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Medici di famiglia e Pediatri. Non lasciamoli soli di fronte al Covid

di M.G.Petronio, F.Bianchi, P.Lauriola, V.Murgia, F.Romizi

11 DIC - Gentile Direttore,
la crisi sanitaria che stiamo attraversando è strettamente intrecciata con problematiche politiche, sociali, economiche e ambientali che richiedono una serie di misure che vanno oltre la necessità immediata di bloccare la catena di trasmissione del virus.
 
È emerso con chiarezza che i sistemi sanitari pubblici di tipo universalistico, oltre a rappresentare uno dei pilastri di una società equa e democratica, sono la base indispensabile per comprendere e affrontare emergenze ambientali e sanitarie (tra cui le epidemie) sempre più frequenti e intense in questo contesto di crisi climatica. Infatti, se da una parte i servizi epidemiologici di sorveglianza, sono strumenti fondamentali per l'individuazione e il monitoraggio di focolai ed emergenze sanitarie, dall’altra i servizi di assistenza primaria possono fornire risposte risolutive alle emergenze.
 
COVID-19 ha evidenziato in modo drammatico il fallimento delle politiche e delle pratiche che, soprattutto negli ultimi dieci anni, hanno minato il servizio sanitario pubblico, attraverso il ridimensionamento dei servizi territoriali di prevenzione e di assistenza primaria, la flessibilità delle leggi sul lavoro, lo smantellamento del sistema di protezione sociale e il taglio agli investimenti in ricerca e istruzione. Le politiche di privatizzazione hanno finito per corrodere la stessa qualità che oggi si invoca da più parti.
 
Questo indebolimento è stato il peggior nemico delle azioni necessarie per contenere efficacemente l’epidemia; senza dimenticare che le cure primarie devono anche affrontare i problemi legati al prolungato isolamento sociale e all'indebolimento delle condizioni economiche, come disturbi mentali, violenza domestica, alcolismo e peggioramento o sviluppo di condizioni croniche, le cui conseguenze sono difficili da prevedere e potrebbero richiedere un’assistenza prolungata nel tempo.
 
I Medici e i Pediatri di famiglia (MPF) sono stati lasciati sostanzialmente soli a fronteggiare la pandemia, perché privi non solo di dispositivi di protezione e dei necessari contatti con le altre strutture territoriali e ospedaliere ma anche di strumenti conoscitivi adeguati e di canali di comunicazione autorevoli circa la gestione e il trattamento dei casi curabili a domicilio.
 
Nella rete RIMSA (Rete Italiana Medici Sentinella dell’Ambiente, promossa da ISDE Italia e FNOMCEO) sono state riversate numerose richieste di informazioni e di confronto ed è emerso un disagio diffuso da parte dei MMG e PLS. E’ così stata avviata un’indagine preliminare per approfondire le conoscenze sul vissuto dei medici in questa situazione ed evidenziare le lacune da colmare per il miglioramento del rapporto territorio- ospedale.
 
A tale scopo è stato messo definito un questionario destinato ai MPF, volto a indagare la percezione di adeguatezza rispetto alle prestazioni richieste in emergenza, con particolare riferimento alla formazione ricevuta, alle informazioni, ai canali di comunicazione, al coinvolgimento e alla disponibilità di strumenti di protezione.
 
Dall’analisi dei primi 350 questionari arrivati (l’indagine è in corso) è emerso un quadro che conferma sia la scarsità di informazioni ricevute dalle istituzioni, sia un livello di “insicurezza” derivante dalla mancanza di interventi formativi strutturati e di indicazioni operative certe.
1. La carenza di informazioni e di formazione, conseguita prevalentemente grazie all’iniziativa individuale (chat, gruppi di discussione, riviste scientifiche). Meno di un terzo del campione analizzato, ha partecipato a iniziative formative specifiche, e l’85% ha dichiarato che di non avere avuto una formazione sufficiente.
 
2. La maggior parte dei rispondenti ritiene che gli interventi di formazione sarebbero dovuto essere erogati in primo luogo da aziende sanitarie, poi da ISS e, solo in collaborazione con altri, da Società scientifiche e Ordini dei medici.
 
3. Oltre l’80% si dichiara poco o per niente protetto nei confronti del contagio da virus SARS-COV2 nella sua attività professionale.
 
4. L’85% dichiara di scegliere la terapia da somministrare sulla base dell’anamnesi e/o della valutazione soggettiva delle condizioni cliniche del paziente e meno del 10% si avvale di protocolli specifici disponibili.
 
In sostanza emerge con chiarezza che la scarsa informazione/formazione sono alla base della percezione di scarsa protezione, della difficoltà di gestione dei pazienti e all'erogazione di cure poco uniformi, aggiornate e sicure.
 
Il documento “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2” promosso dall’Istituto Superiore di Sanità è sicuramente un segnale positivo per affrontare i bisogni di informazione/formazione e di uniformità delle cure erogate in ambito nazionale dai medici del territorio. Com’è ben noto però, non è sufficiente emanare un documento di indicazioni operative per ottenerne un’ampia e omogenea applicazione sul territorio nazionale.
 
E’ dunque necessario e urgente adottare una serie di misure atte ad affrontare efficacemente le prossime sfide (epidemia influenzale, vaccinazione, terza ondata COVID-19).
 
Per questo riteniamo necessario avanzare una richiesta al Ministero della Salute e ai suoi organismi tecnici (Istituto Superiore di Sanità e Comitato Tecnico-scientifico in primis):
1. I Medici delle cure primarie (MMG, PLS e Continuità assistenziale) devono essere considerati una parte essenziale e integrante della rete socio-assistenziale e soprattutto della rete di prevenzione della pandemia COVID-19, anche in vista di possibili eventi simili in futuro.
 
2. E’ necessario che siano prodotti dagli organismi tecnici ufficiali documenti informativi aggiornati costantemente sulla gestione e sul trattamento domiciliare dei contatti e dei pazienti sintomatici, curabili a domicilio; è necessario altresì che siano definite delle procedure affinché i suddetti documenti possano effettivamente arrivare a ciascun singolo medico.
 
3. Devono essere organizzate rapidamente iniziative di formazione riconosciute, parte del percorso di sviluppo professionale continuo, che permettano ai medici di acquisire sia le competenze cognitive e operative sia le informazioni sui rischi di contagio e sulle misure di protezione. Potrebbe essere predisposto anche del materiale per la formazione a distanza da parte degli organismi tecnici di supporto da aggiornare periodicamente e da condividere con gli ordini professionali.
 
4. Occorre assicurarsi che i MMG e PLS abbiano dotazioni adeguate di dispositivi di protezione individuali.
 
5. E’ fondamentale istituire un canale di comunicazione dedicato attraverso il quale i MMG e PLS si possano confrontare con personale esperto, scambiare le esperienze, manifestare le eventuali difficoltà operative e fornire indicazioni utili.
 
6. Occorre accertarsi che tutti i MMG e PLS siano nella condizione di poter mettere in atto le azioni previste dalle ordinanze regionali (per es. disponibilità di locali adeguati, mezzi tecnologici e conoscenze sufficienti).
 
Potrebbe, infine, essere opportuno istituire presso ciascun ordine professionale provinciale un gruppo di lavoro specifico a supporto dei medici iscritti.
 
Maria Grazia Petronio
Università di Pisa
 
Fabrizio Bianchi
IFC-CNR Pisa
 
Paolo Lauriola
Rete Italiana Medici sentinella per l’Ambiente
 
Vitalia Murgia
ISDE Italia
 
Francesco Romizi
ISDE Italia

11 dicembre 2020
© Riproduzione riservata

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