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Assistenza domiciliare. Indagine Spi-Cgil: “Solo per un anziano su cinque”


Questi i risultati di un’indagine dello Spi-Cgil su Adi e non autosufficienza. Il primato dell’offerta spetta all’Emilia-Romagna. Male Piemonte, Campania, Puglia e Sicilia. E dal 2005 al 2010 gli over 65 sono cresciuti di 768mila unità, di cui 207mila al Sud superando quota 12 mln.

16 MAR - Spesa sociale azzerata. Fondo per le Politiche sociali passato da 930 milioni di euro a 43 milioni. Fondo per la non autosufficienza di 400 milioni di euro annullato. Tagli e ritardi anche al Fondo di Premialità per le regioni Sud. Il risultato? I servizi dedicati alle persone fragili e agli anziani sono ridotti al lumicino. E così l’assistenza domiciliare interessa solo il 4,1% della popolazione anziana: appena 502.475 persone, ovvero solo di un anziano su cinque.
Una risposta insufficiente rispetto ad una domanda di servizi di assistenza per non autosufficienti in continua crescita. E ad una popolazione anziana che aumenta sempre di più: dal 2005 al 2010 gli over 65 sono cresciuti di 768mila unità, di cui 207mila al Sud, superando quota 12 milioni. Mentre le persone non autosufficienti, principalmente anziani, sono 2milioni e 600mila, con una previsione di crescita che toccherà quota 3 milioni.
A puntare i riflettori sull’offerta di servizi dedicati alle persone fragili e alla Terza età è il rapporto “Gli interventi per la non autosufficienza e l'assistenza domiciliare integrata. Una analisi delle politiche regionali”, curato dallo Spi-Cgil.
 
 
Dal rapporto è emerso che la domanda di assistenza è attualmente sopperita dal ricorso ad assistenti familiari (colf) che hanno raggiunto quota 780mila su tutto il territorio nazionale. Il welfare pubblico è stato sostanzialmente sostituito da quello “familiare”, privato o da ricoveri presso strutture residenziali.
Da qui, la richiesta dello Spi-Cgil: “Chiediamo con forza al governo di adoperarsi per definire nel più breve tempo possibile un Piano nazionale per la non autosufficienza – ha dichiarato il Segretario generale Spi-Cgil, Carla Cantone – che dia risposte concrete a tutti quegli anziani che vivono in una condizione di profondo bisogno e strumenti di sostegno alle loro famiglie. Siamo in una situazione di vera emergenza sociale perché per colpa delle scelte scellerate e vergognose operate dal precedente governo milioni di persone sono state lasciate da sole senza alcuna forma di supporto”.
Per lo Spi-Cgil è arrivata “quindi l’ora di rimettere il welfare e l’assistenza domiciliare integrata delle persone più fragili al centro dell’agenda politica di questo paese e per questo chiediamo al governo di ripristinare quei diritti universali di cittadinanza che per troppo tempo sono stati calpestati e non rispettati”.



L'offerta regionale.  Degli anziani che hanno usufruito dell’Assistenza domiciliare integrata, oltre 414mila (4,9% della popolazione anziana) risiedono nelle regioni del Centro-Nord, 192mila (7,9%) in quelle del Nord-Est, 121mila (3,5%) in quelle del Nord-Ovest, 101mila (3,9%) in quelle del Centro e 88mila (2,3%) in quelle del Sud.
Il primato dell’Assistenza domiciliare integrata spetta all’Emilia-Romagna che assiste l’11,6% del totale della popolazione anziana presente nella regione.
Seguono l’Umbria con il 7,7%, il Friuli Venezia Giulia con il 6,8%, il Veneto con il 5,5% e la Basilicata (unica regione del Mezzogiorno) con il 5%.
Parzialmente soddisfacente è la quota di assistenza in Abruzzo (4,9%), nel Lazio (4,7%) e Lombardia (4,3%), con una prevalenza però di interventi sanitari.
Ritardi nell’attivazione e scarsa integrazione dei servizi territoriali si registrano in Liguria e Marche dove è assistito il 3,5% della popolazione anziana e in Molise dove la percentuale è del 3,3%.
In Calabria, invece, la percentuale non supera il 2,8% ma a fronte di un quadro regionale non positivo in alcune Asl il processo di realizzazione dell’Assistenza domiciliare integrata è ben impostato.
Percentuali inferiori alla media si registrano, inoltre, in Sardegna (2,5%), in Piemonte (2,2%), in Trentino Alto Adige (2,1%) e in Valle d’Aosta (0,4%).
Gravi problemi ci sono in Campania (2,1%) e in Sicilia (1,5%) dove la struttura degli interventi è prettamente “ospedalocentrica”.
Anche in Puglia la percentuale è bassa e si attesta all’1,8%. La situazione in questa regione è disomogenea sul territorio e sconta il ritardo dell’attivazione della rete di servizi socio-sanitari.
Particolare, infine, è il caso della Toscana. In questo caso il metodo di valutazione è diverso e dove è stato definito il primo Piano socio-sanitario integrato e dove l’assistenza è affidata alle Case della Salute.
 
Partenariato sugli interventi sociali ancora troppo disomogeneo. Particolarmente disomogenea è la situazione che riguarda il partenariato, ovvero il confronto tra diversi soggetti sulla realizzazione di interventi finalizzati allo sviluppo economico, per il territorio e per l’integrazione sociale.
Non si attua, infatti, in Calabria e nel Lazio. In Veneto, invece, si sviluppa a livello regionale mentre in Campania, Friuli Venezia Giulia e Val d’Aosta è più sviluppato a livello territoriale con Enti locali e Asl. Relazioni strutturate e ben avviate, invece, si registrano in Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana, Basilicata, Piemonte e Umbria.
I confronti sono aperti e in fase di attivazione nelle Marche e in Abruzzo.
 

16 marzo 2012
© Riproduzione riservata


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