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Antibiotici. “Consumi in lieve calo nella Ue. Ma non basta”. Male l’Italia: aumenta uso (+7%) e informazione è scarsa. E su tema risultiamo i più ignoranti d’Europa. Il report Eurobarometer

In un sondaggio della struttura della Commissione europea emerge come il vecchio continente sia ancora indietro nel migliorare l’uso degli antibiotici e contrastare le resistenze. E nel confronto con l’ultimo lavoro del 2013 l’Italia ne esce con le ossa rotte e con tutti gli indicatori in peggioramento e che ci fanno sprofondare in fondo alle classifiche Ue. IL RAPPORTO

30 GIU - L'uso di antibiotici nel 2016 nella Ue è rimasto a un livello simile a quello visto nel 2013 dopo un netto calo tra il 2009 e il 2013 (dal 40% al 35%). Nel 2016 sono stati infatti il 34% gli europei che hanno dichiarato di aver assunto antibiotici negli ultimi 12 mesi. Questo il risultato di un sondaggio Eurobarometer della Commissione Ue che ha analizzato l’impatto e la conoscenza del tema soprattutto in chiave di antibiotico resistenza.

Il sondaggio ci dice che “l'uso di antibiotici varia considerevolmente tra paesi e tra i diversi gruppi socio-demografici”. In generale gli intervistati vedono i medici (84%) come la fonte più affidabile di informazioni sugli antibiotici. E la stragrande maggioranza degli intervistati ottiene gli antibiotici dal proprio fornitore di assistenza sanitaria, anche se “ rimane una minoranza persistente (5% di coloro che assumono antibiotici) che ne fanno uso senza prescrizione, contrariamente alla raccomandazione UE che tutti gli antibiotici negli Stati membri siano erogati solo su prescrizione medica”.

Italia tra i paesi che ne consumano di più. Se come abbiamo visto la media Ue nel 2016 è del 34% ed è in lieve calo (-1% su 2013)  il dato disaggregato mostra un’alta variabilità tra gli Stati. Il più alto consumo si registra a Malta (48%) e in Spagna (47%) con l’Italia quarta con il 43%, mentre è più bassa in Svezia (18%) e Paesi Bassi (20%). Da notare come rispetto al 2016 la Spagna (con +9%) e l’Italia (+7%) siano i due paesi che, in controtendenza, hanno più aumentato i consumi.


Differenze di genere e socio economiche. Le donne (37%)  sono più propense degli uomini (31%) a prendere gli antibiotici e l'uso è più elevato tra le persone con bassi livelli di istruzione e tra coloro che hanno più difficoltà a pagare le bollette.

Le patologie più frequenti per cui si assumono antibiotici sono la bronchite, l’influenza e il mal di gola. Da notare come in Italia il 27% li ha assunti per la bronchite (mentre in Europa la media è del 18%).
 
Conoscenza del tema è ancora scarsa. E l’Italia è il paese ‘più ignorante’.
Nel sondaggio di Eurobarometro i partecipanti hanno anche risposto ad un questionario di 4 domande (Gli antibiotici uccidono i virus? (FALSO); Gli antibiotici sono efficaci contro raffreddori e influenza? (FALSO). Uso non necessario di antibiotici li fa diventare inefficaci ?(VERO) e assunzione di antibiotici ha spesso effetti collaterali, quali diarrea? (VERO)), per valutare la comprensione del fenomeno. Ebbene i dati sono sconfortanti:  Solo circa un quarto (il 24%) degli europei ha risposto esattamente a tutte e quattro le domande sugli antibiotici, e la media europea di risposte corrette è 2.5 su 4. Cifre simili a quelle registrate nel 2013. In questo quadro l’Italia è in fondo alla classifica con una media di risposte corrette di 1.9 su 4 e con solo l’11% degli intervistati che ha risposto correttamente (dati tra l’altro in calo vertiginoso rispetto al 2013).

La comprensione dei meccanismi d’azione nel nostro Paese è molto scarsa, con il 60% degli intervistati convinti che “gli antibiotici uccidano i virus”, mentre il 38% crede che siano “efficaci contro raffreddori e influenza”. Il 21% del campione è convinto che si possa interrompere il trattamento con antibiotici “quando ci si sente meglio”.

In generale, la maggioranza degli europei (84%) sono consapevoli del fatto che l'uso non necessario di antibiotici li fa diventare inefficaci, e una percentuale simile (82%) sanno che si deve solo smettere di prendere gli antibiotici dopo aver preso tutte le dose prescritta come indicato. Tuttavia, meno della metà (43%) sa che gli antibiotici sono inefficaci contro i virus, e poco più della metà (56%) sa che sono inefficaci contro raffreddori e influenza.

Solo un terzo degli europei riceve informazioni sul corretto uso degli antibiotici. Italia fanalino di coda con il 15%.
Dal sondaggio Eurobarometer è emerso poi come solo un terzo (33%) degli intervistati ha riferito di aver ricevuto informazioni sul non prendere antibiotici inutilmente negli ultimi 12 mesi. Il dato varia però: dal 68% in Finlandia al 15% in Italia.

E dire che informare serve, se circa un terzo (34%) degli intervistati che hanno ricevuto informazioni sulla abuso di antibiotici dice che l'informazione ha cambiato le loro opinioni su antibiotici.
 
L’appello: “Serve un nuovo sforzo per cambiare la consapevolezza e il comportamento dei cittadini”.
“La sfida – si legge nel Rapporto - rimane la capacità di fornire informazioni efficaci per gli europei che attualmente hanno una bassa conoscenza e consapevolezza - e che sono anche più propensi a usare antibiotici e usarli correttamente. La mancanza di cambiamento da quando l'indagine 2013 suggerisce che un rinnovato sforzo è necessario per cambiare la consapevolezza e il comportamento del pubblico. Gli europei sono consapevoli del fatto che l'azione per affrontare la resistenza antimicrobica è necessaria a tutti i livelli, con il 35% a favore di un'azione a livello globale ed europeo, il 28% a livello nazionale o regionale, mentre il 19% considera esso deve essere affrontata a livello individuale o all'interno della famiglia”.
 
Luciano Fassari

30 giugno 2016
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