Il Sistema Salute Nazionale non ha bisogno di “pagelle”
Gentile Direttore, nel nostro Paese si da tutto per scontato! Ci siamo abituati al fatto che il Servizio sanitario italiano sia gratuito e accessibile a tutti, ignorando così il suo reale “valore”. Spesso dimentichiamo che il mondo è cambiato...
Gentile Direttore, nel nostro Paese si da tutto per scontato! Ci siamo abituati al fatto che il Servizio sanitario italiano sia gratuito e accessibile a tutti, ignorando così il suo reale “valore”. Spesso dimentichiamo che il mondo è cambiato, che la demografia è radicalmente mutata, che i bisogni (anche di salute) sono variati, che i diritti vanno garantiti in un contesto di sistema e di sostenibilità economica e sociale, in un mondo “globale” influenzato da turbolenze macro-economiche, da crescenti crisi geo-politiche (impattanti sull’approvvigionamento delle fonti energetiche e sui mercati di sbocco) e da irrazionali scelte commerciali protezionistiche.
Certo, il nostro sistema salute è ancora in fase di convalescenza ed è caratterizzato da molte criticità – in parte analoghe a quelle di altri Paesi (si consideri la carenza di personale sanitario stimata in Europa in circa 1,2 milioni di unità) – ma il nostro Paese presenta alcune specificità rispetto ad altri.
E’ proprio la “specificità” che merita la dovuta riflessione: 20 sistemi sanitari regionali in evidente competizione tra loro (al punto da ricorrere sistematicamente a “piattaforme”, per cercare di poter esercitare una sorta di coordinamento), una spesa pensionistica che nei prossimi anni schizzerà dal 15,3% del PIL al 17,1% (anche a causa del pensionamento dei baby boomer) e interessi passivi sul debito pubblico (che ha superato i 3.200 mld di euro) che nei prossimi anni lieviteranno del 34% (da 87,2 mld del 2025 a 117,2 mld del 2029).
A ciò si aggiunga che, nonostante le risorse incrementali destinate alla salute negli ultimi anni, la traiettoria della spesa sanitaria pubblica 2026-2029 (che prevede un incremento di circa il 13%, da 141,5 del 2025 a 160,0 mld di euro del 2029, in base al DPFP 2026) rispetto alle risorse stanziate – a legislazione corrente – rileva un gap totale di 38,6 mld di euro, con un picco nel biennio 2028-2029 di circa 25,3 mld di euro.
Una situazione che induce fondatamente a ritenere che la sostenibilità del sistema salute nazionale e di quelli regionali si potrà conseguire cambiando i criteri di valutazione e di redistribuzione, in una logica di “fabbisogni reali”, spesso “invisibili” di una popolazione assai eterogenea.
Passare da obsoleti criteri di distribuzione delle risorse finanziarie – congelatori di disuguaglianze – a criteri basati sull’analisi dei fabbisogni reali, valorizzati tenendo conto anche e soprattutto delle fragilità sociali, essendo queste incidenti sul bisogno quali-quantitativo di salute dei cittadini.
Abbandonare la logica dei “volumi” e sposare quella degli “esiti”; valutare ciò che realmente si da al cittadino, il reale soddisfacimento del suo bisogno di salute.
Mutare cioè l’approccio metodologico, passando dal fabbisogno indistinto al fabbisogno selettivo, da metriche quantitative a qualitative, aggiornando i criteri di valutazione, poiché il sistema salute italiano non ha bisogno di pagelle.
Antonio Salvatore Coordinatore del Dipartimento Salute, Sanità e Assistenza di prossimità – ANCI Campania Vice-presidente della Fondazione Triassi per il management sanitario
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