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Tossicodipendenze. Nel 2021 assistiti oltre 123 mila soggetti dipendenti. Più di 15 mila i nuovi utenti. Il rapporto del Ministero


I pazienti in trattamento sono prevalentemente di nazionalità italiana (91,0%), soprattutto le femmine (94,5%). Per gli utenti totali le classi di età più frequenti sono quelle comprese tra i 35 e i 54 anni (classe modale 45-49 anni). Tra nuovi utenti la cocaina risulta sostanza primaria d’abuso nel 43,0% dei casi, mentre per gli utenti già noti tale dato è pari al 20,4% (23,3% nei pazienti totali). Se si considera l’età al primo uso per oppiacei, cocaina e cannabinoidi si osserva una sostanziale stabilità temporale soprattutto negli anni più recenti. IL RAPPORTO

21 OTT -

Nel 2021 i servizi in Italia hanno assistito complessivamente 123.871 soggetti dipendenti da sostanze (su un totale di 203.920 contatti) di cui 15.653 sono nuovi utenti (12,6%) e 108.218 sono soggetti già in carico o rientrati dagli anni precedenti. Circa l’86% dei pazienti totali sono di genere maschile (con un rapporto di 1 femmina ogni 6 maschi), anche nei nuovi e nei vecchi utenti distintamente.

Questo il quadro tracciato nel nuovo Rapporto sulle tossicodipendenze del Ministero della Salute.

Nel 2021 risultavano operanti in Italia 574 Servizi pubblici per le Dipendenze (Ser.D); per rendere il servizio più accessibile a tutta la popolazione, in diverse regioni i servizi sono articolati su più sedi di erogazione delle prestazioni. La dotazione complessiva del personale dipendente all’interno dei Ser.D risulta pari a 6.140 unità. Tra le figure professionali gli infermieri rappresentano il 31,3% del totale (6.554 unità), seguiti dai medici (21,5%), dagli psicologi (14,1%), dagli assistenti sociali (13,0%), dagli educatori professionali pari (10,0%) e dagli Ota/Oss con l’1,6%.

Quanto ai pazienti, quelli in trattamento sono prevalentemente di nazionalità italiana (91,0%), soprattutto le femmine (94,5%). La maggior parte degli stranieri proviene dal continente africano (3,6%) e da altri paesi europei (2,7%). 

Per gli utenti totali le classi di età più frequenti sono quelle comprese tra i 35 e i 54 anni (classe modale 45-49 anni). Nei nuovi utenti le età più rappresentate sono quelle tra i 20 e i 39 anni (classe modale 30-34 anni). Anche l’analisi dell’età media conferma che i nuovi utenti risultano più giovani con un’età media di 33,9 anni rispetto ai 42,9 degli utenti già in carico o rientrati.

Relativamente allo stato civile non si riscontrano differenze significative tra le due tipologie di utenza: i nuovi utenti presentano valori più bassi nella percentuale di celibi/nubili (54,6% vs 57,6%) e nella percentuale di coniugati (11,2% vs 13,7%).

In riferimento alla condizione abitativa (con chi vivono) la maggior parte degli utenti maschi vive con la famiglia di origine (27,1%) mentre le femmine abitano soprattutto con il proprio partner e i figli (26,3%). La quota di coloro che vivono da soli è relativamente bassa (circa 10%). Coloro che hanno figli vivono con loro in circa il 46,4% dei casi. Per quanto riguarda il luogo dove l’utente vive, il 58,9% ha una fissa dimora, sia nei nuovi che negli utenti già in carico (32,5% dato non noto o non rilevato nel totale utenti)

Il 71,9% degli utenti presenta un livello di istruzione secondario. I vecchi utenti hanno meno frequentemente livelli di istruzione elevati rispetto ai nuovi utenti; parallelamente i vecchi utenti possiedono relativamente di più titoli di studio elementare e secondario.

Il 34,0% delle persone già in carico e il 28,3% dei nuovi utenti dichiara di avere una occupazione stabile e, rispettivamente, il 9,3% e il 7,7% una occupazione saltuaria. Le persone disoccupate sono il 29,5% negli utenti già in carico e il 26,1% nei nuovi utenti.

Il 63,8% dell’utenza in trattamento per droga è in carico ai servizi per uso primario di oppiacei; tale percentuale scende al 26,3% tra i nuovi utenti, mentre tra le persone già in carico o rientrate arriva al 69,3%. L’eroina, rimane la sostanza primaria più usata dall’insieme degli utenti in trattamento; tuttavia la proporzione di persone sul totale dei trattati che la scelgono come sostanza di elezione, diminuisce nel corso degli anni.

