privata, alimentata dalle difficoltà del SSN di rispondere alla domanda di prestazioni, hanno portato da un monopsonio imperfetto a un oligopsonio. Oggi i professionisti possono scegliere tra più opportunità e, per chi è insoddisfatto del compenso, provato dai carichi di lavoro, appesantito dalla burocrazia e poco riconosciuto sul piano sociale, l’uscita diventa un’alternativa concreta.
I primi segnali di questa deriva risalgono al periodo post Covid-19. Più che cercare responsabili, è utile riconoscere che è mancata la capacità di cogliere in tempo il significato e la portata di un disagio crescente. Se la voce non è ascoltata, resta solo la defezione, con costi che ricadono in ultima analisi sui cittadini.
Che fare? Occorre restituire credibilità alla voce: rinnovi contrattuali tempestivi, con una tutela reale del potere d’acquisto; carichi di lavoro sostenibili; un coinvolgimento effettivo dei professionisti nelle scelte organizzative. Sono le condizioni per riattivare la lealtà e rendere di nuovo attrattiva la permanenza nel servizio pubblico. Il PNRR ha invertito parzialmente una perversa tendenza ultra decennale a rinviare Contratti e Convenzioni pur non evitando la crescita delle dimissioni volontarie: un segnale preoccupante che potrebbe essere interpretato nel post PNRR come un punto di svolta e di non ritorno.
Sullo sfondo resta una riflessione socio-culturle di lungo periodo e una domanda di fondo: siamo di fronte gli effetti della nemesi medica di Illich e della medicina impossibile di Callahan, intrecciati con le lusinghe del mercato nel compensare aspettative alimentate, e talvolta deluse, dal sistema pubblico?
Giuseppe Belleri
Medico di medicina generale in pensione