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HIV/AIDS. Nel 2013 in Italia oltre 3600 nuove diagnosi. Situazione “preoccupante” nell’Europa dell’Est. Lorenzin: “Necessario non abbassare la guardia”

di Viola Rita

“Compiuti importanti passi in avanti ma il problema globale non è affatto sconfitto, con una recrudescenza tra i giovanissimi”. Queste le parole del Ministro della Salute Lorenzin in apertura della Conferenza Ministeriale sul tema HIV/AIDS per il semestre italiano di Presidenza Europea. La Conferenza ricorre 10 anni dopo la Dichiarazione di Dublino del 2004 e rinnova l’impegno a livello europeo nella lotta contro l’infezione

27 NOV - Ogni anno in Italia circa 3600 persone scoprono di aver contratto il virus dell’HIV. In Europa l’AIDS non è affatto scomparsa, in particolar modo nelle regioni orientali, dove nel 2013 si sono registrati la maggior parte di tutti i nuovi casi di contagio in Europa. Le nuove diagnosi, inoltre, non riguardano più in prevalenza soggetti con comportamenti considerati a ‘rischio’ (omosessuali o tossicodipendenti), ma spesso individui di età molto giovane che hanno avuto contatti sessuali non protetti. Sono alcuni dei dati emersi durante la Conferenza Ministeriale per il semestre italiano di Presidenza Europea, intitolata “Fighting against HIV/AIDS ten years after the Dublin Declaration” (“La lotta all’HIV/AIDS dieci anni dopo la Dichiarazione di Dublino”). La Conferenza, che vede la partecipazione di esperti del mondo sanitario a livello internazionale, tra cui Rappresentanti europei delle Organizzazioni Mondiali, ha luogo oggi e domani presso il Ministero della Salute (viale Giorgio Ribotta 5, Roma).
I dati provengono dal Report ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) intitolato "HIV/AIDS surveillance in Europe 2013" e dal Summary report “From Dublin to Rome: ten years of responding to HIV in Europe and Central Asia”, presentato durante la Conferenza.
 
Ad aprire la Conferenza è il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che, dopo un saluto generale rivolto a tutti i partecipanti e ai Rappresentanti delle Istituzioni, mette a fuoco l’importanza di “non abbassare la guardia verso un problema che assume dimensioni globali, e non locali, e che non si è esaurito. Ad esempio, la situazione epidemiologica dell’Europa dell’Est è molto preoccupante e non deve essere dimenticata: dobbiamo impegnarci a combatterla ricordando che il tema della salute non è di pertinenza locale o regionale, ma globale: in tal senso proprio il caso dell’ebola ci fa capire come la diffusione dei virus non abbia confini”, ha affermato il Ministro, che sottolinea i risultati raggiunti in alcune parti dell’Europa nella direzione dell’eliminazione e del controllo della diffusione dell’infezione, “grazie anche all’introduzione di nuovi farmaci e ai risultati delle scoperte scientifiche”.

Tuttavia, l’HIV/Aids non è affatto scomparso. Nel 2011, oltre il 50% di persone è arrivata allo stadio di AIDS conclamato ignorando la propria sieropositività, secondo i dati divulgati dal Ministero della Salute.
“Dai dati relativi al 2013, in Italia risultano 1016 nuovi casi di infezione e 3608 nuove diagnosi, di cui l’84% deriva da rapporti sessuali non protetti, con un aumento in particolare dei contagi tra i più giovani”, prosegue Lorenzin. “Una consapevolezza, quella relativa alla necessità della protezione, che sta venendo meno proprio in un momento in cui l’informazione sembra essere aumentata esponenzialmente: un aumento che di per sé non comporta una buona informazione”.
“In questa giornata, a distanza di 10 anni dalla Dichiarazione di Dublino, l’obiettivo è quello di rinnovare l’impegno della lotta contro l’HIV - e di conseguenza contro varie malattie sessualmente trasmesse - per raggiungere la quota del 90% nella prevenzione, diagnosi, nell’accesso ad adeguati trattamenti terapeutici e ad una corretta informazione”, prosegue Lorenzin. “Come nel caso del tabagismo, l’esperienza ha mostrato che appena si riduce l’attenzione verso un problema di salute collettiva, tale problema riemerge. Dobbiamo perciò sviluppare un modello di campagna di sensibilizzazione permanente, che rappresenta l’unica strategia per tenere alta la soglia della prevenzione”. Beatrice Lorenzin sottolinea inoltre che il Ministero della Salute intende attuare nuove campagne di sensibilizzazione sul tema HIV/AIDS e sulle malattie sessualmente trasmissibili. Il Ministero; inoltre, ha realizzato lo spot "Uniti contro l'Aids si vince".

