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Responsabilità professionale da maneggiare con cura

di Maria Luisa Agneni

28 MAR -

Gentile direttore,
“Grazie”. È la prima parola che mi è venuta in mente dopo aver letto la lettera inviata al Presidente della Commissione D’Ippolito dall’Ordine Provinciale dei Medici e degli Odontoiatri di Trento a firma del suo presidente dr Ioppi. Grazie a nome di tutti i medici. Niente poteva essere tanto opportuno ma soprattutto tanto incisivo e tanto chiaro.

Grazie per aver aperto le finestre e aver permesso all’aria fresca di entrare dentro le stanze chiuse della Fnomceo alle prese come è stato detto da più parti con i suoi famigerati “problemi interni”.

Grazie per aver spiegato a tutti ma in particolare a chi ci rappresenta che cosa vuol dire il “dovere di essere medico”. Grazie per le idee giuste che ci avete dato. Davvero pertinenti e molto ben ponderate.

Grazie anche per la speranza che avete dato ad una professione in crisi che rischia di rompere i ponti con gli intellettuali, con il pensiero, con la cultura, con il futuro, e di farci perdere irrimediabilmente la speranza.

Grazie per “aver fatto” i medici e per averlo fatto nell’interesse dei nostri cittadini e del nostro paese, dimostrando un grande amore per la nostra “impareggiabile” professione.

La vostra lettera, per quello che mi riguarda, è quanto di più oggettivamente corrispondente e coerente con la situazione reale in cui versa la nostra professione. Tutto il resto per quanto sia ufficiale, formale o istituzionale non riesce a riferire neanche in minima misura le nostre problematiche reali. Oggi purtroppo le nostre problematiche come professione e le azioni che i nostri rappresentanti metterebbero in campo, esiste un bias impressionante.

Personalmente non mi trovo d’accordo con la proposta avanzata in sede di audizione dalla Fnomceo presso la commissione D’Ippolito. Essa mi sembra al disotto delle nostre vere necessità, inadeguata e priva di un respiro strategico e di un progetto per il futuro.

Vorrei ringraziare il dr Giancarlo Pizza Vicepresidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Bologna per le cose che ho letto su QS che convintamente condivido e che non è il caso di ripetere ma soprattutto vorrei complimentarmi con il suo Ordine, quello di Bologna, che è riuscito ad organizzare gli unici Stati Generali della professione. Non lo sapevo e confesso di esserne rimasta stupita e ammirata. Praticamente un miracolo.

La collega Ornella Mancin in suo articolo di pochi giorni fa ha chiesto un “cambio di passo”. Dopo le sue parole e il suo ragionamento sulla rappresentanza ho capito fino in fondo cosa intende il prof Cavicchi quando in “sanità pubblica addio” parla del “cinismo delle incapacità” (Castelvecchi Editore 2023)

Alla radice dei nostri problemi ovviamente ci sono le tante questioni che tutti conosciamo ma tra questi problemi che ci destabilizzano, ci sono anche le nostre incapacità. Una professione seria come ci hanno insegnato nelle Università, deve conoscere i suoi limiti.

Le nostre incapacità sono ad esempio anche responsabili delle leggi che sono state fatte sulla colpa medica, per esempio, la legge 24 e che oggi la Commissione D’Ippolito vorrebbe / dovrebbe migliorare o cambiare.

Ma se questo è vero vuol dire che la Commissione D’Ippolito dovrebbe intervenire non tanto per correggere una legge ma per recupere quelle incapacità.

Nella lettera dell’OMCeO di Trento non è un caso che si dice che sulla legge 24 si sono sbagliate le “premesse” e questo si è dimostrato un errore determinante. Essa è una debacle prima di tutto come professione.

In sostanza mi permetto di segnalare alla Commissione D’Ippolito alla quale ovviamente auguro tutto il bene possibile e riprendendo una distinzione che mi ha sempre colpito e sulla quale il prof Cavicchi insiste molto (migliorare e riformare vale come problem solving o rebuilding) che correggere la legge 24 ignorando le “incapacità” che ne sono alla base è una probabile illusione.

