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Personale ricerca Izs: perché non parte la macchina della stabilizzazione?

di Direttivo Associazione dei Ricercatori in Sanità

04 DIC -

Gentile Direttore,
dopo cinque mesi dall’approvazione della norma per la stabilizzazione dei lavoratori e lavoratrici della ricerca sanitaria pubblica degli IRCCS pubblici e IZS (87/2023, Art 3-ter “Disposizioni in materia di personale della ricerca sanitaria degli IRCCS pubblici e degli IZS” - GU n.155 del 5-7-2023), assistiamo ad un immobilismo generale da parte di quasi tutti gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.

I nostri 10 Istituti Zooprofilattici Sperimentali, presenti con le loro sedi centrali e periferiche in tutte le province di Italia, rappresentano una struttura sanitaria integrata, unica in Europa e nel mondo, a tutela della One Health, la Salute Unica che abbraccia e interconnette il mondo animale, l’uomo e l’ambiente. Sono un importante strumento operativo del SSN con un ruolo centrale nel campo della ricerca in sanità animale, sicurezza alimentare, igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, benessere animale, farmacovigilanza, sorveglianza epidemiologica e analisi del rischio.

A fronte di ruoli ed attività così strategici e importanti per il nostro Paese, il personale di Ricerca degli IIZZSS, ricercatori e collaboratori sanitari con decenni di precariato alle spalle, ancora non vede il giusto e degno riconoscimento al diritto della stabilizzazione come sancito dalla Legge su indicata.

La macchina della stabilizzazione del personale della ricerca sanitaria è partita in quasi tutti gli Irccs con i primi istituti che hanno già proceduto alla trasformazione del contratto di lavoro a tempo indeterminato del personale interessato (Irccs - Centro Neurolesi Bonino Pulejo di Messina, Irccs - Crob Rionero in Vulture).

Non riusciamo a comprendere le motivazioni per cui una norma dello Stato che riguarda sia gli Irccs pubblici che gli IIZZSS non trovi applicazione in questi ultimi Enti. Le Direzioni Generali pongono, per l’attuazione della Legge, la condizione di dover ricevere specifiche indicazioni ministeriali.

Eppure la norma è chiara: il personale interessato, reclutato a tempo determinato ai sensi della Legge 205/17 (Piramide della Ricerca, LdB2018), deve aver maturato al 30 giugno 2023 alle dipendenze di un ente del Ssn almeno 3 anni di servizio, anche non continuativi (ivi inclusi contratti flessibili e borse di studio) negli ultimi 8 anni, potendo essere assunto nel limite complessivo di 74 milioni di euro a valere sui 90 milioni già stanziati dalla suddetta legge 205 per il personale della ricerca sanitaria. La norma dispone inoltre che l’assunzione a tempo indeterminato possa avvenire in deroga ai limiti di spesa consentiti per il personale degli enti del SSN e agli altri vincoli previsti dalla legislazione vigente in materia del personale di ricerca.

Si tratta pertanto di attuare una stabilizzazione su risorse già stanziate con un fondo stabilito dall'art 3-ter 87/23 ampiamente sufficiente a garantire la stabilizzazione degli aventi diritto attualmente presenti sul territorio nazionale, compresi gli IIZZSS. Non sono quindi necessarie ulteriori risorse, né sono necessari decreti attuativi o altre formule normative che ne giustifichino il ritardo nell’applicazione.

Si chiede, pertanto, alla Direzione Generale della Sanità Animale e dei Farmaci veterinari (DGSAF) del Ministero della Salute, in virtù della funzione di raccordo e coordinamento delle attività degli IIZZSS, di intervenire sollecitamente con gli Istituti perché diano piena attuazione della predetta normativa al fine di garantire il diritto del personale della ricerca sanitaria in possesso dei requisiti di legge ad essere assunto a tempo indeterminato.

Rinnoviamo l’appello al sindacato di continuare a prodigarsi affinché la macchina della stabilizzazione parta al più presto ed egualmente in tutti gli Istituti, compresi gli IIZZSS, e per tutti i precari.

Direttivo Associazione dei Ricercatori in Sanità (Arsi)



04 dicembre 2023
© Riproduzione riservata

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