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Per gli infermieri serve un contratto innovativo che valorizzi la professione   

di G. Scrimieri, S. Servino e I. Trapin

30 GIU -

Gentile Direttore,
il 22 giugno, presso il Palazzo Pirelli (Milano), con il contributo del presidente del Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia, Dott. Avv. Franco Lucente, l’associazione “Orgogliosamente Infermieri” (Ominf) ha organizzato l’evento “Emergenza infermieri in italia: proposte di ripresa e sviluppo della professione”, divenuto teatro di confronto e interlocuzione tra professionisti Infermieri ed esponenti politici, sindacali, dirigenziali e ordinistici. Si è descritto lo scenario emergenziale in cui versa la professione infermieristica in Italia.
L’evento è stato pensato come momento di dialogo tra istituzioni e professionisti dove condividere esperienze e proposte utili a divenire guida per la politica e gli organi di rappresentanza.La carenza di personale infermieristico è oggi un problema del quale Regione Lombardia si sta occupando, proponendo strategie di ripresa e sviluppo della professione. L’impegno politico attuale è concentrato sulla riforma sanitaria n.22 12/2021 mirata a rinforzare il territorio (con case e ospedali di comunità) in connessione con i sistemi ospedalieri.


Analizzando il problema carenza emerge come questo raggiunga ciclicamente lo zenit ogni quindici anni, riguardando oggi 29000 professionisti sottratti al privato accreditato e socioassistenziale per via dell’assorbimento nel SSN secondo la certificazione della Corte dei Conti.
È evidente come il “Super OSS” non possa costituire plausibile e efficace risposta alla criticità; in primis a fronte dei requisiti di accreditamento, inoltre non è logicamente accettabile l’ipotesi di risolvere la carenza di una categoria professionale specifica impiegando operatori di diversa estrazione con competenze e responsabilità in contrasto con il profilo.

In un sistema sano, performante e logico, l’obiettivo corrisponde a qualificare maggiormente e con modalità differenti la risposta ai bisogni di salute e assistenza dei cittadini, e l’impiego in Italia di personale straniero non iscritto all’ordine nel paese di provenienza, carente quindi dell’abilitazione professionale quale meccanismo di tutela del cittadino non è opzionabile.

Oltre alla carenza di personale già laureato, oggi, nonostante l’ampliamento a 1800 unità dei posti nei CdL, il totale dei laureati nel 2022 sarà di circa 10000 Infermieri, anche a causa delle difficoltà emerse durante la pandemia. Il crollo dell’attrattività è causato da un trend negativo dei livelli di competenza e del loro riconoscimento formale, giuridico e economico, oltre che dall’impossibilità dello sviluppo di carriera per chi possiede competenze anche avanzate e certificate (master universitari), ad eccezione di quella gestionale (funzione di coordinamento e dirigenziale).

In questo quadro si aggiunge il turnover dei professionisti, generato da dimissioni volontarie per la ricerca di condizioni lavorative più vantaggiose, dall’abbandono dell’esercizio per ritmi e condizioni lavorative proibitive, dall’aumento dei carichi di lavoro con la necessità di inserimento di risorse provenienti da realtà differenti e/o con esperienze insufficienti.

Una soluzione adottata da strutture perlopiù private, è stato il ricorso a cooperative, che hanno comportato il riassetto delle unità operative e il calo della qualità assistenziale.

Appare evidente come la valorizzazione della formazione sia fondamentale per l’intera categoria professionale e per lo sviluppo delle competenze specialistiche (anche con percorsi universitari magistrali ad indirizzo clinico). Sarebbero quindi auspicabili nuovi modelli di sviluppo della professione a livello nazionale, regionale e locale, con una leadership nuova, efficace, efficiente.

Per scongiurare il deficit di professionisti, è necessario esigere quel rispetto di categoria anche attraverso l’istituzione di dinamici e operativi tavoli istituzionali che vadano a dirimere la “questione infermieristica”.

La categoria oggi non può più vivere sentimenti di abbandono. Il Professionista Infermiere sta smarrendo il senso del suo essere e della sua professione anche a causa di eventi traumatici e psicologicamente impattanti come la pandemia. A tutela delle persone che si celano dietro alla professione è indispensabile promuovere la progettazione di laboratori specifici sulla vita emozionale, imparando a rispettarsi come professionisti e a rispettare maggiormente gli utenti. L’Infermiere oggi deve essere messo nella condizione concreta di “saper fare” e “saper essere”.

La categoria infermieristica chiede di abolire il vincolo di esclusività, procedendo ad una più attenta valorizzazione e impiego delle competenze specifiche e specialistiche, che porterebbe vantaggi ai professionisti e alle aziende risolvendo problemi cogenti (es. liste d’attesa).

Ecco quindi la necessità di una riforma che vada a normare il conflitto d’interesse della categoria, così da permettere l’esercizio contemporaneo di attività subordinata e autonoma.

La rappresentanza deve tornare a lavorare sulla qualità, promuovendo la valorizzazione economica e di carriera, promuovendo l’immagine e l’identità dell’infermiere.

Il nuovo CCNL 2019-2021 è certo segnale positivo, con importanti passi avanti nel riconoscimento della professione che sono oggi la base sulla quale lavorare.

Gabriella Scrimieri
Sonia Servino
Ivan Trapin
Associazione “OrgogliosaMenteinfermieri”



30 giugno 2022
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