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L’Europa invecchia. Le sfide: dai trial clinici dedicati alle nuove frontiere del Long Term Care

Tutto dipenderà da come rispondiamo oggi per assicurare la longevità con una buona qualità di vita. Se lo sapremo fare contribuiremo alla crescita e all’occupazione, di cui l’età adulta e la vecchiaia possono essere una grande risorsa sociale, economica e culturale (Seconda parte)

20 GEN - Socialmente e culturalmente, gli effetti  dell’ageing sono enormi e vanno dalla invisibilità per le persone anziane a stereotipi negativi e discriminatori.
 
La più antica  pratica discriminatoria è che i vecchi sono spesso esclusi dagli studi clinici.
A causa di problemi etici, la complessità di inclusione, il monitoraggio e la multimorbilità, vulnerabili e le popolazioni svantaggiate sono spesso esclusi dagli studi clinici. 
 
La sfida è quella di indagare nuove modalità con cui si possano coinvolgere i partecipanti più anziani e più fragili nella ricerca.
 
L'invecchiamento della popolazione è una sfida globale. I paesi che massimizzano l'opportunità e ridurranno al minimo i costi di invecchiamento avranno un vantaggio competitivo rispetto ai paesi che non lo fanno.
 
Dato che l'Europa sta invecchiando più rapidamente di molti altri continenti grazie alla sua tradizione culturale e sociale di welfare essa può e deve svolgere un ruolo fondamentale nel  capitalizzare l'esperienza demografica europea. 

 
Oltre a migliorare la qualità della vita e migliorare la salute e lo stato di salute economica, l'Europa ha un enorme bacino di esperienze, di tradizioni che costituiscono vere e proprie opportunità economiche e sociali se si avanzano in modo tempestivo proposte e soluzioni innovative a tutto campo.
 
Prendiamo per esempio il caso delle cure di lunga durata. La LTC riguarda molteplici categorie di persone che hanno bisogni stabili e spesso progressivamente peggiorativi di assistenza: gli anziani, i disabili bambini o adulti dalla nascita o acquisiti, le persone affette da patologie invalidanti o da grave disagio psichico.
 
Analizzando solo la prima categoria (anziani non autosufficienti) perché è la componente maggioritaria e perché viene proposta come caso esemplificativo, che può poi essere contestualizzato su tutti gli altri cluster di LTC. La popolazione over 65 anni nel nostro paese è pari a circa 12.300.000 persone, e si stima che siano in condizioni di non autosufficienza circa 2.275.000 anziani.
 
L’Italia spende meno per il proprio welfare rispetto a paesi come Francia e Germania. Rispetto ai circa 7.000 euro procapite che l’Italia ha destinato al proprio welfare, la Francia ne alloca circa 10.000 e la Germania 9.000.
 
Il PIL procapite italiano è inferiore a quello degli altri paesi e questo spiega in parte il differenziale di spesa in protezione sociale. Contrariamente alla retorica diffusa, l’incidenza della spesa per il welfare sul PIL in Italia è pari a circa il 27%, al 32,7% in Francia, al 28,4% in Germania.
 
Il peso relativo della spesa di welfare sulla spesa pubblica complessiva è il 53,3% in Italia, il 58,5% in Francia, il 63,3% in Germania. Le risorse investite sulla popolazione anziana sono una componente consistente del welfare, e sono ripartite prevalentemente su 4 aree:
- il sistema previdenziale, che vale da solo il 53% del welfare complessivo del nostro paese;
- i trasferimenti finanziari alle famiglie per assistenza, erogati dall’INPS a fronte di condizioni di non autosufficienza;
- le risorse che le AUSL allocano per i servizi reali in ambito sociosanitario (le strutture residenziali per anziani, i centri diurni integrati, la stessa assistenza domiciliare integrata);
- la spesa dei Comuni per i loro servizi sociali (soprattutto di assistenza domiciliare e di integrazione delle rette per strutture protette per pazienti indigenti) destinati agli anziani.
 
