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01 AGOSTO 2021
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Bpco. Per una migliore aderenza terapeutica associare il farmaco più appropriato con il dispositivo più efficace per somministrarlo 


I risultati dello studio INTREPID mostrano l’efficacia in “real life” della triplice terapia con il dispositivo Ellipta nel migliorare lo stato di salute in pazienti con Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva

07 GIU - Nel trattamento della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) una combinazione ottimale di farmaci è dispositivo per somministrarli favorisce una migliore aderenza alla terapia e maggiore efficacia. A suggerirlo sono i risultati dello studio INTREPID (INvestigation of TRelegy Effectiveness: usual PractIce Design: a single- versus multiple-inhaler triple therapy for COPD in usual clinical practice), condotto per verificare nella vita reale se la triplice terapia fluticasone furoato/umeclidinio/vilanterolo, erogata mediante il dispositivo Ellipta, fosse più efficace nel migliorare lo stato di salute rispetto alle triplici terapie aperte somministrate con diversi erogatori.
 
Lo studio INTREPID dimostra che in una popolazione di pazienti con BPCO rappresentativi della realtà quotidiana degli ambulatori medici, l’associazione dei tre farmaci somministrati con Ellipta ha migliorato in misura significativa lo stato di salute e la funzione polmonare rispetto ad altre triplici terapie assunte in aperto. Nello studio sono stati seguiti oltre 3000 pazienti in cinque Paesi Europei.
 
“La ricerca è di grande interesse per chi segue i pazienti con BPCO che necessitano di una “triplice terapia”, spiega la prof. Giovanna Elisiana Carpagnano, Direttore UOC di Malattie dell'Apparato Respiratorio presso il Policlinico di Bari. "I risultati a 24 settimane dimostrano che la percentuale di pazienti “responder” al CAT (criterio di valutazione specifico per la BPCO) è stata significativamente maggiore (47%) nel gruppo trattato con l’associazione dei tre farmaci somministrati con Ellipta rispetto al 40% osservato negli altri, e che i pazienti del primo gruppo hanno una probabilità del 31% superiore rispetto ai soggetti trattati con triplici in aperto, erogate attraverso dispositivi multipli, di ottenere un miglioramento clinico rilevante dello stato di salute”. Il tutto va letto con una miglior risposta ai parametri della funzionalità respiratoria (FEV) in particolare, e con un basso rischio di errori “critici” nell’autosomministrazione della terapia nei soggetti trattati con fluticasone furoato/umeclidinio/vilanterolo erogato mediante il dispositivo.

 
L’importanza dell’aderenza terapeutica in tempi di COVID-19
“I risultati di questo studio sono molto interessanti considerando l’importanza di una corretta adesione del paziente alle indicazioni del medico -afferma il prof. Angelo Corsico, Direttore UOC Pneumologia, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. L’aderenza alla terapia rappresenta ancora una delle sfide principali che dobbiamo affrontare come specialisti e sul territorio: abbiamo a disposizione farmaci efficaci ma è fondamentale che il paziente li assuma regolarmente per ottenere il controllo dei sintomi e limitare il rischio di riacutizzazioni della BPCO. Dallo studio INTREPID emerge l’importanza di considerare non solo i farmaci impiegati in combinazione ma anche l’erogatore, che deve essere il più possibile “Patient-Friendly” per agevolare il paziente, spesso anziano, e favorire l’ottimale aderenza alle cure”. Secondo recenti dati del Comitato Italiano per l’Aderenza alla Terapia (CIAT), la regolare assunzione dei farmaci si osserva in meno di due pazienti su dieci con sindromi ostruttive delle vie respiratorie come appunto la BPCO.
 
Queste regole sono fondamentali anche e soprattutto in tempi di COVID-19: le persone con BPCO sono per ovvi motivi a rischio in caso di infezione da virus Sars-CoV-2 e a maggior ragione un trattamento correttamente seguito consente di migliorare la capacità respiratoria dei pazienti. Purtroppo la pandemia, che ha visto in prima linea proprio gli pneumologi ed ha coinvolto le strutture di cura dedicate alle malattie respiratorie, non ha certo aiutato sul fronte assistenziale. Una recente indagine condotta da IQVIA ha evidenziato come da gennaio a dicembre dello scorso anno, rispetto allo stesso periodo del 2019, si sono registrate 84.000 diagnosi in meno di BPCO (-25%), un calo di 65.000 nuovi trattamenti (-23%), di 154.000 visite dallo pneumologo (-38%) e di 136.000 richieste di spirometrie (-46%).
 
