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Virus respiratorio sinciziale. Intervista al pediatra Corsello: “Guardia alta: la stagione epidemica non si è conclusa”

di Ester Maragò

Sorveglianza epidemiologia, protezione per popolazioni ad alto rischio con anticorpi monoclonali per ridurre le probabilità di infezioni gravi e prevenzione per limitare quando possibile il rischio di contagio evitando l’esposizione di neonati e bambini più fragili ad ambienti chiusi ed affollati. Questi i suggerimenti del Professor Corsello, Ordinario di Pediatria Università di Palermo e membro del consiglio direttivo della Sin

23 MAR -

Un virus subdolo che può anche, in modo rapido, diventare aggressivo e creare le condizioni per una patologia grave nei neonati più fragili come i nati pretermine oppure i bambini con cronicità come le cardiopatie congenite. Ecco perché sul virus respiratorio sinciziale non bisogna abbassare la guardia.

La stagione epidemica dei virus respiratori sta infatti allungando il passo con casi che potrebbero verificarsi anche a maggio. In questa intervista Giovanni Corsello Professore Ordinario di Pediatria Università di Palermo, membro del consiglio direttivo della Società italiana di neonatologia e direttore responsabile dell’Italian Journal of Pediatrics, suggerisce quindi di mantenere alta la sorveglianza epidemiologia e continuare a proteggere le popolazioni a più alto rischio con gli anticorpi monoclonali per ridurre le possibilità e le probabilità di una infezione grave da virus respiratorio sinciziale.

Professor Corsello, in questi mesi abbiamo assistito a quella che potremmo definire una epidemia di Virus respiratorio sinciziale. Qual è lo stato dell’arte?

Questi ultimi due anni sono stati sicuramente molto critici per i virus respiratori compreso il virus respiratorio sinciziale. Complice anche la pandemia che da un lato ne aveva ridotto la diffusione, dall’altro ha poi portato ad un aumento del numero dei bambini suscettibili a queste infezioni proprio perché non avevano ancora incontrato i virus responsabili. Abbiamo quindi assistito a un fenomeno di particolare espansione e amplificazione della diffusione dei virus, che ha contribuito all’affollamento degli ambulatori dei pediatri di famiglia, dei Pronto soccorso e dei reparti di pediatria. Abbiamo assistito ad un aumento del numero di neonati e lattanti ricoverati nelle neonatologie e nei reparti di pediatria con necessità di assistenza semintensiva ed intensiva. Si è avuto anche un anticipo della stagione epidemica. Eravamo abituati ad un suo esordio tra novembre e dicembre, ma ora abbiamo avuto casi, anche numericamente consistenti, già nei mesi di settembre ottobre. Non solo, assistiamo ad un allungamento di questa stagione che, invece di concludersi tra febbraio e marzo, tende a protrarsi fino ad aprile con possibilità di casi anche a maggio. Uno scenario che conferma come i virus respiratori siano sempre più diffusi e temibili, in particolate il virus influenzale e il virus respiratorio sinciziale.

Quanto è temibile il virus respiratorio sinciziale?
È tra i virus più temibili perché è responsabile di infezioni respiratorie acute gravi, in primis la bronchiolite, malattia che può condurre i neonati - soprattutto quelli più fragili come i neonati pretermine oppure i bambini con delle cronicità come le cardiopatie congenite - ad una insufficienza respiratoria e al ricovero nelle terapie intensive neonatali e pediatriche. Queste sono infezioni che, purtroppo, posso anche essere causa di mortalità per questi piccoli pazienti. Tirando le somme, è un fenomeno che comporta un grande impegno dal punto di vista assistenziale con ricadute anche di natura sociale oltre che medico sanitaria. Non va quindi sottovalutato.

Quali sono le armi per difendersi?
Nei confronti di questo virus così aggressivo non abbiamo opzioni terapeutiche risolutive, nel senso che la terapia consiste nel sostenere i bambini ed evitare che i quadri clinici possano compromettere in modo irreversibile la salute dei neonati. L’arma vincente è perciò la prevenzione, vale a dire ridurre quando possibile il rischio del contagio con misure ambientali evitando, quindi, l’esposizione dei neonati e dei bambini più fragili ad ambienti chiusi ed affollati. Per le categorie a rischio possiamo invece ricorrere in atto al Palivizumab, un anticorpo monoclonale che aumenta le capacità di difesa dei neonati prematuri o cardiopatici o con patologie malformative.

Considerando che la stagione epidemica non si è ancora conclusa, cosa bisogna fare?
Dobbiamo mantenere alta la sorveglianza epidemiologia e continuare a proteggere le popolazioni a più alto rischio con gli anticorpi monoclonali per ridurre le possibilità e le probabilità di una infezione grave da virus respiratorio sinciziale. Si tratta di un virus molto subdolo che può anche, in modo rapido, diventare aggressivo e creare le condizioni per una patologia grave nel neonato.

Ester Maragò



23 marzo 2023
© Riproduzione riservata

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