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Telemedicina in oculistica. Perone (Soi): “Non può decollare: troppi limiti operativi. Prima dotare il Ssn di tecnologie diagnostiche e chirurgiche di ultima generazione”


Il Vicesegretario della Soi: “Sono pochi gli esami diagnostici potenzialmente eseguibili a distanza - la topografia corneale e l'OCT ne sono due esempi -  e il numero di oculisti impiegati nel nostro SSN è troppo esiguo per poter garantire anche prestazioni aggiuntive”

23 NOV -

La necessità di gestire risorse sempre più limitate, dal un lato, e l’aumento della domanda di servizi sanitari a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione, dall’altro, hanno spinto il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) a sperimentare modalità innovative e alternative di assistenza. L’implementazione della telemedicina ne è l’esempio più lampante: eseguire esami a distanza (in telemedicina) può contribuire a ridurre le liste di attesa e, di conseguenza, incrementare le diagnosi precoci. Tuttavia, seppur logico, questo ragionamento non può essere esteso a tutte le specialità mediche. “In oculistica le liste di attesa non possono essere smaltite attraverso televisite, teleconsulti o esami diagnostici a distanza”, dice Giuseppe Perone, Vicesegretario della SOI, intervenuto durante la conferenza stampa di presentazione del 102° Congresso della Società Oftalmologica Italiana, in programma il 24 e 25 novembre a Roma, presso il Centro Congressi Rome Cavalieri Hilton.

Perché la telemedicina in oculistica non può decollare

Le limitazioni sono essenzialmente di due tipi. “In primo luogo, sono pochi gli esami diagnostici che potenzialmente potrebbero essere eseguiti a distanza e poi inviati in visione al medico oculista, la topografia corneale e l'OCT (tomografia ottica a radiazione coerente) ne sono due esempi. In secondo luogo, pur delegando l’esecuzione dell’esame ad un ortottista sarà sempre necessaria la supervisione, e quindi la presenza, di un medico oculista. E di specialisti in oculistica impiegati nel nostro SSN ce ne sono troppo pochi (1.500 su un totale di 7mila), continua Perone. La carenza di medici oculisti si ripercuote sulle liste di attesa: oggi, un ottantenne che ha bisogno di sottoporsi ad un intervento di cataratta in convenzione con il SSN è costretto ad attendere fino a due anni, ammesso che li abbia ancora davanti a sé.

Prima spazio all’innovazione in chirurgia, poi alla telemedicina
La situazione non potrà che peggiorare se si considera che solo negli ultimi cinque anni la popolazione over 65 è aumentata di un milione di unità e, di pari passo, sono lievitate anche le richieste di esami diagnostici nell’ambito dell’oculistica. Tutti questi elementi - commenta Perone - sono in netta contrapposizione con lo spirito del terzo millennio: come si fa a parlare di telemedicina se non siamo nemmeno in grado di garantire una visita medica in tempi ragionevoli?”, incalza il Vicesegretario della SOI.

Ma ci sono ben altri nodi da sciogliere: la carenza di specialisti e la poca adattabilità delle consulenze a distanza, infatti, non sono le uniche due criticità che ad oggi impediscono l’implementazione della telemedicina nell’ambito dell’oculistica .

Com’è possibile pensare di incrementare l’utilizzo di nuove tecnologie informatiche se ancora oggi il SSN non si è dotato delle tecnologie innovative che, negli ultimi due decenni, hanno rivoluzionato la chirurgia delle più diffuse patologie dell’occhio?, chiede ancora il Vicesegretario della SOI.

Femtolaser e tecnica SMILE per la chirurgia refrattiva: nel SSN neanche l’ombra
Oggi, pochi secondi di laser e un’attesa post operatoria di 45 minuti sono sufficienti per correggere difetti di miopia elevata ed astigmatismi con un enorme precisione. Il tutto grazie alla tecnica SMILE, la tecnica più innovativa di chirurgia refrattiva. Il suo unico difetto è non essere alla portata di tutti i cittadini italiani. “Non vi sono, in Italia, strutture pubbliche, né private convenzionate, che offrano trattamenti chirurgici oculistici di ultima generazione come la chirurgia refrattiva con tecnica SMILE -, assicura Giuseppe Perone -. Nelle strutture sanitarie private della Lombardia, già nel 2004, venivano praticati trapianti di cornea utilizzando il Femtolaser, un laser velocissimo, capace di produrre piccolissime resezioni con un’elevatissima precisione e senza dolore post-operatorio per il paziente. Oggi, a distanza di 20 anni, nella stessa Regione, non c’è nessuna struttura pubblica dotata della stessa tecnologia”, aggiunge Perone. Ma questo è solo uno dei tanti esempi possibili: “Gli ospedali che hanno sostituito l’obsoleto microscopio intraoperatorio con la visualizzazione in 3d si possono contare sulle dita di una sola mano”, sottolinea il Vicesegretario della SOI.

Il premio Fernando Trimarchi
Ma se la Sanità Pubblica non riesce a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica, non c’è da meravigliarsi: “Negli ultimi 25 anni il SSN ha subito continui tagli e da quel momento molti medici oculisti hanno cominciato la fuga dagli ospedali pubblici, preferendo l’attività libero professionale, sia per una remunerazione più adeguata al lavoro svolto, che per la possibilità di offrire al paziente trattamenti realmente efficaci, come quelli di ultima generazione”. Non è un caso, infatti, che la SOI abbia istituito il premio Fernando Trimarchi, ideato proprio da Giuseppe Perone in memoria del Professor Fernando Trimarchi. Il vincitore ha l’occasione di seguire un Master di aggiornamento di cinque giorni presso il Centro Oculistico Perone (Saronno - VA), Centro Chirurgico di Eccellenza certificato CERSOI per la chirurgia refrattiva della cataratta e il trattamento chirurgico dei difetti rifrattivi. “Un’esperienza unica che nessuno degli specializzandi in oculistica può vivere frequentando gli ospedali pubblici italiani, realtà in cui d’intervento con chirurgie di ultima generazione – conclude Perone - non se ne pratica nemmeno uno”.



23 novembre 2023
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