Interessanti nel nostro percorso anche i dati estratti da un’indagine di DoxaPharma del 2017 su 150 pazienti, il 39% donne e il 61% uomini. Dall’anagrafica emerge subito un dato interessante: il 48% ha più di 54 anni ma la maggioranza ha un’età inferiore, il che significa che la BPCO non è più una patologia solo dell’anziano. Sette su 10 sono quelli che dicono di aver sofferto di riacutizzazioni. In media da 5 o più dopo la diagnosi (34%) e in 1 caso su 2 con la necessità di rivolgersi al Pronto soccorso. Durante la fase di peggioramento, il paziente nella maggior parte dei casi si rivolge per primo al medico di famiglia, che 6 volte su 10 aggiunge un farmaco alla terapia in corso, mentre quando viene chiamato in causa lo pneumologo 3 volte su 10 modifica la cura. Il 93% dei pazienti prende i farmaci prescritti, mentre un 7% utilizza altri metodi (omeopatia, inalazioni, aerosol). Il capitolo terapia è quello sicuramente che più ci interessa in questo contesto. Nel 90% dei casi viene assunta per via inalatoria: il 62% degli intervistati lo fa tutti i giorni o quasi, il 33% durante la fase acuta e il 5% solo in caso di emergenza. Analizzando i due sottogruppi – riacutizzatori e non – la percentuale di chi si cura regolarmente (o quasi) sale al 69, 7 pazienti su 10, ma gli altri (27%) solo durante le fasi acute e 4 quando non possono proprio farne a meno. Sette su dieci portano con sé l’erogatore, ma il 62% confessa il proprio imbarazzo ad utilizzarlo in pubblico.
 
La terapia per via inalatoria è un “sistema” composto da farmaco ed erogatore. L’aderenza al trattamento è direttamente correlata non solo all’educazione del paziente da parte dei sanitari, ma anche alla semplicità dell’impiego del dispositivo che rilascia il farmaco. Ellipta permette l’autosomministrazione del farmaco in tre fasi: apertura, inalazione e chiusura. Consente inoltre di limitare l’inspirazione necessaria per favorire la distribuzione dei principi attivi nei polmoni e di erogare una dose sempre costante, a prescindere dalla gravità della patologia. L’importanza del dispositivo di rilascio del farmaco viene riconosciuta dalla letteratura scientifica che ribadisce la necessità da parte dei produttori di assicurare che i pazienti possano impiegarli nella maniera corretta e per questo GSK si impegna a fornire ai medici un adeguato supporto informativo sui singoli erogatori.
 
La BPCO, modello di malattia cronica
Si respira male, si ha quasi sempre la tosse e a volte si va incontro a febbre, perché nei bronchi pieni di muco i batteri si sviluppano a grande velocità, dando luogo a infezioni ripetute. Potrebbe essere questo l’identikit della Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO), malattia che individua diversi quadri patologici, caratterizzati da eterogeneità fenotipica. Per le sue caratteristiche la malattia va trattata con regolarità, anche al fine di evitare peggioramenti dello stato di salute, e migliorare le aspettative di vita del paziente. “La terapia della BPCO in fase stabile integra trattamenti farmacologici e non farmacologici e si pone due livelli di obiettivi:  efficacia nel breve termine, con miglioramento del quadro funzionale e sintomatologico, inclusa la tolleranza allo sforzo, ed efficacia nel lungo termine, con riduzione di eventi acuti, progressione della malattia e mortalità – conclude il prof. Girolamo Pelaia, Direttore della Unità Operativa Complessa di Pneumologia – Azienda Ospedaliero-Universitaria Mater Domini di Catanzaro - Il primo momento terapeutico è rappresentato dalla diminuzione dell’esposizione ai fattori di rischio, come la cessazione dell’abitudine al fumo e la vaccinazione antinfluenzale. Poi, caso per caso, il medico può indicare l’opzione terapeutica ideale e più appropriata per il singolo paziente. Il rapporto medico-paziente è fondamentale per monitorare il trattamento e per controllare nel tempo la patologia, soprattutto alla luce del rischio di riacutizzazioni con tosse caratterizzata da aumento dell’espettorato, febbre e difficoltà respiratorie che possono rendere necessario il ricovero ospedaliero”.

07 giugno 2021
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