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Terra dei fuochi. Certificati i dati del Santobono e della Asl Napoli 2 nord. Entro fine maggio i risultati. Ecco le prime anticipazioni

di Ettore Mautone

Dopo la certificazione dell’Airtum dei rilievi del quinquennio 2008-2012 dei registri tumori pediatrico del Santobono e della Asl napoli 2 Nord si è svolto ieri in Regione il primo vertice della task-force tecnico scientifica sui dati di incidenza e mortalità per cancro in regione Campania. I 90 Comuni di Terra dei fuochi allineati con il Nord industrializzato.

05 MAG - Dopo la certificazione dell’Airtum (Associazione italiana registri tumori) dei rilievi del quinquennio 2008-2012 dei registri tumori pediatrico del Santobono e della Asl napoli 2 Nord si è svolto ieri in Regione il primo vertice della task-force tecnico scientifica sui dati di incidenza e mortalità per cancro in regione Campania. Superati ritardi storici, e al termine dell'analisi dettagliata e della elaborazione statistica dei dati dell'intera sorveglianza oncologica in Campania - studio sul quale è al lavoro il Coordinamento regionale del registro tumori - alla fine di questo mese di maggio, la Regione Campania presenterà in una iniziativa pubblica i risultati scientifici e comparati riguardanti il monitoraggio delle patologie.

"Attualmente i registri Tumori accreditati in Regione Campania – avverte in una nota la Regione - Asl Napoli 3 Sud, Asl Salerno, Asl Caserta, Asl Napoli 2 Nord, coprono il 71% della popolazione dell'intera regione Campania, a fronte della copertura media nazionale del 52%; in Campania, quindi, è sorvegliata da Registro tumori circa il 20% in più di popolazione rispetto alla media italiana”.

In relazione alla "Terra dei Fuochi", se si esclude la città di Napoli (come fatto dallo studio "Sentieri") attualmente il 100% dell'area (89 Comuni) è coperto da registrazione oncologica; se si considera la totalità dell'area (89 Comuni + Napoli) la copertura dei Registri Tumori passa al 67%.

Infine la Regione Campania è la terza Regione Italiana a dotarsi, ed ottenerne l'accreditamento dell’Airtum, di un Registro Tumori Infantile a copertura regionale; si tratta di un registro che rileva tutti i nuovi casi di cancro che si verificano nella fascia di età 0-19 anni. Attualmente il Registro Tumori Infantile Campano è, rispetto ai registri delle altre due Regioni, Piemonte e Marche, quello con la più alta percentuale di bambini e adolescenti sorvegliati". In Campania sono in attività 7 registri tumori e di questi hanno già certificato i dati la Napoli 3 sud, Salerno e Caserta mentre completeranno l’iter, entro il 2017, Napoli 1 e Avellino-Benevento. Intanto prosegue il lavoro di screening per il biennio successivo al quinquennio già segnato.

Per ora, rispetto ai dati del Santobono e della Asl Napoli 3 nord sono stati consegnati al gruppo di lavoro regionale solo i dati spuri e le relazioni descrittive mentre si attende la pubblicazione di grafici e tabelle. Un mese che servirà per aggiungere sezioni e capitoli mancanti e che comunque non esaurirà il lavoro di approfondimento sui piccoli numeri e cluster di comuni e territori omogenei. Dati ambientali da incrociare e linkare con i dati ambientali delle varie aree.

Secondo quanto rappresentato nella prima relazione di accompagnamento descrittiva “i dati preliminari d’incidenza del Registro tumori infantili in Regione Campania indicano che, nel periodo 2008-2012, i tassi standardizzati per tumori maligni nei bambini e negli adolescenti campani (0-19 anni), risultano in linea con i dati osservati, nello stesso periodo, a livello nazionale e non si evidenziano differenze statisticamente significative in nessuna delle cinque province della Regione”. Questa la prima conclusione cui sono giunti gli epidemiologi che hanno raccolto i dati, analizzato le informazioni incrociando elementi, mettendo in fila i dati dei pediatri e dei medici di base, le cartelle cliniche, le date di insorgenza, i tipi di tumore, i ricoveri, le schede di dimissione ospedaliera, le cure ricevute (in Campania e fuori regione) mettendo sotto la lente anche le anagrafiche delle Asl e dei Comuni relativamente alla mortalità. Un primo responso che invita alla cautela in quanto l’analisi dei tumori pediatrici è la più complessa, l’esiguità dei numeri su cui si lavora può  generare un “abuso di statistica”. Anche nei 90 Comuni di Terra dei fuochi le fasce di età da  0-14 anni e da 15 a 19 sono in linea. Ciò tranquillizza ma occorre studiare attentamente il fenomeno per il problema dei piccoli numeri del registro pediatrico.