Se verranno corrette le leggi senza modificare come dice l’OMCeO di Trento le premesse non cambierà nulla ma la ricaduta più certa e grave sarà per la nostra professione e sul conflitto sociale.

Tornando al “cinismo delle incapacità” esso a proposito di responsabilità medica ricadrà danneggiando oggettivamente le persone, danneggiando i diritti degli altri, danneggiando la medicina, danneggiando anche il prestigio della nostra professione.

Per finire vorrei riprendere il giuramento di Ippocrate menzionato dal dr Pizza e più precisamente l’aforisma “sceglierò il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio”.

Il dr Pizza ha spiegato bene il senso di questo aforisma, con il suo permesso vorrei collegarlo alla esigenza sollevata con forza dall’OMCeO di Trento, ma anche da tanti altri che sono intervenuti fino ad ora, e cioè al tentativo di risolvere il conflitto sociale non attraverso le multe, gli indennizzi, i bastoni tra le ruote ma attraverso la sostituzione del “medico appropriato” con il “medico adeguato”.

Non si tratta di frapporre ostacoli ai i nostri malati che ci denunciano ma poiché i loro diritti hanno accresciuto la complessità del nostro lavoro, si tratta di ridefinire giuridicamente la nostra professione cominciando prima di ogni cosa a depenalizzarla per le complessità delle quali essa non ha nessuna colpa. Cioè di depenalizzare gli insuccessi di cui il medico non è responsabile lasciando invariata la colpa prevista per legge per gli errori gravi.

Per me si tratta semplicemente di una idea acuta che permette a noi medici di affrontare la sfida della complessità e di non rompere con la società e di conseguenze di salvare i rapporti fiduciari con i nostri malati ma anche di non essere anticostituzionali.

Tornando all’aforisma ippocratico citato dal dr Pizza la ridefinizione giuridica che l’OMCeO di Trento auspica riguarda un unico fondamentale snodo che ricordo a chi lo avesse dimenticato è stato tradotto nelle 100 tesi con il concetto della “medicina della scelta”.

Per fare in modo che il medico nella “complessità” alias “impareggiabilità” della medicina “scelga” in autonomia come curare il proprio malato oggi è necessario accrescere per legge il suo grado di autonomia intellettuale. Quello tradizionale o storico descritto dalle leggi ancora vigenti oggi non basta più. Se è vero che oggi non si tratta solo di curare le malattie ma di curare i malati (i famosi rinoceronti) allora i medici devono essere appositamente formati per questo e la legge deve ridefinire il modo di essere medico e le deontologie devono ridefinire il dovere di essere medico.

Come tutti sanno, la crescita del “grado di autonomia” del medico è un cardine della “scienza impareggiabile” del prof Cavicchi alla quale naturalmente rimando raccomandando in particolare di leggere con molta attenzione il cap15 (La scienza impareggiabile Medicina medici malati Castelvecchi 2022). La medicina è diventata anche a causa dei rinoceronti ma non solo, una scienza impareggiabile, che oggi siamo obbligati a ridefinire come propone giustamente l’OMCeO di Trento. Vorrà la Commissione cogliere questa necessità?

La Commissione D’Ippolito nasce dalla necessità di governare un conflitto sociale importante ma il conflitto sociale è un sintomo “patognomico” dell’impareggiabilità della Medicina. È “causa sui” se le leggi sulla responsabilità medica si dimostrano tutte irrimediabilmente fallaci.

Aspettiamo con fiducia le valutazioni e quanto stilerà la Commissione D’Ippolito alla fine dei suoi lavori. È chiaro che anche per essa vale la sfida dell’impareggiabilità. Speriamo intanto che le sue premesse siano giuste e che le sue diagnosi non siano fallaci. Diversamente non credo che ci aspetti un futuro incoraggiante.

In chiusura mi permetto di suggerire al presidente D’Ippolito di allegare alle conclusioni della sua Commissione che immagino dovranno essere stilate a breve la preziosa lettera che l’Ordine di Trento ha inviato. Fino ad ora per quel che ho letto resta l’unica analisi degna di essere considerata.

Maria Luisa Agneni

Pneumologa - Specialista Ambulatoriale ASL Roma 1



28 marzo 2024
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