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Balduzzi tra passato e futuro: “Il 2012 anno della crisi affrontata. Ora cambiare passo”


Il ministro della Salute e candidato alle elezioni nella Lista Monti in quest’intervista a Casagit notizie fa il punto sul 2012, “È stato l’anno della crisi affrontata” e lo abbiamo “fatto con meno risorse di altri Paesi Ue”. E poi traccia le prospettive per il futuro. “C’è bisogno di cambiare passo, ma non per tutti e non dappertutto”.

15 GEN - Anticipiamo l’intervista fatta da Daniele M. Cerrato al Ministro della Salute Renato Balduzzi e in uscita sul periodico semestrale della Casagit (Cassa autonoma di assistenza integrativa dei giornalisti italiani).
 
 
Ministro Balduzzi, quanto è davvero difficile il futuro del nostro Servizio Sanitario?
Il futuro dei servizi sanitari è molto difficile in tutti i paesi. Gli inglesi hanno appena presentato un rapporto intitolato “Una decade di austerità?” dove l’unica concessione all’ottimismo è il punto interrogativo alla fine. E per loro è più semplice: vengono da un decennio di crescita della spesa sanitaria molto sostenuta a un tasso più che doppio di quella italiana. In Italia il Servizio sanitario nazionale sta doverosamente, ma dolorosamente, contribuendo al risanamento della spesa pubblica.
 
 
Troppi gli interventi del Servizio sanitario nazionale?
Ogni giorno sono centinaia di migliaia di atti sanitari e prestazioni per i cittadini: direttamente con le strutture pubbliche o con enti accreditati. Un po’ di numeri: nel 2011 abbiamo avuto circa 10 milioni di ricoveri in ospedale, oltre 770 milioni di prestazioni specialistiche ambulatoriali e analisi di laboratorio e distribuito più di 1 miliardo di confezioni di farmaci di classe A. La spesa complessiva è stata di 112,9 miliardi di euro, valore medio pro-capite 1.862 euro: l’1,4% in più del 2010. Tra i servizi: assistenza domiciliare, salute mentale, sorveglianza epidemiologica, controlli di prevenzione, vaccinazioni, sanità veterinaria. I servizi di assistenza domiciliare, ad esempio, hanno aumentato l’attività e raggiungono il 4% degli anziani. Nel settore della sicurezza alimentare le ispezioni delle Asl hanno realizzato quasi 360.000 controlli su alimenti e bevande rilevando il 14,8% di infrazioni. Sicurezza nei luoghi di lavoro: in tutte le regioni risultano costituiti i relativi Comitati regionali di coordinamento. Poi ci sono le situazioni più rare e complesse: oltre 150.000 segnalazioni ricevute dal registro nazionale delle malattie rare e più di 500 diagnosi.
 
 
2012, anno della crisi?
Direi che il 2012 è l’anno della crisi affrontata. La sanità italiana ha dato un contributo significativo alle politiche adottate dal Governo per l’uscita dalla crisi del Paese. E lo ha fatto in condizioni di particolare difficoltà, per tanti motivi. In primo luogo, comprimendo la dotazione delle risorse finanziarie che, per quanto sia stata significativa,  ha comunque salvato la funzione primaria del sistema sanitario riuscendo a prevenire e temperare gli effetti della crisi sulle condizioni di salute della popolazione.
 
 
I problemi maggiori?
L’interruzione per il 2011- 2012 del finanziamento del Fondo nazionale per la non autosufficienza, che adesso vogliamo rivitalizzare. Ha comportato non solo il trasferimento sul bilancio della sanità degli oneri per i servizi sociali a elevata integrazione sanitaria, ma ha pesato anche su organizzazione e funzionamento sul territorio dell’intero sistema che collabora con i Comuni. Qui c’è, in particolare, una nuova domanda di assistenza da parte dei più vulnerabili, quelli più esposti alla crisi economica. E non va dimenticato che il nostro Servizio sanitario ha affrontato la crisi con
risorse, per la sanità, inferiori a quelle degli altri Paesi Ocse: gli ultimi dati dicono che la spesa sanitaria pubblica italiana è cresciuta di appena l'1,6% annuo, negli altri paesi sono arrivati al 4%.
 
Quindi il sistema si è fermato?
No, siamo riusciti a fare qualcosa, io la chiamo “manutenzione straordinaria”: sui problemi immediati, quelli del doveroso contributo della sanità alle politiche di bilancio, si sono innestate le esigenze di modernizzazione del sistema che la crisi economica ha reso più acute, evidenti e urgenti. Le abbiamo affrontate per rivedere, riqualificare e riorganizzare il sistema assicurando dei servizi ai cittadini. Il cambiamento impresso, rispettando i principi  fondamentali del nostro sistema sanitario, vuole rendere il suo funzionamento più aderente alle trasformazioni della società, alla nuova struttura della popolazione e ai cambiamenti dell’epidemiologia. Ma va migliorata anche la sostenibilità, bisogna prevenire i futuri problemi di fabbisogno, da anni segnalati anche in sede Ocse e ricordati più volte dal Presidente del Consiglio, per renderlo in linea con gli obiettivi di finanza pubblica. È difficile pensare che sia una congiuntura di breve durata.
 
