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Bilancio e prospettive del maxi Ordine Tsrm e Pstrp. Intervista a Beatrice Lorenzin: “La coesistenza di molti albi professionali è una forza e un plusvalore”

di Lorenzo Proia

Avviamo oggi il nostro confronto con diversi stakeholders per comprendere l’impatto della costituzione nel 2018 del “multi-albo” TSRM e PSTRP che raccoglie 18 professioni tra loro diverse. Iniziamo con la neo senatrice del Pd Lorenzin, in prima linea come Ministro della Salute all'epoca dell'approvazione della legge di riforma degli Ordini: “La formazione di un Ordine multiprofessionale rappresentando da solo la maggioranza assoluta delle trenta professioni sanitarie è un unicum. Sono certa che la coesistenza di molti albi professionali sia una forza, non una debolezza, e un plusvalore”.

12 OTT - Cominciamo oggi la pubblicazione di una serie di colloqui con gli stakeholders del sistema salute in merito a come il nuovo “multi-albo” TSRM e PSTRP che raccoglie professioni tra loro diverse, nato dalla legge 3/2018, si rapporta con il resto del Ssn e viene recepito nel Paese.

Iniziamo proprio con l’ex Ministra della Salute da cui quella legge prende il nome, Beatrice Lorenzin, neo eletta al Senato tra le fila del Partito Democratico

Senatrice Lorenzin grazie alla legge 3/18 sono state ordinate molte delle professioni sanitarie. Frutto di questa riforma, è l’istituzione della Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, costituendo 17 albi professionali. Come giudica questo risultato?
Si tratta di un risultato storico, perseguito e mai realizzato da decenni, e c’è voluto tutto il tempo di una legislatura per portarlo a termine. Siamo riusciti a dare a tutte le professioni sanitarie un eguale sistema ordinistico superando differenze, facendo entrare tra le professioni sanitarie professioni che ne erano escluse e soprattutto istituendo l’albo per 17 tra le 30 professioni che ne erano prive. Queste 17 professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione insieme ai preesistenti albi degli Assistenti sanitari e dei Tecnici sanitari di radiologia medica, hanno trovato la loro casa ordinistica, grazie alla generosità dei TSRM che hanno dato loro ospitalità, alla FNO TSRM e PSTRP. Lo giudico, quindi, il più grande risultato raggiunto nell’impianto ordinistico delle professioni autonome e liberali, quello che per lungo tempo ormai si pensava fosse un sogno è diventato realtà.

A quattro anni di distanza dal varo della legge, che porta il suo nome, avendo avuto confronti con la FNO TSRM e PSTRP, lei come vede questo soggetto unico al mondo? Crede che la coesistenza di numerose professioni sia stata una debolezza o un vantaggio?
Come spesso accade per la sanità in Italia, la formazione di un Ordine multiprofessionale rappresentando da solo la maggioranza assoluta delle trenta professioni sanitarie è un unicum. Sono certa che la coesistenza nello stesso Ordine di molti albi professionali sia una forza, non una debolezza, e un plusvalore in grado di far esprimere al massimo le potenzialità positive delle professioni sanitarie, sempre in prima linea a difesa dell’articolo 32 della nostra bella Costituzione repubblicana e della sua massima attuazione costituita da un SSN universale, solidaristico in grado di dare la medesima prestazione di tutela della salute a tutti le persone che si trovano sul nostro territorio.

Con la FNO ha avuto successivi momenti di confronto, qual è il suo giudizio sull’operato della propria classe dirigente?
Nella mia successiva attività di parlamentare nella legislatura appena terminata ho avuto modo di confrontarmi anche con le colleghe e i colleghi parlamentari del mio partito con il gruppo dirigente della FNO. Ho avuto l’onore di essere la “madrina” al loro primo congresso di Federazione nazionale. Il giudizio non può che essere di profondo apprezzamento nei confronti di un gruppo dirigente che, tra mille difficoltà, ha dovuto costruire ex novo un ente pubblico così diverso e originale, realizzando un’unità professionale nella diversità professionale, iscrivendo per la prima volta a 17 nuovi albi professionali duecentomila professionisti che non erano mai stati iscritti e poi affrontare la questione degli ulteriori elenchi e ancor più la costruzione delle due nuove professioni di Osteopata e Chiropratico. Ho apprezzato molto l’idea della Costituzione etica come comune denominatore per realizzare i singoli codici deontologici.