L’esito, peculiare del modello italiano, è stato la generazione di due sistemi di offerta paralleli e separati. Il primo sistema è quello governato dagli enti locali e dalle regioni attraverso le AUSL, composto da una offerta di prestazioni che i comuni e le AUSL finanziano in parte o in toto.
 
Le prestazioni sono di norma erogate da organizzazioni private profit o non profit, in misura sempre più residuale dai soggetti pubblici. In regioni con sistemi di welfare particolarmente sviluppati, come Emilia Romagna e Lombardia, questo sistema di offerta riesce a prendere in carico circa il 30% della popolazione in condizioni di non autosufficienza.
 
Il secondo sistema di offerta è quello delle cure informali: le famiglie, dotate di trasferimenti per la non autosufficienza, integrati con le proprie pensioni o con il proprio patrimonio, acquistano direttamente servizi nel mercato del lavoro di cura informale, dalle cosiddette “badanti”.
 
Questo secondo mercato ha un numero di occupati superiore a quello dell’intero SSN(le badanti in Italia sono più di 700.000, mentre i dipendenti del SSN sono circa 650.000): in provincia di Bologna si tratta di un mercato (stimato) di circa 280 milioni di Euro, a Milano città attorno ai 320 milioni.
 
Con una sintesi estrema: il sistema pubblico sostiene due differenti mercati:
- il primo finanziato esclusivamente (o quasi) con risorse pubbliche, più concentrato, ma più ristretto, che copre circa il 30% dei bisogni e non necessariamente i più gravi;
- il secondo finanziato sia con risorse pubbliche sia con redditi e risparmi delle famiglie, estremamente frammentato, ma molto più ricco e più ampio a cui si rivolge la generalità rimanente della popolazione anziana non autosufficiente.
 
Il settore della LTC in Italia è dunque frammentato e disperso. Il Sistema Sanitario Nazionale, nel suo insieme, deve fare delle scelte coraggiose, deve decidere chi e come tutelare: “non è possibile continuare con finanziamenti a pioggia, che sono totalmente insufficienti in alcuni casi e inutili sprechi in altri”.
 
Per questo, occorre una maggior collaborazione tra il SSN, le politiche sociali il mondo del non profit e il profit, persino le varie forme di assistenza integrativa, per verificare meglio le varie esigenze concrete della cittadinanza e programmare altrettanto congrue risposte.
 
Altro ruolo centrale, potrebbe essere quello delle società di mutuo soccorso, in quanto queste realtà sono molto legate ai territori e ne possono interpretare correttamente le priorità. La necessità è dunque quella di una maggior collaboratività tra la sanità pubblica e tutti quei soggetti oggi impegnati nel mercato formale ed informale che sono parte integrante del tessuto, non solo economico, ma della società civile, del 2° welfare che pure vanta tante esperienze efficaci nel nostro paese.
 
Per cui, le soluzioni potrebbero essere quelle intanto di assicurare nell’arcipelago incompleto dei servizi di welfare i buchi palesemente e sicuramente scoperti dalla garanzia delle tutele pubbliche; cercare di modificare lo scenario in essere, per renderlo più razionale e coordinato, alla luce delle risorse già in campo, allearsi con un sistema di produttori che operano a livello locale, ma su una base territoriale sufficientemente estesa (es. di AUSL o provincia) che forniscono servizi e risposte non solo efficienti ma efficaci rispetto ai bisogni dei cittadini, verificabili e monitorabili.
 
