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Covid. “Investire sul Ssn anche par far fronte a nuove emergenze senza restrizioni”. L’audizione della Fnomceo alla Camera


"Investire nel Servizio Sanitario Nazionale oggi ci sembra il richiamo più importante che vorremmo rivolgere alla politica. Ciò al fine di fronteggiare il problema sempre più dilagante della carenza di personale medico, al fine di garantire adeguata assistenza e cure ai pazienti che molto spesso si ritrovano senza medici di famiglia e di fronte al problema delle liste di attesa”. Così il presidente in audizione presso le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia.

11 SET - Monitorare con attenzione l’andamento epidemiologico del Covid, per calibrare le eventuali misure di contrasto. Chiarire alcuni aspetti non definiti dall’attuale normativa: quelli inerenti, ad esempio, alla certificazione medica per l’assenza dal lavoro o alle modalità di isolamento dei positivi in ospedale e nelle RSA. Attuare una campagna vaccinale mirata; facilitare l’adesione attiva e consapevole sia alla vaccinazione che alle regole igieniche utili per arginare la diffusione dei contagi, tramite una comunicazione che aumenti l’empowerment dei cittadini.

Soprattutto, investire nel Servizio sanitario nazionale: non solo come volano economico e occupazionale, ma perché avere un SSN in buona salute è condizione necessaria per allentare le restrizioni, anche in caso di recrudescenze, e per far fronte a eventuali nuove emergenze.

Sono questi i punti essenziali toccati dal Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, ascoltato oggi in audizione presso le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati. Sotto i riflettori, il DL 105/2023, che ha, tra le altre cose, abolito gli obblighi di isolamento dei positivi al Covid e di autosorveglianza dei contatti, e che deve ora essere convertito in legge.

“L’attuale quadro epidemiologico – ha spiegato Anelli - unito alla disponibilità di vaccini e di farmaci, non rende al momento necessario l’obbligo dell’isolamento. Concordiamo con il Ministro della Salute, Prof. Orazio Schillaci, sul fatto che questa sia nella sostanza una norma di buon senso che ha fatto venire meno le ultime restrizioni legate a un’emergenza sanitaria oramai superata. Ci ha permesso, in effetti, di vivere un’estate normale, come prima della pandemia e ha favorito la stagione turistica. Ciò non toglie che, come del resto previsto dal provvedimento, sia dovere del Ministero della Salute intervenire laddove i dati sulla morbilità e mortalità dovessero essere tali da prevedere il ripristino dell’obbligo dell’isolamento e rendessero necessario un tracciamento dei positivi e della malattia. A questo proposito, si potrebbe valutare di ripristinare la comunicazione quotidiana dei dati dalle Regioni al Ministero, in maniera da poter tempestivamente intervenire”.

“Appare quindi opportuno – ha proseguito - che il Ministero della Salute debba continuare a monitorare l’andamento della situazione epidemiologica per non sottovalutare i rischi derivanti da nuove varianti e, se fosse necessario, adottare tutte le misure di contenimento e contrasto alla diffusione del virus. In questo senso, il Ministro Schillaci ha già dato prova di responsabilità con la Circolare dell’8 settembre 2023 n. 27648, recante “Indicazioni per l’effettuazione dei test diagnostici per SARS-CoV-2 per l’accesso e il ricovero nelle strutture sanitarie, residenziali sanitarie e socio-sanitarie” che introduce forme di tutela per i pazienti più fragili ricoverati o seguiti nelle strutture sanitarie, colmando un vuoto del provvedimento in esame. Infatti, anche se l’impatto del Covid sul Servizio Sanitario Nazionale si è notevolmente ridotto nel corso dell’ultimo anno i dati trasmessi sempre l’8 settembre mostrano una certa riattivazione dell’infezione che ha richiesto, come ben spiegato dal Direttore generale della prevenzione sanitaria, Prof. Francesco Vaia, attenzione e misure di prudenza nell’interesse primario della tutela dei cittadini più fragili”.

Il Covid, infatti, ha rimarcato il Presidente Fnomceo, “non è un’influenza”, avendo letalità e variabilità superiore e potendo avere, in alcuni soggetti, esiti disabilitanti a lungo termine.

