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In aumento le persone che vivono con un tumore in Europa, anche per effetto dell’invecchiamento


Pubblicati i risultati dello studio EUROCARE-6 sulla rivista Lancet Oncology. Lo studio ha evidenziato che all’inizio del 2020 in Europa il 5% della popolazione aveva avuto nel corso della vita una diagnosi di tumore, recente o lontana nel tempo, per un totale complessivo di 23.7 milioni di persone (12.8 milioni donne e 10.9 milioni uomini). Tra questi, il 16% era al di sotto dei 55 anni di età (3.74 milioni, di cui 2.32 femmine e 1.42 maschi).

31 GEN -

Si stima che all’inizio del 2020 in Europa il 5% della popolazione aveva affrontato nel corso della vita una diagnosi di tumore, per un totale complessivo di 23.7 milioni di persone. Lo afferma uno studio di un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che ha stimato la prevalenza al 2020 analizzando i dati dei registri tumori di 29 paesi Europei partecipanti al programma di ricerca EUROCARE-6. I risultati principali dello studio sono stati pubblicati oggi dalla rivista Lancet Oncology e sono accessibili on-line sul sito dello European Cancer Information System (ECIS) della Commissione Europea.

Lo studio
Lo studio epidemiologico ha coinvolto 61 registri tumori europei e si è basato sui dati relativi a pazienti diagnosticati a partire dal 1978 e seguiti fino al 2013, per un totale di oltre 19 milioni di casi oncologici e 32 tipologie di tumore analizzate. Lo studio si è avvalso di un finanziamento dedicato al miglioramento del sistema informativo europeo sul cancro, previsto dalla Joint Action IPAAC (Innovative Partnership for Action Against Cancer), co-finanziata dalla Commissione Europea e da 24 Stati Membri.


I risultati
Lo studio ha evidenziato che all’inizio del 2020 in Europa il 5% della popolazione aveva avuto nel corso della vita una diagnosi di tumore, recente o lontana nel tempo, per un totale complessivo di 23.7 milioni di persone (12.8 milioni donne e 10.9 milioni uomini). Tra questi, il 16% era al di sotto dei 55 anni di età (3.74 milioni, di cui 2.32 femmine e 1.42 maschi). Le stime si riferiscono a tutti i casi prevalenti, ovvero persone ancora in terapia, persone sotto sorveglianza per la prevenzione di eventuali recidive e persone guarite dal tumore che non necessitano di ulteriori cure o controlli.

Il 43% dei casi prevalenti femminili aveva avuto una precedente diagnosi di tumore della mammella (5.5 milioni) e il 37% di quelli maschili un tumore della prostata (4 milioni). I tumori colorettali sono risultati la seconda causa di diagnosi più comune trai prevalenti di entrambi i sessi (3 milioni), con proporzioni più elevate negli uomini che nelle donne (691 contro 564 casi ogni 100,000 abitanti, rispettivamente).

Dalla ricerca è emerso che dal 2010 al 2020 il numero di casi prevalenti per tumore in Europa è aumentato in media del 3,5% l’anno e del 41% in totale (da 16.8 a 23.7 milioni), in parte per effetto dell’invecchiamento demografico. L’incremento è stato più marcato per gli uomini (+46%, da 7.47 milioni nel 2010 a 10.9 milioni nel 2020) che per le donne (+37%, da 9.34 a 12.8 milioni) a causa della diversa composizione dei tumori che interessano i due sessi.

La stima dei sopravviventi a lungo o lunghissimo termine è una caratteristica unica dello studio. È stata ricostruita, infatti, la prevalenza completa, che comprende sia i casi osservati dai registri tumori, sia la stima dei casi diagnosticati prima dell’avvio dei registri. Nel 2020 il numero di casi prevalenti diagnosticati da meno di 5 anni (8.86 milioni) era di molto inferiore al numero dei lungo viventi oltre i 5 anni, stimati in 14.85 milioni in totale, rispettivamente 5.75 milioni tra 5 e 10 anni, 5.54 milioni tra 10 e 20 anni e 3.55 milioni viventi da più di 20 anni dalla diagnosi. Complessivamente il 38% di tutti i casi prevalenti in Europa al 2020 erano sopravvissuti da più di 10 anni dalla diagnosi (44% per le donne e 32% per gli uomini).

Lo studio ha anche evidenziato importanti differenze nei livelli di prevalenza trai 29 paesi europei partecipanti (da 2 a 10 volte a seconda del tipo di tumore), molto più ampie di quelle che si osservano per l’incidenza. Per il totale dei tumori maligni, i valori massimi trai 29 paesi esaminati sono stati riscontrati in Germania, Italia, Belgio e Francia (proporzioni di prevalenza grezza tra 5,861 e 5,603 per 100,000 abitanti), mentre quelli minimi per Bulgaria, Polonia e Slovakia (3,026-3,775 per 100,000). Le differenze maggiori interessano i tumori ad alta variabilità geografica di incidenza, come il melanoma della pelle, per il quale la proporzione di prevalenti nella popolazione, era 8 volte più alta in Danimarca rispetto alla Bulgaria, per entrambi i sessi.

“I risultati dello studio – spiegano gli autori - indicano che una quota molto significativa della popolazione è o è stata interessata dall’esperienza del cancro. Questa quota è destinata ad aumentare ed è ancora più grande se si considerano le famiglie e i caregiver. L’aumento del carico oncologico, condizionato dall’invecchiamento demografico e in combinazione agli alti costi delle terapie innovative, ha delle serie implicazioni per la sostenibilità dei sistemi sanitari e socioassistenziali. Questi dati confermano l’urgenza di rafforzare la prevenzione primaria e la diagnosi precoce. La prevenzione resta la strada maestra, non solo per ridurre il numero di malati ma per migliorare le possibilità di guarigione e di buona qualità di vita dopo il cancro, come espresso con chiarezza negli obiettivi del Piano Oncologico Europeo 2021-2027 (Europe’s Beating Cancer Plan, EBCP)”.

Gli autori sottolineano che le stime di prevalenza “integrano gli studi sui guariti dal cancro e sulla qualità di vita dei pazienti oncologici e sono utili per sviluppare linee guida sul follow up, per prevenire secondi tumori o sequele tardive e migliorare l'assistenza lungo tutto il percorso della malattia”. Inoltre “la prevalenza per durata di malattia consente di quantificare la platea interessata da politiche volte a mitigare le conseguenze socio-economiche della malattia, come la discriminazione lavorativa o finanziaria (legislazione sul diritto all’oblio dei pazienti guariti)”.



31 gennaio 2024
© Riproduzione riservata


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