Al Pnrr e nel Dm 77 è ben descritto il ruolo di Medici, Infermieri, Farmacisti e Psicologi, per le restanti occorre dire che non si entra nel particolare: per lei non sarebbe stato più opportuno descriverle in forma più articolata?
Si. La professione medica ha sempre avuto un ruolo di primazìa nell'ambito sanitario, rendendo difficile la riconoscibilità delle altre importanti professionalità che a vario titolo lavorano per la salute della persona. Poi la pandemia ha costretto i media e i politici a dire “medici e infermieri” e a seguito del dramma del disagio psicologico a portare alla ribalta il ruolo dello Psicologo, la riscoperta della farmacia come presidio sanitario di massima prossimità anche nella lotta al COVID, facendo risaltare il ruolo del Farmacista e io aggiungerei anche la riscoperta dell’integrazione sociosanitaria riportando alla luce la funzione dell’assistente sociale che, grazie all’articolo 5 della mia legge 3/18, era stata riconosciuta ope legis professione sociosanitaria.

Per tutte le altre professioni sanitarie, altrettanto indispensabili e strategiche nei cicli di produzione e nell’organizzazione del lavoro per prevenire, diagnosticare, e riabilitare, in sintesi attuare e garantire il diritto alla salute individuale e collettiva, è riservata una generica dizione, “esercenti le professioni sanitarie”, mai articolata come invece dovrebbe essere. Questo ingenera confusione nel legislatore e nel decisore politico non sempre particolarmente attento ai distinguo lessicali.

Non c’è cattiva fede, però la mancanza di una indicazione chiara purtroppo si può trasformare in una omissione di intervertenti per intere categorie professionali
Quindi, concordo che nei successivi atti legislativi, normativi e regolamentari debba darsi una descrizione più articolata della pluralità delle professioni sanitarie, tutte necessarie e indispensabili.

La definizione di salute dell’OMS e le fondamenta della legge 833/78 presuppongono l’intervento con pari dignità di tutte le 30 professioni sanitarie, di cui la FNO ne rappresenta la maggioranza assoluta. Non crede che bisognerebbe valorizzare maggiormente l’insieme delle professioni della salute sia nell’ordinamento del SSN che nei media?
Concordo che debba essere dato il giusto risalto a tutto il sistema salute che è l’insieme delle professioni sanitarie e la loro integrazione è più della “somma delle singole parti”. Nessuna professione sanitaria da sola può garantire il diritto alla salute. Per questo abbiamo varato leggi o presentato proposte di legge che si prefiggevano l’obiettivo di valorizzare in forma armonica e plurale tutte le professioni della salute, nessuna esclusa.

Secondo lei come dovremo affrontare la pandemia da Covid-19 nel prossimo futuro?
In primis ascoltando la scienza ed affidandosi al metodo scientifico, ma anche imparando dagli errori, senza dimenticare però le tante efficaci scelte compiute in questi due anni di pandemia, rendendo realmente i professionisti della salute, protagonisti delle strategie e delle tattiche da adottare per affrontare la pandemia, partendo proprio dall’attuazione di una strategia di un rafforzamento dei distretti e dei vecchi dipartimenti di igiene pubblica costruendo un sistema di allerta permanente veloce ed efficace, rafforzando, al contempo, la formazione dei professionisti sanitari rispetto alla prevenzione per sé e per i loro pazienti dei virus.

Parliamo adesso di formazione. La FNO propone lauree specialistiche per determinate funzioni complesse diverse dal profilo di base. La sua idea?
Nella precedente legislatura la collega Paola Boldrini ha presentato al Senato ben tre diverse proposte di legge che prevedono la previsione di specifici indirizzi clinici e specialistici in aggiunta a quelli attuali gestionali e didattici negli ordinamenti didattici delle lauree magistrali o specialistiche, proprio per essere abilitati a espletare quelle funzioni complesse, più avanzate o specialistiche diverse da quelle del profilo di base necessarie per rispondere sia all’evoluzione scientifica e tecnologica in sanità che alla modifica dell’organizzazione del lavoro nel SSN ma, soprattutto, per rispondere ai nuovi bisogni di salute. Vorrei ricordare che questa necessità di mutamento discontinuo fu introdotta dall’atto di indirizzo per il rinnovo del precedente contratto della sanità prodotto dal Comitato di settore in cui, insieme alle Regioni, è presente il Ministero della salute, all’epoca per cinque anni da me diretto; fu proprio questo Dicastero su mia indicazione a proporre l’istituzione dell’incarico di professionista specialista ed esperto e ora proponiamo che la formazione successiva alla laurea per esercitare queste nuove competenze diverse da quelle di base non siano più i master o i corsi regionali o l’esperienza acquisita bensì, come tutte le professioni, i vari indirizzi professionalizzanti ulteriormente, mi riferisco alle lauree specialistiche.

Essendo questi disegni di legge condivisi e concertati sia all’interno del nostro Partito, ma anche con le rappresentanze professionali e sindacali interessate e con quelle universitarie, è nostra intenzione ripresentarli nella forma più opportuna ma certamente rimanendo immutata la finalità strategica e profondamente riformatrice.

Lorenzo Proia

12 ottobre 2022
© Riproduzione riservata

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