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Appropriatezza. Lorenzin: “Campania sotto osservazione sui Lea. Bene sui vaccini” 

di Ettore Mautone

Il ministro della Salute apre a Napoli il 6° congresso Card-Anmdo sull’appropriatezza del Ssn e sull’integrazione tra Ospedale e Territorio. Tracciato il bilancio di 5 anni di legislatura. “Abbiamo messo in campo una politica sanitaria nazionale assente da anni e mandato in soffitta i tagli lineari del Mef”. Volpe (Card): “Investire sui distretti centrali nella continuità assistenziale. Matarazzo (Anmdo): “Recuperare efficienza ed efficacia nelle attività dei medici”

25 SET - L’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale come strumento concreto per guadagnare risorse preziose dalla torta dei finanziamenti alle Regioni. Una leva che, in tempi di vacche magre e di costi crescenti, va utilizzata per reinvestire sui Livelli di assistenza, sui nuovi farmaci, sui capitoli della medicina territoriale per dare risposte di salute a una popolazione che in Italia invecchia sempre più ma non ancora nella maniera giusta. E poi la prevenzione: da non banalizzare bensì da utilizzare come strategia strutturale per intervenire prima che vi sia malattia e così reggere l’urto di una domanda sanitaria e di assistenza che non conosce freni. 
 
Sono questi i tasti su cui spinge il ministro della Salute Beatrice Lorenzin - intervenuta a Napoli al 6° convegno nazionale Card-Anmdo, deviando verso Sud prima di volare a Bruxelles per la candidatura italiana per la sede Ema. La Lorenzin ne approfitta per tracciare una sorta di bilancio di quasi cinque anni di legislatura.
 
“Superata la logica dei tagli lineari, schivata la trappola dei budget e dei bilanci, allineati i conti di molte Regioni che nel 2013 erano in rosso – avverte Lorenzin - si è costruita in questi anni una vera politica sanitaria che all’appello mancava da tempo. A cominciare dal dicastero della Salute, abolito per due volte. Non bisogna avere la memoria corta e farsi prendere dalle emozioni del momento – continua  - voglio solo ricordare che in un Ministero che tratta di bilanci, di budget, di costi e di aziende sanitarie, non c’era un solo economista e tutto veniva delegato al Mef”.
 
La Lorenzin fa quindi cenno al ruolo centrale che il tavolo Massicci (dove a scadenza trimestrale sedevano le Regioni con i conti in rosso) ha avuto per anni nel condizionare le scelte di politica sanitaria e gli investimenti, agendo soprattutto in maniera ragionieristica. Un tempo ora archiviato.
 
Lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo corso? Il Patto per la Salute, libro bianco scritto con le Regioni, che ha svecchiato la griglia dei Lea e messo in sicurezza il sistema universalistico e solidale che caratterizza il nostro Servizio sanitario. “Così, spiega ancora Lorenzin - abbiamo deciso di riaccentrare molte politiche per la Salute nella consapevolezza che fosse necessario rendere omogenei percorsi, opportunità di cura ed esiti per la popolazione residente in tutto il territorio nazionale. Cittadini resi uguali nella malattia al di là della povertà o ricchezza, della presenza o meno di polizze di assicurazioni o di garanzia a valere sulle casse di assistenza”.
 
Stop ai tagli lineari dunque ma bisturi sugli sprechi ancora oggi difficili da individuare. La cartina al tornasole di questa complessa operazione di riordino è ancora una volta l’appropriatezza. Ossia fare la cosa migliore, nel minor tempo possibile, con i migliori esiti e al minor costo. Quasi una quadratura del cerchio per un Servizio sanitario che scorre in mille rivoli e in cui a dispetto dell’aziendalizzazione si fa ancora fatica a distinguere tra competenze della politica e compiti dei direttori generali.
 
Qui l’affondo di Lorenzin è netto: “Sui manager di Asl e ospedali ricade il peso del governo di tutta la Sanità italiana. I direttori generali vanno scelti, selezionati e reclutati in base alle competenze e premiati quando raggiungono gli obiettivi, rimossi quando sono inadempienti, facendo valere un principio di meritocrazia come avviene nel settore privato”.
 
Sulla Campania ci sono luce e ombre: “La Campania è una Regione particolare che va sostenuta in un percorso di trasformazione per migliorare la qualità – dice Beatrice Lorenzin - bisogna migliorare i Lea e la medicina territoriale per evitare affollamenti nei pronto soccorso e negli ospedali. I risultati non sono immediati e li stiamo valutando”.
 
