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Ambiente. Anche l’Iss a bordo dell’Amerigo Vespucci che per la prima volta ha doppiato Capo Horn, missione per la salute del pianeta

di Andrea Piccioli

Le due giovani ricercatrici Giorgia Mattei dell’ISS e Lorenza Notargiacomo dell’università Sapienza sono a bordo nell’ambito del progetto ‘Sea Care’, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, che raccoglie campioni lungo le rotte sia della Vespucci che di altre unità navali della Marina Militare al fine di raccogliere dati sullo stato di salute degli oceani

05 APR -

C’è anche l’Istituto Superiore di Sanità a bordo della nave scuola Amerigo Vespucci che ha appena doppiato per la prima volta nella sua storia Capo Horn. Le due giovani ricercatrici Giorgia Mattei dell’ISS e Lorenza Notargiacomo dell’università Sapienza sono a bordo nell’ambito del progetto ‘Sea Care’, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, che raccoglie campioni lungo le rotte sia della Vespucci che di altre unità navali della Marina Militare al fine di raccogliere dati sullo stato di salute degli oceani. Le ricercatrici sono a bordo con l’obiettivo di effettuare dei campionamenti dell’acqua nell’area, un compito molto difficile date le condizioni ambientali spesso avverse. Alla Marina Militare, al Comandante Lai e all’equipaggio vanno i nostri complimenti per questo traguardo storico. L’ISS è orgoglioso di collaborare con la Marina per questo progetto visionario e importante per la salute del pianeta, e siamo contenti di essere presenti anche in questo momento grandioso per la Marina italiana: doppiare Capo Horn è ancora oggi un mito che spaventa e affascina.

Il mare ha un ruolo centrale nell’equilibrio dell’ecosistema, che riguarda anche la nostra salute e il nostro benessere. L’obiettivo di Sea Care è l’analisi dei profili di contaminazione da sostanze chimiche persistenti di origine antropica e l’indagine dei rischi associati alla qualità dell’ambiente marino in relazione agli impatti antropici e ai cambiamenti climatici. L’ambizione del progetto è creare un modello di ricerca di Paese, in modo da poter esplorare in maniera armonizzata e olistica, oltre che economicamente sostenibile gli scenari complessi, sia per estensione che per dinamiche, degli oceani. Nei suoi primi due anni di vita (il protocollo è stato firmato nel giugno del 2022), il progetto ha già dato i primi risultati importanti. L’impronta dell’attività umana è evidente in tutte le latitudini, come hanno dimostrato i primi viaggi compiuti in quattro oceani e dieci mari del pianeta, e lo è al punto che vi abbiamo ritrovate sostanze chimiche persistenti usate negli ultimi cinquant’anni fino alle tracce del recente virus Sars-Cov2, che è stato per noi un risultato inatteso. Il modello unico e originale di sinergia istituzionale che caratterizza il progetto Sea Care, in via di introduzione negli impegni della Water Agenda ONU 2030 a seguito della recente Conferenza Mondiale sull’acqua di New York 2023, sta raccogliendo un crescente interesse internazionale quale approccio sostenibile in grado di garantire campionamenti e misure estensive e prolungate. Di fronte a sfide globali senza precedenti sul fronte ambientale-climatico in ambienti di straordinaria estensione e complessità quali gli oceani, l’approccio proposto è in grado di fornire fotografie straordinariamente estese, omogenee e sinottiche degli impatti delle azioni umane sugli ambienti marini, con prospettive di sviluppo di indicatori armonizzati di impatto antropico, anche per misurare gli effetti della attesa transizione verde sul mare e quindi sulla nostra salute.


Andrea Piccioli
Direttore Generale dell’Iss e coordinatore del progetto ‘Sea Care’



05 aprile 2024
© Riproduzione riservata

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