Comuni con meno di 15 mila abitanti con 5 anni di analisi hanno una potenza bassa dal punto di vista statistico pertanto si lavoro ventre a terra sui dati del successivo periodo e su cluster ristretti che rispondono alle matrici ambientali compromesse in maniera puntiforme. Il che potrebbe diluire nel responso macro situazioni critiche a livello micro. Anche perché la Campania in ogni caso ha perso il vantaggio che un tempo aveva rispetto al Nord industrializzato senza godere del vantaggio sociale ed economico delle industrie. Del resto sui singoli Comuni non si sta ancora lavorando e zoommate minime serviranno a definire meglio i fenomeni locali anche nell’incrocio dei dati sui singoli territori inquinati. Anche i rilievi statistici su un arco temporale di 7 anni assumeranno un maggior peso e si potrà tracciare compiutamente il trend e la sopravvivenza. Tutto ciò per venire a capo di un puzzle in Campania più complesso dell’Ilva di Taranto dove è certo che le malattie diminuiscono mano a mano che ci si allontana dal bubbone. In Campania invece il disastro è composto da infiniti piccoli tasselli che potrebbero generare picchi di incidenza di neoplasie localizzate.

Per ora dunque si può ragionare solo su osservazioni e piccole lampadine accese. Come quella sui tumori tiroidei: nelle fasce d’età da 0 a 14 anni e da 15 a 19 anni, il carcinoma della tiroide sui grandi numeri fa registrare uno scostamento in eccesso, in Campania, dell’1% tra casi osservati e attesi nel quinquennio 2008-2012.
 
Lo studio della Federico II
Alla Federico II sta lavorando un ampio gruppo di ricercatori su tali questioni con la prof AnnaMaria Colao, Bernadette Biondi, Domenico Salvatore, Antongiulio Faggiano, Lupoli e Vittorio Marotta come vincitore della borsa fondazione Veronesi con la quale si sta avviando collaborazione per avere dati ancora più specifici sul tema. Il numero di nuove diagnosi di cancro tiroideo è in progressivo aumento in tutto il mondo, e tale fenomeno è stato riscontrato anche fra bambini ed adolescenti, sebbene interessati meno frequentemente da questo tipo di tumore. Tenuto conto di questo, i dati estrapolati dal registro tumori del Santobono e dell’ASL Napoli 2 Nord, i quali indicano un picco maggiore a quanto atteso di neoplasia tiroidea nella fascia d’età 0-19 anni, vanno riconfermati attraverso una rigorosa analisi scientifica di confronto con aree geografiche e popolazioni indipendenti.

Laddove dovesse essere confermato, tale fenomeno sarebbe di sicuro preoccupante visto che la tiroide, data la sua posizione anatomica e le sue caratteristiche funzionali, può essere considerata come un organo “sentinella”, una sorta di cartina di tornasole che riflette l’esposizione umana all’ambiente. Questo è ancora più vero per la tiroide di bambini ed adolescenti, che ha un potenziale proliferativo maggiore ed è quindi più sensibile ad eventuali insulti cancerogeni. Bisogna tuttavia ricordare che questa tipologia di dato scientifico ha un valore puramente descrittivo e non può né confermare né smentire l’associazione fra cancro tiroideo ed inquinamento ambientale. Peraltro, il contesto ambientale napoletano presenta un importante fattore confondente, il Vesuvio. Sono numerosi, infatti, gli studi che hanno riportato un nesso fra aree vulcaniche e sviluppo di cancro tiroideo, anche in Campania.

Peraltro, un recente studio siciliano ha evidenziato come nelle aree vulcaniche ci sia un significativo incremento delle neoplasie tiroidee proprio in bambini ed adolescenti. L’unico modo di certificare con rigore scientifico il legame fra inquinamento ambientale e tumore tiroideo è quello di studiare i pazienti. Il Nostro Istituto (Università Federico II, Dipartimento Medicina Clinica e Chirurgia), in particolare, sta portando avanti uno studio in cui verrà valutato se i pazienti affetti da cancro tiroideo siano stati maggiormente esposti a 2 categorie di sostanze chimiche inquinanti, i bisfenoli e gli ftalati, le quali sono in grado di interferire con la funzione tiroidea e, potenzialmente, di indurre trasformazione neoplastica.
 
I medici per l’ambiente
Intanto i medici per l’ambiente Isde - che non fanno parte del gruppo di lavoro regionale sui registri tumori - sono al lavoro con la raccolta di dati relativi alle Sdo e alla georeferenziazione dei dati ambientali. Antonio Marfella, oncologo del Pascale punta il dito sullo smaltimento illegale di rifiuti tossici speciali e anche radioattivi.  “La camorra per anni ha sotterrato a Villa di Briano i rifiuti ospedalieri radioattivi dove oggi si registrano picchi di malformazioni (dati Iss 2015) e la produzione dei soli rifiuti ospedalieri non tracciati oggi è arrivata a circa 16 mila tonnellate anno di cui circa un 15 per cento probabilmente radioattivi? Per non parlare poi degli scarti dell’industria in nero e degli interferenti endocrini che danneggiano la tiroide come diossina a pesticidi”.

 Ettore Mautone

05 maggio 2017
© Riproduzione riservata

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