Riguardo alle terapie, “con i nuovi farmaci l’aspettativa di vita è ampiamente aumentata”, prosegue il Ministro, “ciò rimarca l’importanza di un supporto non solo sanitario ma anche sociale, che permetta di eliminare lo stigma, ancora presente nell’immaginario inconscio collettivo. La lotta allo stigma deve essere messa in atto anche nell’idea di un approccio ancora più convincente rispetto alla prevenzione, elemento che assume la stessa importanza della terapia. Da non dimenticare il tema dell’HIV nei bambini sieropositivi, che in Italia sono circa 800 e provengono da condizioni di grandissimo disagio, che necessitano un intervento non soltanto medico-sanitario ma anche psico-sociale”.
 
“Dieci anni dopo la Dichiarazione di Dublino, dobbiamo lavorare insieme per aprire una nuova strada che parta da Roma, da una nuova effettiva leadership politica”, ha affermato Vytenis Andriukaitis, Commissario Europeo DGSANCO (Direzione Generale per la Salute e i Consumatori). Un esempio di risultato di grande successo nella lotta all'HIV all’interno dell’Unione Europea “riguarda l’eliminazione della trasmissione del virus dalla madre al figlio”, prosegue il Commissario che ricorda come in Europa il numero di infezioni da HIV risulti ancora elevato e sia aumentato in alcuni gruppi di rischio.
 
Il problema dell’HIV/AIDS è fortemente presente nell’Europa dell'Est. “Nel 2013, quasi l’80% dei nuovi casi di HIV è stato registrato nell’Europa Orientale (soprattutto in Ucraina e Russia)”, ha sottolineato Nedret Emirologu dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in base ai dati ECDC – OMS. “Tra le categorie più a rischio, in generale, tossicodipendenti, uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, ‘sex workers’, carcerati e transgender. Globalmente, aumenta il numero di persone che hanno ricevuto trattamenti antiretrovirali in Europa e in particolare nell’Europa Orientale, nonostante ciò, in questa regione nel 2012 solo il 25% ha avuto accesso a tale terapia”.
 
Nel 2004, la Conferenza della Dichiarazione di Dublino rafforzò le capacità dell'Unione Europea per lottare efficacemente contro la diffusione dell'HIV/AIDS, richiamando l'impegno dei singoli Paesi ad attuare politiche di contrasto al diffondersi della malattia e promuovendo il coinvolgimento attivo delle istituzioni europee e della società civile Ed oggi, i Paesi europei e confinanti vogliono confrontarsi su come si possano raggiungere specifici obiettivi e superare le attuali criticità che ne rallentano la realizzazione.
L’Italia, come gli altri Stati Membri dell’ONU, si è impegnata a combattere e arrestare la diffusione dell’HIV entro il 2015 (Obiettivo 6 Millennium Development Goals MDG) e la attuale presidenza italiana della Unione Europea vuole cogliere l’occasione per rinnovare, a Roma, la dichiarazione d'impegno fatta a Dublino, per individuare le attuali priorità a livello Europeo nella lotta all’HIV/AIDS, anche attraverso il fattivo scambio di buone pratiche per implementare politiche nazionali efficaci.

L’HIV/AIDS in numeri 
In base ai dati divulgati dal Ministero della Salute "ogni anno in Italia circa 3500 persone scoprono di aver contratto il virus dell’HIV, ma rispetto a dieci anni fa i nuovi contagi non riguardano più in prevalenza soggetti che hanno comportamenti considerati a rischio (omosessuali o tossicodipendenti); nell’80,7% dei casi il contagio è attribuibile a contatti sessuali non protetti e tra questi la maggioranza riguarda rapporti eterosessuali. In oltre un terzo dei casi si scopre di essere positivi quando le difese immunitarie sono ormai compromesse perdendo la possibilità di trattare l’infezione in tempo utile. 64 mila sono i casi di AIDS segnalati in Italia dal 1982, quasi 40mila i deceduti".
 
Viola Rita

27 novembre 2014
© Riproduzione riservata

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