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Chi vive nelle aree più disagiate consuma più farmaci. Il primo rapporto Aifa sulle “Disuguaglianze sociali nell’uso dei farmaci”


Il direttore dell'Agenzia del farmaco Magrini: “In particolare per i farmaci utilizzati per il diabete, l’ipertensione, le dislipidemie, l’iperuricemia e la gotta sono infatti proprio i soggetti residenti nelle aree più deprivate a far registrare i più alti tassi di consumo pro capite; non è quindi l’uso del farmaco ciò che discrimina lo stato socioeconomico, quanto piuttosto la condizione di salute associata al proprio status. E probabilmente a causa del peggior stato di salute di questi soggetti (che potrebbe essere associato a uno stile di vita non corretto)”. IL RAPPORTO

15 SET - “Il consumo dei farmaci è più elevato tra i soggetti residenti nelle aree più svantaggiate, probabilmente a causa del peggior stato di salute di questi soggetti, che potrebbe essere associato a uno stile di vita non corretto”. È quanto emerge dalla lettura dell’Atlante delle disuguaglianze sociali nell’uso dei farmaci per la cura delle principali malattie croniche, la prima pubblicazione prodotta dall’Agenzia Italiana del Farmaco sul tema della disparità sociale nell’ambito dell’assistenza farmaceutica in Italia.
 
“Nell’interpretazione dei risultati, nonché nella valutazione complessiva dell’uso dei farmaci sul territorio, è imprescindibile tenere conto del carattere universalistico del SSN la cui istituzione è finalizzata proprio ad assicurare equità di accesso ai servizi sanitari, nonché all’uso dei farmaci, indipendentemente dai fattori socioeconomici”, afferma Nicola Magrini Direttore Generale AIFA che precisa come “i risultati disponibili vanno proprio in questa direzione: in particolare per i farmaci utilizzati per il diabete, l’ipertensione, le dislipidemie, l’iperuricemia e la gotta, infatti, sono proprio i soggetti residenti nelle aree più deprivate a far registrare i più alti tassi di consumo pro capite; non è quindi l’uso del farmaco ciò che discrimina lo stato socioeconomico, quanto piuttosto la condizione di salute associata al proprio status”.

 
“In altri termini – conclude -, la posizione socioeconomica non preclude l’accesso alle cure ma è, al contrario, fortemente correlata con l’uso dei farmaci: il consumo dei farmaci è più elevato tra i soggetti residenti nelle aree più svantaggiate, probabilmente a causa del peggior stato di salute di questi soggetti (che potrebbe essere associato a uno stile di vita non corretto). Correlazioni di questo tipo invece non emergono analizzando l’aderenza e la persistenza al trattamento”.
 
La sintesi
 
Antipertensivi i più utilizzati. Per quanto riguarda la popolazione adulta, in termini assoluti le categorie terapeutiche per le quali si osservano maggiori tassi di consumo (espresso come numero di dosi giornaliere pro capite) sono quelle degli antipertensivi e degli ipolipemizzanti, seguite da quelle dei farmaci per l’ipertrofia prostatica benigna negli uomini e degli antidepressivi nelle donne. Mediamente, in tutte le province italiane, per gli uomini si registrano livelli di consumo di farmaco più alti per la maggior parte delle categorie terapeutiche analizzate, ad eccezione dei farmaci antidepressivi, degli antiosteoporotici e dei farmaci per il trattamento delle patologie tiroidee (iper- e ipotiroidismo), per le quali il consumo è nettamente maggiore tra le donne rispetto agli uomini.
 
Consumi più alti al Sud. A livello geografico si osservano livelli di consumo complessivamente più alti al Sud e nelle Isole per la maggior parte delle categorie terapeutiche. Un trend inverso, con consumi maggiori nelle aree del Nord e minori al Sud, viene invece osservato per i farmaci antidepressivi; infine, per i farmaci antidemenza, il tasso di consumo è più alto nelle province del Centro Italia.
 
Tra le categorie terapeutiche analizzate nella popolazione pediatrica, si osserva un consumo più elevato in quella dei farmaci respiratori, in misura maggiore nei maschi rispetto alle femmine, seguita dalla categoria dei farmaci antiepilettici e per la cura del disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività.
 
Sulla base dei risultati osservati si può affermare che il tasso di consumo di farmaci è un buon proxy di malattia, coerentemente con quanto già noto in letteratura, dal momento che per quasi tutte le condizioni cliniche in studio la distribuzione geografica e per genere osservata riflette l’epidemiologia già nota delle malattie.
 
I risultati, complessivamente, suggeriscono che la posizione socioeconomica sia fortemente correlata con l’uso dei farmaci e che il consumo dei farmaci sia più elevato tra i soggetti residenti nelle aree più svantaggiate, probabilmente a causa del peggior stato di salute di questi soggetti, che potrebbe essere associato a uno stile di vita non corretto.
 
Tale fenomeno è evidente per quasi tutte le condizioni analizzate, e in modo particolare per i farmaci antipertensivi, ipolipemizzanti e, nelle donne, per gli antiosteoporotici. Nello specifico, quello che si osserva è che rimuovendo l’effetto della deprivazione i consumi si riducono nelle aree maggiormente deprivate, concentrate principalmente nel Sud Italia. Infatti il tasso di consumo è correlato con molti fattori, alcuni prettamente legati all’individuo, quali la gravità della patologia, la consapevolezza della propria condizione di salute e la compliance alle cure che, a loro volta, possono essere correlati con il livello socioeconomico dell’individuo.
 
Altri aspetti, anch’essi associati al consumo farmaceutico, sono invece relativi a caratteristiche dell’assistenza sanitaria, come ad esempio il diverso comportamento prescrittivo dei medici, la differente organizzazione dei servizi sanitari territoriali, che potrebbero rendere conto di una quota parte della variabilità dei consumi tra aree geografiche. Aderenza e persistenza Dall’analisi di tutte le patologie nel loro insieme si può concludere che i livelli medi di aderenza e persistenza al trattamento farmacologico calcolati a livello nazionale siano in generale poco soddisfacenti, anche se per entrambi gli indicatori si osserva un gradiente decrescente Nord-Sud.
 
Aderenza terapeutica non soddisfacente. Per quanto riguarda l’aderenza le categorie terapeutiche con una percentuale maggiore di soggetti aventi alta aderenza sono gli antiosteoporotici, sia per gli uomini che per le donne, con livelli pari a circa il 70%, e i farmaci per l’ipertrofia prostatica benigna per gli uomini (circa 62%). Livelli estremamente bassi (anche inferiori al 25%) si registrano per i farmaci per l’ipotiroidismo (19,1% per gli uomini e 11,4% per le donne) e per il morbo di Parkinson (22,9% per gli uomini e 18,3% per le donne). In generale, le donne sono meno aderenti rispetto agli uomini per tutte le categorie terapeutiche analizzate, ad eccezione dei farmaci antiosteoporotici.
 
 
Relativamente alla persistenza, la percentuale di soggetti ancora in trattamento farmacologico a 12 mesi dall’inizio della terapia supera il 50% solo nel caso dei farmaci antipertensivi, ipolipemizzanti e antidemenza negli uomini, e nel caso dei farmaci antidemenza e antiosteoporotici nelle donne. Anche per questo indicatore per le donne si osserva una minore persistenza al trattamento rispetto agli uomini.

15 settembre 2021
© Riproduzione riservata


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