I produttori dovrebbero essere in grado, proprio perché in rete o fusi tra di loro, di offrire l’intera filiera dei servizi per anziani(ADI, SAD, vacanza assistenziale, centro diurno, ass.za domiciliare, ricovero, ecc.), costituendo una rete locale in grado di intercettare buona parte o tutta la committenza pubblica proveniente da AUSL e da enti locali, ricomponendo a valle il portafoglio di risorse pubbliche a disposizione delle famiglie, quelle private disponibili, evitando quindi al singolo o alle famiglie il difficile lavoro di identificazione dei vari servizi da richiedere ed integrare.
Non mancano progetti in tal senso finanziati dall’UE. Ho citato HORIZON per la ricerca e per i nuovi modelli integrati di assistenza nel campo della salute e del benessere. Tutti vogliamo una vita lunga, felice e in salute e gli scienziati stanno facendo del loro meglio affinché ciò sia possibile. Stanno quindi affrontando alcuni dei principali problemi sanitari attuali nonché i pericoli emergenti come il crescente impatto del morbo di Alzheimer, del diabete e dei «super virus» resistenti agli antibiotici.
 
Gli investimenti nella ricerca e nell'innovazione nel settore della sanità ci aiuteranno a rimanere attivi, sviluppare cure nuove, più sicure e più efficaci e contribuirà a mantenere vitali i nostri sistemi sanitari. Forniranno ai medici gli strumenti di cui hanno bisogno per una medicina più personalizzata e incrementeranno la prevenzione e la cura delle malattie croniche e infettive. Finanziamento: 7,472 miliardi di euro.
 
Ma non meno interessante è Over to Over per aiutare gli anziani che vivono soli e in case di proprietà, ad affrontare le spese per la loro assistenza restando a casa propria.
 
La Regione Liguria è capofila del progetto europeo Over to Over che prevede l'istituzione di un'agenzia pubblica che aiuti gli anziani che intendono continuare a vivere a casa propria, a sostenere le spese per una adeguata assistenza.
 
Un'idea innovativa che parte dalla costituzione di una rete solidale di soggetti pubblici e privati che possano aiutare concretamente gli anziani che vivono soli a mantenere la loro autosufficienza mettendo a reddito i loro beni immobili.
 
Over to Oversi concentra sulla fascia sociale degli ultra 65enni appartenenti all'ex ceto medio, il cui potere d'acquisto si è notevolmente depauperato negli ultimi tempi a causa della perdita di valore della pensione, e che faticano a sostenere le spese di gestione del proprio appartamento. Da qui l'idea di una rete solidale, costituita da enti pubblici e agenzia per la casa, che aiuti gli anziani a fare in modo che un bene patrimoniale non diventi un limite ma un'opportunità.
 
A realizzare il primo progetto europeo in materia saranno le regioni che prendono parte al programma transfrontaliero marittimo Italia-Francia, Liguria, Toscana e Corsica, (con la Regione Liguria Capofila di progetto), che stanno definendo insieme gli indirizzi strategici e di programma. Il lavoro parte da uno studio di fattibilità che vuole individuare un soggetto terzo, composto da enti pubblici, volontariato e Fondazioni bancarie, che possa acquisire e gestire il patrimonio degli anziani, che con il ricavato potranno pagare le spese per la loro autosufficienza restando a vivere a casa propria.
 
La Liguria si è aggiudicata il bando europeo di 1 milione di euro, che per la regione si tradurrà in 420.000 euro, per avviare un progetto di start-up che incentivi e supporti l'autosufficienza degli anziani, cercando nuove soluzioni per far fronte all'invecchiamento della popolazione, che in Liguria supera di gran lunga la media europea.
 
Il patrimonio immobiliare che si verrà così a creare verrebbe acquisito nella programmazione regionale del social housing, in collaborazione con le politiche abitative della Regione Liguria.
 
La vera sfida dunque e come rispondiamo oggi per assicurare la longevità con una buona qualità di vita, se lo sapremo fare contribuiremo anche per questo aspetto alla crescita e all’occupazione di questo nostro paese, di cui l’età adulta e la vecchiaia possono essere una grande risorsa sociale, economica e culturale.
 
Grazia Labate
Ricercatore in economia sanitaria
 
Leggi la prima parte

20 gennaio 2016
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