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Giornata mondiale sull’obesità. In Italia 4 adulti su 10 sono in eccesso ponderale


Di questi 3 sono in sovrappeso e 1 è obeso. Nel 2019 in Italia il 20,4% dei bambini erano in sovrappeso mentre gli obesi erano il 9,4%. I dati ricordati oggi sul sito del ministero della Salute. in occasione della Giornata mondiale dell’Obesità. Il tema di quest’anno “Parliamo di obesità &…” vuole essere un’occasione per confrontarsi su strategie e interventi per la prevenzione e il controllo di una patologia che rappresenta una vera emergenza per la sanità pubblica

04 MAR -

In Italia 4 adulti su 10 sono in eccesso ponderale: 3 in sovrappeso (con un indice di massa corporea Imc compreso fra 25 e 29,9) e 1 obeso (Imc ≥30). L’ eccesso ponderale è più frequente all’aumentare dell’età, fra gli uomini rispetto alle donne, fra le persone con difficoltà economiche e fra le persone con un basso livello di istruzione.

Questi alcuni i dati 2021-2022 del Sistema di sorveglianza Passi - Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia sugli stili di vita e sui fattori di rischio comportamentali della popolazione italiana adulta (18-69 anni) ricordati oggi in occasione della Giornata mondiale dell’Obesità sul sito del ministero della Salute. Il tema della giornata di quest’anno “Parliamo di obesità &…” vuole essere un’occasione per confrontarsi su strategie e interventi per la prevenzione e il controllo di una patologia che rappresenta una vera emergenza per la sanità pubblica

Dai dati emerge che l’attenzione degli operatori sanitari al problema è bassa, un aspetto molto rilevante perché quando il consiglio di mettersi a dieta arriva da parte di un medico incoraggia chi lo riceve a metterlo in pratica. Infatti la quota di persone in eccesso ponderale che dichiara di seguire una dieta è significativamente maggiore fra coloro che hanno ricevuto il consiglio medico rispetto a quelli che non lo hanno ricevuto (44% vs 17%). Ancora meno frequente è il consiglio medico di praticare attività fisica.

Secondo i dati della sorveglianza nazionale OKkio alla Salute, nel 2019 in Italia il 20,4% dei bambini erano in sovrappeso mentre gli obesi erano il 9,4% (valori soglia dell’International Obesity Task Force, IOTF); con una leggera superiorità percentuale nei maschi rispetto alle femmine (maschi obesi 9,9% vs femmine obese 8,8%). L’abitudine a non consumare la prima colazione (8,7%) o a consumarla in maniera inadeguata (35,6%) persiste negli anni, così come la fruizione di una merenda abbondante a metà mattina (55,2%). Alto il consumo non quotidiano di frutta e/o verdura dei bambini (24,3%) mentre diminuisce l’assunzione giornaliera di bevande zuccherate e/o gasate (25,4%). I legumi sono consumati dal 38,4% dei bambini meno di una volta a settimana mentre il 48,3% e il 9,4% consuma rispettivamente snack dolci e salati più di 3 giorni a settimana. La quota di bambini che trascorre più di 2 ore al giorno davanti a TV/videogiochi/tablet/cellulare era in sensibile aumento rispetto agli anni precedenti (44,5%), mentre ben il 59,1% delle madri di bambini fisicamente poco attivi riteneva invece che il proprio figlio svolgesse attività fisica adeguata.

L’impatto dell’obesità e delle sue conseguenze, ricorda il ministero della Salute, “necessita di un approccio intersettoriale e multidisciplinare, con interventi coordinati a differenti livelli, per prevenirne l’insorgenza, assicurare la precoce presa in carico dei soggetti a rischio o ancora allo stadio iniziale e per rallentarne la progressione al fine di evitare o ritardare quanto più possibile il ricorso a terapie farmacologiche o chirurgiche”. L’obesità infantile, in particolare, è una delle più importanti sfide per le conseguenze che comporta, come il rischio di diabete tipo 2, l’asma, problemi muscolo-scheletrici, problemi cardiovascolari, problemi psicologici e sociali.

La strategia di prevenzione, in linea con gli obiettivi dei piani d’azione promossi dall’Omse dall’Ue, è finalizzata a individuare azioni efficaci di promozione della salute in un’ottica intersettoriale attraverso un approccio life-course, agendo a partire già dai primi 1000 giorni (nonché in fase pre-concezionale) e in gravidanza e lungo tutto il corso della vita, per ridurre i fattori di rischio individuali e rimuovere le cause che impediscono ai cittadini scelte di vita salutari.

L’obesità è, infatti, una complessa interazione di diversi fattori, prosegue il ministero: “Una strategia universale per ogni persona non sarà mai la soluzione, ma è basilare attuare interventi mirati, che mettano al centro la persona, i suoi diritti, le motivazioni, le scelte, il contesto di vita, per supportare e indurre una modifica dei comportamenti che duri nel tempo. Nel caso della persona affetta da obesità, renderla protagonista del suo percorso è un approccio vincente, al quale possono e devono contribuire competenze professionali diverse, tenuto conto che ridurre/eliminare l’esposizione ai fattori di rischio responsabili dell’eccesso ponderale è complesso e impegnativo”.

I servizi sanitari e i professionisti che operano nel settore, sottolinea ancora il ministero, possono ricoprire un ruolo importante per migliorare la comprensione delle relazioni che intercorrono tra alimentazione, attività fisica e salute, motivando i cambiamenti nello stile di vita, attraverso adeguati interventi di sensibilizzazione della popolazione generale, dei pazienti e delle loro famiglie.

È quindi necessario promuovere una cultura che consideri l’obesità come una malattia cronica complessa e recidivante, anche per contrastare, a tutti i livelli, lo stigma nei confronti delle persone che ne sono affette. Interventi focalizzati sulla responsabilità individuale nello sviluppo del sovrappeso e obesità possono, infatti, rafforzare lo stigma, documentato in tutti gli ambiti sociali, inclusi la famiglia, la scuola, i luoghi di lavoro, le organizzazioni sanitarie, un aspetto, questo, spesso trascurato, con un impatto negativo sulla salute fisica, psicologica, sociale e sulla qualità delle cure delle persone affette.



04 marzo 2024
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