Tra nuovi utenti la cocaina risulta sostanza primaria d’abuso nel 43,0% dei casi, mentre per gli utenti già noti tale dato è pari al 20,4% (23,3% nei pazienti totali). Nel tempo è aumentata la proporzione di persone che richiedono un trattamento per uso di cocaina, in particolare tra i nuovi utenti per i quali la dipendenza da cocaina rappresenta in assoluto il problema principale.

L’accesso ai servizi per uso primario di cannabis riguarda circa il 27,6% dei nuovi utenti e il 9,1% dei pazienti già in carico ai servizi dagli anni precedenti (11,5% dei pazienti totali). Per la cannabis negli anni più recenti si osservano valori tendenzialmente decrescenti per i nuovi utenti.

Analizzando gli andamenti temporali (anni 2014-2021) delle età medie al trattamento in corso degli utenti per le principali sostanze d’uso primario si nota un generale aumento, più evidente per i maschi.

Se si considera l’età al primo uso per oppiacei, cocaina e cannabinoidi si osserva una sostanziale stabilità temporale soprattutto negli anni più recenti; anche per l’età al primo trattamento si osserva nell’ultimo periodo un andamento stabile per la cocaina e per la cannabis e valori più oscillanti per gli oppiacei.

Il dato sulla modalità di accesso ai servizi mostra che i pazienti già conosciuti richiedono il trattamento prevalentemente in modo autonomo o attraverso familiari e amici (69,0% dei casi) mentre i nuovi utenti giungono in maniera differenziata: il 44,9% per accesso diretto o su richiesta dei familiari/amici, il 9,0% per invio dell’autorità giudiziaria, per invio da altri servizi per le dipendenze (9,0%) o da altri servizi sanitari (8,8%). Si osserva, per entrambi i sessi, che all’aumentare dell’età si arriva al servizio sempre più tramite un accesso volontario mentre diminuisce la percentuale di coloro che vengono inviati dall’autorità giudiziaria e di coloro che usano un “altro” canale di accesso.

L’analisi dei dati sulla modalità di assunzione della sostanza di uso primario mostra che i pazienti già in carico utilizzano la sostanza prevalentemente per via iniettiva (32,0%) o fumata/inalata (36,6%). Nei nuovi utenti oltre il 50% (54,0%) fuma o inala la sostanza mentre la percentuale di coloro che usano la via iniettiva scende al 6,4%. In entrambe le categorie di utenti una quota assume la sostanza sniffandola (nuovi 21,2%; già in carico 13,4%).

Tra i nuovi utenti l’uso per via iniettiva è dichiarato dal 23,6% degli eroinomani e dall’1,1% dei cocainomani, mentre tra gli utenti già noti ai servizi tale modalità di assunzione interessa il 45,8% degli eroinomani ed il 3,8% dei cocainomani. Facendo riferimento alla modalità di assunzione “fumata/inalata” risulta che nei nuovi utenti vi si ricorre per l’eroina nel 43,1% dei casi e per la cocaina nel 40,6% dei casi, mentre negli utenti già in carico tale modalità viene utilizzata maggiormente dai cocainomani (40,7% vs 29,0%). Infine la sostanza viene sniffata soprattutto dagli assuntori di cocaina, sia nuovi (45,8%) che già in carico (42,7%).

Per quanto riguarda la frequenza di assunzione, pur se il dato è influenzato da una elevata quota di informazioni mancanti, si osserva che oltre un quarto degli utenti, sia nuovi che già in carico, usa la sostanza primaria quotidianamente.

Limitando l’osservazione ai soli utenti per i quali è stata rilevata la frequenza di assunzione della sostanza di uso primario e analizzando singolarmente le sostanze più utilizzate (oppiacei, cocaina, cannabis) risulta che gli oppiacei vengono assunti quotidianamente dal 53,3% dei nuovi utenti e dal 44,2% degli utenti già in carico; la cocaina viene assunta più frequentemente 2-3 volte a settimana (29,3%) dagli utenti già in carico e quotidianamente (31,1%) dai nuovi utenti ma almeno il 20% degli utenti non l’ha consumata nell’ultimo mese; per la cannabis, anche se oltre il 35% dei pazienti la usa quotidianamente, una percentuale di almeno il 20% (29,7% nei nuovi utenti) non vi ricorre da almeno trenta giorni.

Esaminando la distribuzione dei pazienti per classe di età e tempo trascorso dalla prima assunzione iniettiva (rispetto al totale di utenti per i quali l’informazione è stata rilevata) si nota che per la maggior parte la prima assunzione iniettiva risale ad almeno dieci anni prima, soprattutto per gli utenti già in carico (85,3%).

