Riparto Fondo sanitario 2026. L’appello di Bertolaso (Lombardia): “Chiudere subito, ritardo pesa su programmazione regionale”

Riparto Fondo sanitario 2026. L’appello di Bertolaso (Lombardia): “Chiudere subito, ritardo pesa su programmazione regionale”

Riparto Fondo sanitario 2026. L’appello di Bertolaso (Lombardia): “Chiudere subito, ritardo pesa su programmazione regionale”

L’assessore al Welfare della Lombardia scrive alla Commissione Salute e agli assessori regionali, con una nota inviata per conoscenza anche ai ministri Schillaci, Giorgetti e Calderoli. Al centro lo stallo sulla quota premiale da 357 milioni, che tiene ancora aperta l’Intesa sul Fondo sanitario nazionale. “Nel 2026 i Servizi sanitari regionali stanno sostenendo costi e rinnovi contrattuali con flussi di cassa sostanzialmente riferiti al 2024”. A rischio anche 1,7 miliardi di finanziamenti vincolati.

Chiudere rapidamente il confronto sul riparto del Fondo sanitario nazionale 2026 e trovare un accordo sulla quota premiale da 357,2 milioni, per evitare che il ritardo continui a pesare sulla liquidità e sulla programmazione dei Servizi sanitari regionali.

È il pressing lanciato dall’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, che in una nota ha scritto al coordinatore della Commissione Salute Massimo Fabi, al coordinatore vicario Federico Riboldi, agli assessori regionali alla Salute e al presidente della Lombardia Attilio Fontana. Per conoscenza la lettera è stata inviata anche ai ministri della Salute Orazio Schillaci, dell’Economia Giancarlo Giorgetti e degli Affari regionali Roberto Calderoli, oltre che al presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga.

Il nodo (su cui da mesi c’è un serrato confronto tra le Regioni) immediato è la definizione della quota premiale, pari a 357,2 milioni di euro, ma secondo Bertolaso il problema è ormai molto più ampio. Il finanziamento complessivo del Ssn per il 2026 ammonta infatti a 142,889 miliardi, 6,348 miliardi in più rispetto al 2025, pari a una crescita del 4,6%. La quota indistinta raggiunge 134,402 miliardi, con un aumento di 3,661 miliardi (+2,8%), mentre i finanziamenti vincolati salgono a circa 4,696 miliardi, con un incremento di 2,188 miliardi e dell’87,2%. La quota premiale rappresenta appena lo 0,25% del Fondo.

Proprio per questo, sottolinea la Lombardia, il confronto non può essere circoscritto ai 357 milioni. La priorità è completare l’Intesa sul riparto e adeguare i flussi finanziari alle risorse effettivamente spettanti alle Regioni. Senza il perfezionamento dell’accordo, infatti, le erogazioni continuano a essere parametrate al secondo esercizio precedente. In pratica, denuncia la nota, nel 2026 le Regioni stanno sostenendo costi correnti e rinnovi contrattuali e convenzionali con flussi di cassa ancora sostanzialmente riferiti ai livelli del 2024.

Una situazione che, secondo le valutazioni presentate in Commissione Salute richiamate nella lettera, determina un differenziale di cassa complessivo di circa 8,9 miliardi di euro. Un disallineamento che si riflette direttamente sulla programmazione regionale e aziendale, creando tensioni di liquidità e, laddove si renda necessario ricorrere ad anticipazioni finanziarie, anche possibili maggiori oneri per il sistema pubblico.

A preoccupare sono anche i finanziamenti vincolati. Circa 1,738 miliardi di euro, secondo le valutazioni tecniche riportate dalla Lombardia, sarebbero ancora esposti al rischio di mancata assegnazione o contabilizzazione nell’esercizio 2026 qualora i relativi provvedimenti non vengano perfezionati tempestivamente. Si tratta di risorse destinate ad alcune voci centrali dell’assistenza: aggiornamento delle tariffe ospedaliere e riabilitative, prevenzione, Piano pandemico, medicina penitenziaria, salute mentale, assistenza specialistica e protesica e farmacia dei servizi.

Resta poi aperto il confronto politico sui criteri per distribuire la quota premiale. La Lombardia ricorda che il meccanismo definito a partire dall’accordo politico del 2 dicembre 2022 tiene conto dell’anzianità della popolazione, della qualità e delle performance dell’assistenza, dell’avvicinamento delle quote pro capite e di criteri perequativi. Elementi che, secondo la Regione, garantiscono già solidarietà territoriale e perequazione, ma che devono essere accompagnati anche dal principio della responsabilità e dell’efficienza nella gestione delle risorse.

Ed è proprio qui che Bertolaso richiama la situazione lombarda. La Regione, si legge nella nota, continua infatti a collocarsi tra quelle con il maggiore divario negativo nel finanziamento sanitario pro capite rispetto alla media nazionale. Pur in questa condizione di “sottofinanziamento relativo”, viene sottolineato, il sistema lombardo è chiamato a garantire equilibrio economico, qualità dell’assistenza e sostenibilità dei servizi.

Per la Lombardia, dunque, la perequazione resta necessaria per correggere gli effettivi differenziali di fabbisogno tra i territori, ma non dovrebbe trasformarsi in un meccanismo che finisca con il penalizzare le Regioni caratterizzate da livelli più contenuti di finanziamento pro capite e che, al tempo stesso, assicurano efficienza, equilibrio economico e qualità dell’assistenza.

Da qui l’invito a superare rapidamente lo stallo. Il punto, ribadisce Bertolaso, non sono soltanto i 357 milioni della premialità: occorre perfezionare l’intero riparto 2026, adeguare i flussi di cassa, sbloccare i finanziamenti vincolati e costruire una posizione comune delle Regioni da portare al confronto con i ministeri della Salute e dell’Economia.

“Prolungare ulteriormente il confronto su 357 milioni di euro”, avverte in sostanza la Lombardia, significa lasciare aperta una situazione che condiziona la disponibilità finanziaria e la programmazione dell’intero sistema regionale, mentre il differenziale di cassa ha già raggiunto circa 8,9 miliardi.

L.F.

06 Ottobre 2026

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