Il ministro della Salute spiega che “la Campania è sotto osservazione: «Stiamo valutando e pesando i dati quantitativi e qualitativi, ma abbiamo detto sempre che la Campania deve riuscire a risolvere alcuni temi che sono cronici».
 
Bene invece sta facendo la Regione sul fronte vaccini con alcuni provvedimenti che peraltro il presidente Vincenzo De Luca ha adottato addirittura in anticipo rispetto al via libera del decreto del governo: “La Campania si è mossa in modo molto positivo sul tema – conferma Lorenzin -   c'erano dei problemi nelle Asl Napoli 1 e 2 che però hanno inciso con grande impegno su questa sfida».
 
Al tavolo con il ministro a Napoli stamani è intervenuto anche Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Gennaro Volpe presidente Card e direttore di dipartimento della Asl Napoli 1, Giuseppe Matarazzo, direttore sanitario aziendale dell’azienda dei Colli ed Enrico Coscioni, consigliere per la sanità del presidente De Luca.
 
Proprio quest’ultimo ha ricordato come la Campania in soli 15 giorni abbia praticato oltre 15 mila vaccini segnando un + 30% a Napoli e provincia e + 10% nelle altre Asl. “Entro ottobre – ha sottolineato il cardiochirurgo salernitano – raggiungeremo il 95% di copertura vaccinale come consigliato dall’Oms per l’immunità di gregge. Ma passi avanti ne stiamo facendo anche sul fronte critico dei Lea, dall’abbassamento delle percentuali di cesarei agli interventi sulle fratture del femore entro 48 ore,  così sulle reti tempo dipendenti con quella per l’infarto già in pista da un anno a Salerno e da alcuni mesi a Napoli e provincia e quella per il trauma e per l’ictus in rampa di lancio da far decollare entro fine anno insieme ai pronto soccorso all’ospedale del Mare e del Cto”.
 
E poi prevenzione, liste di attesa e tempi di pagamento dei fornitori su cui sono intervenuti i manager della Asl Napoli Mario Forlenza (rimarcando l’inversione di rotta segnata negli ultimi mesi col suo arrivo) e il direttore generale dell’azienda dei colli Giuseppe Longo (che ha annunciato una piattaforma unica per tutti gli ambulatori esterni capace di abbattere tempi e costi dell’assistenza).
 
Sul palco infine i presidenti del convegno: Giuseppe Matarazzo per l’Anmdo (è anche direttore sanitario aziendale dell’azienda dei Colli) che ha acceso i fari sugli altri temi da approfondire nel corso delle sessioni, dal governo clinico alla responsabilità professionale (con una sessione affidata a Federico Gelli, relatore della legge approvata il mese scorso in Parlamento), ai percorsi diagnostici assistenziali e terapeutici per l’uso dei nuovi farmaci, all’integrazione tra ospedale e territorio con un focus su alcune esperienze di trasformazione dell’inappropriatezza in appropriatezza che saranno affrontate nella giornata di domani.
 
Sullo sfondo il ruolo centrale della sanità distrettuale protagonisti della rivoluzione copernicana in fieri per dare la migliore assistenza al minor costo. “Il distretto è fondamentale – ha concluso Genny Volpe che oltre a essere presidente nazionale Card (Confederazione delle associazioni nazionali di distretto) è anche direttore di dipartimento assistenza primaria della Asl Napoli 1 – per garantire continuità di cure nel post ospedaliero, nel governare la zona di confine tra assistenza sanitaria e sostegno sociale, per definire percorsi omogenei di cura, organizzare le cure domiciliari, ridurre le diseguaglianze e assolvere agli impegni sui nuovi Lea. Sui distretti – ha ancora aggiunto – occorre investire in termini di personale, di tecnologie, in edilizia alla luce delle decine di funzioni che si concentrano in tali stazioni logistiche che vanno dalla prevenzione ai vaccini alla medicina di base e pediatria di famiglia, passando agli screening, alle cure domiciliari, alla farmaceutica territoriale”. Da qui il tema dell’integrazione tra ospedale e territorio che in Campania muove i primi passi per capovolgere la storica impostazione ospedalocentrica che da lustri trascura la continuità delle cure”.       
 
Ettore Mautone

25 settembre 2017
© Riproduzione riservata

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