A livello nazionale, ogni utente ha ricevuto mediamente 19 prestazioni di tipo sanitario, 163 prestazioni farmacologiche, 13 prestazioni psicosociali. Il 78,7% dei pazienti ha avuto prestazioni di tipo medico-infermieristico, il 73,3% ha avuto un intervento psicosociale, il 58,6% è stato sottoposto a trattamenti farmacologici. A livello nazionale, il 67,3% degli utenti è sottoposto ad almeno 3 tipologie di prestazioni diverse.

Nel 2021 presentano almeno una patologia psichiatrica 8.790 assistiti pari al 7,1% degli assistiti in trattamento presso i Ser.D. Il 57,1% è affetto da disturbi della personalità e del comportamento, il 13,6% da sindromi nevrotiche e somatoformi, il 13,1% da schizofrenia e altre psicosi funzionali, il 2,7% da depressione e il 2,0% da mania e disturbi affettivi bipolari.

Nel 2021 gli assistiti testati per HIV sono stati 35.039, pari al 28,3% del totale dei soggetti in trattamento. Sono risultati positivi 1.513 soggetti, corrispondenti all’1,2% del totale dei trattati, con un range di valori compresi tra lo 0% e il 4,1%.

I soggetti testati per HBV sono stati 27.031, il 21,8% dell’utenza totale: per lo 0,5% degli utenti trattati (572 soggetti) il test ha avuto esito positivo con una considerevole variabilità interregionale.

Sono stati 26.679 gli assistiti testati per HCV, pari al 21,5% del totale degli utenti in trattamento. L’8,5% dei trattati (10.505 soggetti) è risultato positivo, con una sostanziale variabilità territoriale. Nel complesso, tra i soggetti testati il 4,3% è risultato HIV positivo, il 2,1% HBV positivo e il 39,4% HCV positivo, con una ampia eterogeneità interregionale.

I consumatori di sostanze stupefacenti per via iniettiva figurano tra i soggetti che corrono un rischio elevato di contrarre malattie infettive (HIV, epatiti).

Se si considerano coloro che hanno usato la sostanza per via iniettiva almeno una volta nella vita, risulta che oltre il 50% non è stato mai testato per l’HIV (53,6%); la stessa percentuale nei non iniettivi è pari al 67,8%. Solo il 27,4% degli utenti totali che hanno assunto la sostanza per via iniettiva almeno una volta nella vita è stato testato per l’HCV (6,9% negli ultimi 12 mesi). Se si considerano solo i nuovi utenti tale percentuale si riduce al 23,1%.

L’informazione sulla condivisione di aghi e siringhe viene rilevata solo per il 16,7% degli utenti che hanno fatto almeno una volta nella vita uso iniettivo. Limitando l’analisi a questi soggetti (n=7.233) risulta che il 51,4% ha condiviso aghi e siringhe almeno una volta nella vita.

Nel 2021 si registrano 15.468 dimessi (14.867 in regime ordinario e 601 in regime diurno) con diagnosi correlate all’uso di droghe dalle strutture ospedaliere italiane: 96,1% in regime ordinario, 3,9% in regime diurno per un totale di 181.029 giornate di degenza, con una degenza media di 12,2 giorni, e 4.056 accessi in day hospital con un numero medio di accessi pari a 6,7.

Il numero complessivo di accessi al Pronto Soccorso per i gruppi diagnostici correlati all’uso di droghe ammonta a 6.233, che rappresentano lo 0,04% del numero totale di accessi al pronto soccorso a livello nazionale. Il 12,6% del totale degli accessi in Pronto Soccorso per problemi correlati all’uso di droghe esita in ricovero, di cui il 34,1% sono accolti nel reparto di psichiatria. Inoltre il 71,0% dei ricoveri registrano una diagnosi di Psicosi indotte da droghe.

Con riferimento all’anno 2020 (ultimo dato disponibile) il costo medio annuo per residente dell’assistenza per le dipendenze sia territoriale che ospedaliera, è pari a € 18,9 calcolato dividendo il costo complessivo dell’assistenza per le dipendenze per la popolazione residente nel 2020. Per quanto riguarda l’assistenza territoriale il costo complessivo ammonta a 1.085.047 (in migliaia di euro), di cui 731.868 (in migliaia di euro) per l’assistenza ambulatoriale, 44.311 (in migliaia di euro) per l’assistenza semiresidenziale e 308.868 (in migliaia di euro) per l’assistenza residenziale. Per quanto riguarda l’assistenza ospedaliera, la remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero è nel 2020 pari a 40.927 (in migliaia di euro).



21 ottobre 2022
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