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Fondi per gli innovativi: più in fretta spendi, meno spendi

di Fabrizio Gianfrate

“Chi più spende meno spende” è slogan clou in farmacoeconomia: farmaci che evitano costi sanitari moltiplicati. Ma il “più in fretta spendi meno spendi” è inedito. Succede agli innovativi nei loro fondi speciali, come curioso effetto collaterale del payback. Una vichiana eterogenesi opposta dei fini, i fondi per aggiungere risorse ne fanno risparmiare

20 DIC - “Chi più spende meno spende” è slogan clou in farmacoeconomia: farmaci pur costosi che evitano costi sanitari moltiplicati. Inedita invece la variante, “più in fretta spendi, meno spendi”. Succede agl’innovativi, un curioso effetto collaterale dei loro fondi speciali, una vichiana eterogenesi opposta dei fini: aggiungono risorse ma ne fanno risparmiare.
 
Come gli anti-HCV (DAAs), in l’Italia con la migliore copertura a minori costi (applauso a Governo, Aifa e Industrie): 43.000 pazienti nel 2017, spesa SSN di 379 mln (al netto di 238 mln di payback), 8.814 € il costo SSN per paziente.
 
Nel prossimo biennio di pazienti se ne tratteranno 80.000 l’anno (Melazzini dixit), l’86% in più, con una spesa SSN potenziale, ai prezzi medi 2017, di 705 mln l’anno (8.814 € x 80.000 pazienti/anno). Oggi scontabile a 636 mln per la riduzione, come da “financial agreement”, del prezzo medio a 7.951 € a paziente (636=7.951 x 80.000)
 
Se i DAAs, come nel 2017, assorbiranno il 76% (75,81%) dei 500 mln del fondo, costeranno al SSN gli stessi 379 mln di quest’anno, che per 80.000 pazienti fa un costo netto SSN a paziente di 4.737 €, il 46% in meno degli 8.814 € del 2017,4.077 € in meno. L’86% di pazienti in più spendendo il 46% in meno (logaritmico). Niente male.
 
Il payback sarebbe di 257 mln (636-379) Per legge gli sforamenti dei fondi si aggiungono a quelli dei non innovativi, qui del tetto sugli “acquisti diretti”(oggi il 6,89% del FSN)e come tali ripianati. Ciò però solo se si sfora il tetto per gli acquisti diretti, cosa che è sempre avvenuta e, temiamo, avverrà “per omnia saecula saeculorum” (giorno più giorno meno)
 
Ma con l’arrivo nel fondo di altri farmaci per altre patologie, i DAAs ne assorbiranno una quota inferiore al 76% del 2017 quindi il loro budget sarà più basso (un punto % = 5 mln).Fosse al 60% la spesa SSN calerebbe a 300 mln, che per 80.000 pz. fa 3.750 € l’uno (dagli 8.841 del 2017!), col payback 336 mln, più della spesa SSN stessa.
 
Il payback èininfluente sul suddetto ribasso del costo effettivo SSN per paziente, dato invece dal quoziente tra quota DAAs del fondo e pazienti annui. Ma col payback se ne trattano molti di più di quanto sostenibile dal SSN.Al prezzo medio attuale per DAAs, 7.951 € a paziente, con 379 mln di fondo, il suo 76%, il SSN pagherà all’anno, nel 2018 e 2019, per 47.666 mila pazienti, gli altri 32.333 saranno in carico al payback. Coi DAAs al 60% del fondo, 300 mln, il SSN ne pagherebbe 37.731, gli altri 42.269 pagati dal payback, che così diventa il “payer” principale dei DAAs
 
Con i dovuti caveat e distinguo, il “più in fretta spendi, meno spendi” vale anche per gli altri farmaci con tetti e payback annuali: il prezzo effettivo cala perché sale il payback dato che si trattano più pazienti. Al contrario, menopazienti, meno payback, prezzo che sale(colto da impulso onanistico-dottrinale ne teorizzo con la formuletta in calce)
 
Trovata la pietra filosofale per la spesa farmaceutica? Invece no, poiché siamo nati per soffrire, causa mela morsicata e biscione (parlo di Adamo ed Eva cacciati dall’Eden, che avevate capito). Perché quanto sopra introduce pesanti elementi distorsivi. In primis si disarticola la correlazione diretta prezzo-beneficio su una variabile spuria come la frequenza di arruolamento. E già solo questo basta per spernacchiare qualche dozzina di anni di teoria del prezzo, vari Nobel inclusi.
 
E poi si possono condizionare i comportamenti degli stakeholders. Chi compra (SSN) andrà su farmaci che calano di più il prezzo in base al loro uso (più spendi in fretta, meno spendi), con riflessi anticoncorrenziali. Chi vende, le industrie, ne rallenteranno la vendita per tenere alto il prezzo, paradosso di mercato (vendere meno conviene di più). Per le Regioni nella scelta muterà l’equilibrio del trade-off tra spesa e payback anche in loro carico.
 
Non solo. Sul versante dell’offerta la competizione interna al fondo, crescerà ma sarà curiosamente ambigua: i farmaci lottano tra loro per prendersene la maggiore quota, però dovendo restare nei suoi 500 mln, pena payback e quindi calo dei loro prezzi effettivi. Acceleratore e freno insieme, superare ma senza andare fuori strada per troppa velocità.
 
I fondi aggiungono risorse preziose a un sistema sotto finanziato. Ma, domanda non retorica, dato l’annesso payback conviene ad un’industria starci dentro? O converrebbe uno scenario di prezzi inferiori ma senza payback, come si è parlato spesso (ne avevo scritto qui su QS)? E alle Regioni, ad esso soggette ma senza leve in merito, cosa converrebbe?
 
il payback anche sui fondi è clausola sottile, aggiunta in coda, ancora tra gli applausi commossi anche d’Industrie e Regioni. Forse per gli occhi appannati dalle lacrime non hanno colto come si trattasse di una clausola voluta da chi paga. Insomma, scritta dal banco. Quello che, come noto, alla fine vince sempre.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria
 
 
 


20 dicembre 2017
© Riproduzione riservata

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