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Stabilità. Anche l’Intersindacale medica contro emendamento Regioni su rapporti Università/Ssn


Per i sindacati medici e della dirigenza sanitaria dietro quell’emendamento si nasconde “un ulteriore colpo all’unitarietà del Ssn”. Il rischio è quello di “un cortocircuito a tutto vantaggio della vanagloria di qualche Governatore e del potere universitario”.

12 DIC - “L’emendamento delle Regioni alla legge di stabilità titolato, in maniera pomposa quanto ipocrita, “efficientamento del servizio sanitario”, in realtà assesta un ulteriore colpo al suo carattere unitario. Dopo la balcanizzazione delle competenze professionali, affidate a variabili intese locali, oggi la devolution tocca un aspetto centrale di ogni sistema sanitario, quale i rapporti tra Servizio sanitario e Università, tra assistenza e formazione dei medici e delle altre professioni sanitarie, delegati a protocolli di intesa tra le singole regioni e le singole Università”.
 
Così in una nota il commento dell’Intersindacale dei medici e della dirigenza del Ssn (Anaao Assomed - Cimo – Aaroi-Emac – Fvm – Fassid-Federazione Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr-Dirigenti – Cisl Medici – Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials Medici) alla proposta di modifica del ddl stabilità avanzata dalle Regioni.
 
“A dispetto degli annunci e dei pareri delle Commissioni Parlamentari, di un ritorno dello Stato alla guida delle politiche generali di indirizzo in Sanità – sottolinea l’Intersindacale - oggi lo stesso Stato abdica ad ogni ruolo nazionale, perseverando nell’errore del 2001, ri-consegnando la sanità alle Regioni in condominio con l’Università. Vale a dire con chi non è eletto dai cittadini, né in primarie né in secondarie, e ad essi non risponde, ma lascia gli oneri economici a carico delle loro tasse e dei loro ticket”.
 
Per l’Intersindacale, quindi “siamo al baratto tra i tagli chiesti dal Governo, la perdita del carattere vincolato del fondo sanitario regionale, che diventa il bancomat per le inefficienze organizzative e gli sprechi delle singole Regioni, e una delega legislativa in bianco, addirittura sugli assetti istituzionali di un complesso sistema che riguarda non solo la formazione, anche quella post laurea oggi nell’occhio del ciclone, ma anche le sue ripercussioni sulla qualità e quantità delle attività assistenziali erogate ai cittadini”.
 
E alla fine, prosegue la nota dei sindacati, “si accentueranno le differenze tra le Regioni e tra i cittadini, creando un cortocircuito a tutto vantaggio della vanagloria di qualche Governatore e del potere universitario che, superando le mura dell’ospedale, si prepara a metastatizzare in tutta la rete assistenziale regionale, senza alcuna garanzia, visti i precedenti, di maggiore efficienza e minori costi. E gli apologeti del rapporto fiduciario come criterio di scelta dei Primari dovranno accontentarsi di decisioni unilaterali, sostitutive di curricula professionali e procedure selettive”.
 
"Il pozzo senza fondo delle Scuole di Medicina, il cui carattere di variabile indipendente rappresenta oggi l’unico elemento unificante i servizi sanitari regionali aggiunge ancora l'Intersindacale - continuerà ad ingoiare risorse con i risultati che non vede solo chi è abbagliato dalla frequentazione di magnifici ed amplissimi".
 
Per tutte queste ragioni, "le Organizzazioni sindacali fanno appello ai Senatori affinché non si facciano complici di uno scempio che si intende realizzare con un colpo di mano che, violentando logica e regolamenti parlamentari, pretenderebbe di introdurre provvedimenti ordinamentali in una legge finanziaria. Contro il presente ed il futuro di un sistema che solo noi, evidentemente, ci ostiniamo a volere e chiamare nazionale".

12 dicembre 2014
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