 
Per questo volete ridurre i posti letto? Prima la politica non negava mai un nuovo reparto, addirittura nascevano doppioni di interi ospedali. Adesso rigore: 3,7 letti ogni 1.000 abitanti, standard europei. Non sarà facile cambiare passo.
C’è bisogno di cambiare passo, ma non per tutti e non dappertutto. Non è la prima volta che il Ssn affronta il problema di una ristrutturazione profonda del suo sistema ospedaliero. Fra il 1996 ed il 1999 il programma di riconversione associato al’introduzione del sistema di pagamento a prestazione (DRG) ha portato ad un drastico ridimensionamento nel numero degli ospedali e dei posti letto. Sono calati in modo significativo il numero dei ricoveri ordinari e, anche in Italia, sono arrivate forme di assistenza alternative al ricovero: day-hospital e chirurgia ambulatoriale. Una riduzione della durata media di degenza che oggi è attorno ai 7 giorni, una delle più basse fra i paesi OCSE. Si tratta dell’ennesima dimostrazione che il Ssn non è poi così inefficiente come ogni tanto viene descritto.
 
 
Però quando, ad esempio, la Casagit cerca di fare accordi convenzionali con le eccellenze del sistema pubblico trova un mare di burocrazia e una variabilità di condizioni che rischiano di allontanarci.
I motivi sono tanti, diversi da luogo a luogo. Diffidenze del tutto inopportune; difese di spazi, sia istituzionali che di attività libero-professionale, che invece potrebbe trarne giovamento, con l’intramoenia ma anche semplice sciatteria  o infingardaggine verso cose che  interferiscono o addirittura cambiano la routine quotidiana. L’importante è non scambiare per inutili lungaggini burocratiche quelle che in alcuni casi sono doverose tutele della trasparenza delle relazioni, per prevenire comportamenti opportunistici o peggio.
 
 
Intorno alla salute dei cittadini girano da sempre polizze e assicuratori. Poi ci siamo noi, Casse sanitarie di categoria. Ci sono sovrapposizioni, concorrenza? Lei che idea ha in materia?
Le Casse di categoria costituiscono l’eredità delle nobili associazioni volontarie di auto aiuto fra i lavoratori che si sono sviluppate in Italia fin dall’ottocento. Non c’è nessun motivo di pensarle in competizione con le imprese assicurative private lucrative, che appartengono ad un altro mondo.
 
 
Nel mondo dei fondi assistenziali una decina di soggetti, come la Casagit, tutti contrattuali, auto assicurati, offrono risposte vere a circa tre milioni di italiani. Quale futuro per questo ruolo di fatto sussidiario rispetto al Ssn?
Hanno un posto non solo nella storia ma nella realtà quotidiana del nostro Paese, a integrazione e non in sostituzione del Servizio sanitario  nazionale, come esempio di “vera” sussidiarietà orizzontale”. Questa era la logica della riforma del 1999 che ha bisogno di un aggiornamento, non certo di uno stravolgimento.
 
 
Ultima: la non autosufficienza. Vita sempre più lunga e crescono le malattie collegate all'età.
Molte Casse sanitarie già se ne fanno carico e offrono un servizio sussidiario in più al Ssn. Si potrà mai ragionare "a sistema", mettendo insieme progetti e ricerche di pubblico e privato. Utopia?
Non può essere e, se mi permette, non è solo utopia. Già succede in alcune parti d’Italia. Guardi l’esempio di Trento e, almeno parzialmente, dell’Emilia-Romagna e di altre Regioni, in forme più o meno diffuse. La nostra strategia quest’anno ha puntato alla innovazione nella medicina generale e il Governo ha considerato il ripristino del Fondo per la “Non Autosufficienza”, due condizioni indispensabili al cambiamento della struttura del sistema ospedaliero, che non consiste solo nella riduzione del numero dei posti letto. Se riusciamo a ristrutturare l’intero sistema, continuando a rispettare l’articolo 32 della Costituzione, potremo anche saldare la solidarietà categoriale con quella istituzionale, le Casse con il Ssn e i servizi comunali. È la strada da percorrere per dare risposte assistenziali vere, e non “fai da te”, ai nonni con benefici a figli e nipoti.

15 gennaio 2013
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