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Alimentazione. Il contributo del Cnr all'Expo: dalle bioteconologie agli "insetti" nel menù

di Edoardo Stucchi

Insetti come le termiti, ma anche meduse e alghe. Le frontiere dell'alimentazione sono destinate ad ampliarsi. E non solo per far fronte all'emergenza alimentare mondiale, ma anche per motivi di salute. Se ne parlerà all'Expo e il Cnr entra da proagonista sfatando un luogo comune: "Gli ogm non fanno male, anzi"

04 DIC - Mangeremo insetti, meduse e alghe? Le termiti, risultate protettive per il cancro del colon, per le popolazioni che le consumano, compariranno sulle nostre tavole? Di questo, oltre che ai problemi della nutrizione del pianeta, si parlerà negli incontri settimanali che il CNR terrà nei sei mesi dell’esposizione mondiale milanese, vetrina internazionale che dovrà affrontare il tema della qualità dei cibi, della sicurezza sanitaria e della quantità, indispensabile per soddisfare la fame di 9 miliardi di persone che popoleranno il pianeta nel 2050. Ad anticipare e spaziare su questi argomenti è stato il ricercatore Francesco Loreto, direttore del dipartimento bioagroalimentare e tecnologico del CNR, nel corso dell’incontro annuale dell’UGIS, l’Unione italiana giornalisti scientifici, che si è tenuta a Milano.

Ma perché il CNR ed Expo? Il CNR ha firmato una convenzione con il padiglione Italia per il ruolo di consulente scientifico. “Aldilà della consulenza – ha spiegato il ricercatore – abbiamo il compito di dare un contenuto scientifico all’interno del contenitore alimentare. Avremo il compito di organizzare 24 eventi, uno alla settimana, per 6 mesi, sui temi ritenuti di importanza scientifica e tecnologica nel settore alimentazione e del settore agroalimentare. Con i colleghi della fisica, della chimica e delle scienze mediche abbiamo creato una sorta di rete di coordinamento con 24 responsabili strutturati secondo un masterplan fatto da 3 diversi concetti: il cibo e l’uomo, la produzione e la trasformazione. Così quando si parlerà e del paesaggio, indicheremo come il paesaggio è cambiato in base ai mutamenti del clima. Nel Mese della sicurezza si parlerà del cibo che deve avere caratteristiche igieniche, in congruità con i temi dell’Expo. Il nostro obiettivo è risolvere la sfida dell’umanità e cioè avere il 50% in più di cibo, di acqua e di energia in un mondo che sarà popolato nel 2050 da 9 miliardi di persone”.

Diverse opinioni
Ma come si concilieranno le diverse opinioni su come nutrire il pianeta? “Vedremo molte idee e una grande diversità nel cercare di risolvere il problema – spiega Loreto -. Ognuno dirà la sua e il CNR,che ha sposato l’idea progressista, porterà avanti l’uso delle tecnologie bio per incrementare la produzione alimentare. Ma ci sarà anche un sentimento opposto, quello di ridurre gli scarti alimentari per avere cibo per tutti. Noi non la pensiamo così. Ridurre lo scarto deve essere una soluzione da implementare in ogni caso. Purtroppo ci saranno alcune posizioni irriducibili che richiederanno il consumo a km zero. E’ vero, il trasporto della merce comporta scarto per via della conservazione degli alimenti. E anche il packaging dovrà essere rivisto per far sì che i prodotti alimentari siano commestibili e sicuri più a lungo. Ma questo non basta. Occorrerà applicarsi per far durare i prodotti commestibili più a lungo.”

Tecnologia per la salute
Ma come si concilia la biotecnologia con la salute? “Le tecnologie riescono a risolvere i problemi della salute –aggiunge il dottor Loreto -. Per esempio pensiamo alla celiachia, che sta diventando un problema sociale visto che ne soffre il 3% della popolazione e un altro 3% è intollerante al glutine. Noi abbiamo migliorato geneticamente il grano per fargli fare più glutine e questo fa bene, perché il glutine migliora la panificazione. Ma il miglioramento genetico ha creato pane con più glutine e ha portato a una maggior evidenza dell’intolleranza al glutine e alla celiachia. Successivamente, però, con miglioramenti tecnologici, il nostro Istituto di ricerca è riuscito a inglobare il glutine all’interno di una molecola che lo nasconde all’intestitno, quindi possiamo mangiare la pasta senza accorgerci della presenza del glutine. Il termine gluten free, invece, significa che il prodotto non contiene glutine, ma non ha le qualità panificatorie della farina con glutine. Abbiamo poi fatto studi sui cibi funzionali, intervenendo sui metaboliti secondari delle piante, creando cibi che hanno più carotenoidi, come i pomodori, più sostanze che fanno bene alla salute come antisossiadanti e antitumorali. Abbiamo anche fatto studi sulle micotossine e ora abbiamo un cibo assolutamente sicuro, abbiamo il cibo più sicuro al mondo. Il problema ora è l’importazione di materie prime alimentari da paesi che non seguono i nostri protocolli di sicurezza”.

Termiti e insetti
Un altro studio ha impegnato i ricercatori del CNR su una popolazione africana, gli etiopi, che non sviluppa il tumore al colon. La stessa popolazione è stata inurbata e ha cominciato a sviluppare tumore al colon. La causa quindi sembrava alimentare e non genetica. Eppure mangiavano gli stessi alimenti. Indagando nei particolari della vita della popolazione, ci si è accorti che gli etiopi utilizzavano le termiti, che infestavano le stoviglie di legno. In città, invece, gli etiopi utilizzavano stoviglie di porcellana. Valutate le termiti, ci si è accorti che contenevano una sostanza antinfiammatoria che disinfiammava il colon. “Ora si tratterà – conclude il ricercatore – di utilizzare la sostanza come medicinale. Termiti e altri insetti, che una volta fritti hanno il sapore di cibi più prelibati, potrebbero quindi entrare nei nostri menù”. I ragazzi che hanno partecipato alla notte dei ricercatori li hanno già assaggiati, con soddisfazione.
“Purtroppo – conclude Loreto - il punto dolente è la comunicazione che spesso manca, ma altrettante disastrosa è una comunicazione non obiettiva, che fa sorgere tendenze opposte: sì al cibo biologico, ma non a quello modificato geneticamente con l’utilizzo di biotecnologie o nano tecnologie. Eppure Il cibo transegnico, non commerciabile in Europa, arriva sulle nostre tavole, come soia e grano transgenico, da 20 anni e non c’è evidenza che faccia male alla salute. Il trasngenico ormai è storico, noi conosciamo il genoma delle piante e degli animali così bene che tra un po’ non ci sarà più il problema del transegnico, perché conoscendo il loro dna, basterà utilizzare o esprimere il gene che più si adatta ad ogni situazione meteorologica”.

Che cosa fare, dunque? “La cosa migliore – conclude Loreto – è cominciare dalle scuole, dove ci sono già bambini obesi, educandoli. Bisogna trovare due o tre punti su cui tutti siamo d’accordo. Impegnamoci su tre temi, educazione alimentare, meno zuccheri e sale, lotta alle tossine alimentari, e avremo già risolto parte dei nostri problemi. Cposì garantiremo meglio il made in Italy, non soltanto il prodotto, ma anche la produzione. Ma come si fa a garantire la produzione se la farina viene dall’estero e se le olive non sono italiane?”.
Vedremo se Expo saprà rispondere a queste domande.

Edoardo Stucchi 

04 dicembre 2014
© Riproduzione riservata

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