“Allo stesso modo – ha aggiunto - andrebbero chiariti alcuni aspetti non definiti dalla norma, sempre avendo come faro la tutela della salute collettiva in particolare dei più fragili. In particolare, la questione dei certificati di malattia per l’assenza dal lavoro per i pazienti asintomatici. Questione, questa, legata a come debba essere valutata ai fini dell’assenza sul lavoro la semplice positività. A tal proposito, sarebbe opportuno sentire le rappresentanze dei medici di medicina generale e dei medici competenti, anche per valutare la raccomandazione a pazienti con o senza sintomi di eseguire un test in strutture accreditate. In Ospedale e nelle Rsa sarebbe opportuno adottare delle procedure chiare sull’isolamento dei pazienti positivi e sulla opportunità di far lavorare gli operatori sanitari risultati positivi al Covid”.

Sempre la protezione dei cittadini, e soprattutto delle persone più fragili e degli anziani, deve essere l’obiettivo della campagna vaccinale.

“Oggi possediamo una piattaforma tecnologica vaccinale estremamente valida – ha evidenziato Anelli - che ci permette di realizzare nuovi vaccini sempre aggiornati, efficaci e in tempi ridotti. Per i soggetti fragili servirebbero modelli ad hoc di offerta delle vaccinazioni, disegnati per ciascuna tipologia di paziente, in modo da promuovere un’adesione attiva e consapevole. Modalità di adesione che diventano importanti – in assenza di obbligo - anche per quanto riguarda le regole igieniche volte a limitare la diffusione del contagio. Sono infatti ora affidate alla responsabilità individuale decisioni come l’autoisolamento o l’uso della mascherina e altri comportamenti utili a proteggere i soggetti fragili. Per questo, sarebbe importante una campagna di comunicazione che aumenti l’empowerment dei cittadini”.

Ma, secondo il presidente Fnomceo, prima di ogni altra misura, dobbiamo rafforzare il nostro Servizio sanitario nazionale, per metterlo in grado di resistere a eventuali nuove emergenze.

“Il sistema Paese deve – ha avvertito - farsi trovare pronto a gestire eventuali criticità derivanti da nuove varianti. Dobbiamo, quindi, monitorarle e adottare accorgimenti per evitare che le componenti del Sistema Sanitario Nazionale vadano sotto pressione o siano travolte da nuove emergenze”. “Soprattutto – ha precisato - dobbiamo farci trovare pronti, rafforzando il nostro Servizio Sanitario Nazionale. Pensiamo che investire in sanità oggi sia una grande opportunità per questo Paese. Un intervento sul Servizio Sanitario Nazionale determinerebbe sicuramente un aumento dell’occupazione e uno sviluppo economico necessario in questo momento al Paese. Sostenendo la proposta del Ministro Schillaci, noi pensiamo che quattro miliardi per la sanità siano un obiettivo perseguibile. Quattro miliardi per adeguare e avviare il sostegno a quelle professioni sanitarie che rendono possibile l’esigibilità del diritto alla salute, per consentire ai medici di non fuggire dal Servizio Sanitario Nazionale, per rendere attrattiva la nostra professione all’interno di un grandissimo Servizio Sanitario che è nato per garantire risposte importanti a tutti, senza discriminazione alcuna. Non dimentichiamo che la sanità è un settore vitale sia per la salute che per l’economia. Avere un Servizio Sanitario Nazionale forte e robusto è condizione necessaria per allentare le restrizioni, anche in caso di recrudescenze, e per far fronte a eventuali nuove emergenze”.

“Ribadiamo anche in questa sede – ha concluso Anelli - l’auspicio che il Governo e il Parlamento comprendano come il primo passo per la prevenzione e la gestione di una nuova emergenza, qualsiasi ne possa essere la causa, sia mettere in sicurezza il nostro Servizio Sanitario Nazionale. A tal fine auspichiamo che individuino le risorse che sono necessarie, anzi indispensabili e urgenti per sostenere il Servizio Sanitario Nazionale e il suo capitale umano che, nella crisi pandemica, ma anche nella quotidianità, si è rivelato esserne il vero tessuto connettivo, l’elemento di coesione non solo sanitaria ma anche sociale. Crediamo che puntare sempre di più sulle professioni sia fondamentale e riteniamo che sia doveroso da parte di questa Federazione richiamare la politica a un senso di responsabilità verso il Servizio Sanitario Nazionale. Serve da parte dello Stato e delle Regioni un intervento straordinario che colmi le carenze e restituisca alla Professione medica quel ruolo che merita. Investire nel Servizio Sanitario Nazionale oggi ci sembra il richiamo più importante che vorremmo rivolgere alla politica. Ciò al fine di fronteggiare il problema sempre più dilagante della carenza di personale medico, al fine di garantire adeguata assistenza e cure ai pazienti che molto spesso si ritrovano senza medici di famiglia e di fronte al problema delle liste di attesa”.

11 settembre 2023
© Riproduzione riservata

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