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Oncologia. Eccesso di burocrazia e tagli alla spesa compromettono la qualità delle cure


Per l’80% di oncologi e farmacisti ospedalieri la burocrazia informatica sottrae tempo al dialogo con il paziente. E per il 75% dei malati la razionalizzazione dei costi in oncologia ha avuto un impatto pesante sulla qualità delle cure. I risultati di un’indagine di Datanalysis che ha affiancato il progetto Syn.thesis, promosso da Aiom e Cipomo e Sifo

07 OTT - Eccesso di burocrazia informatica e tagli della spesa. Sono questi gli ostacoli da superare per oncologi, farmacisti ospedalieri e pazienti oncologici. Barriere che mettono a repentaglio la qualità e la garanzia delle cure.
Per otto professionisti su dieci l’eccesso di “burocrazia informatica” sottrae tempo prezioso al dialogo con i pazienti oncologici, compromettendo così il rapporto medico paziente. Un tempo prezioso, necessario per affrontare al meglio il percorso di cura, che i professionisti perdono a causa della sovrapposizione delle procedure e di sistemi che non si parlano tra loro. Un sistema non da cancellare, ma sicuramente da ottimizzare e razionalizzare. Mentre per due professionisti su tre la razionalizzazione dei costi incide pesantemente sulle cure.
Una preoccupazione avvertita anche dai malati: tre su quattro pensano che i tagli alle spese sanitarie possano seriamente compromettere la qualità dei trattamenti e la metà si affida a famiglia o associazioni di volontariato per integrare l’assistenza pubblica.
 
A fotografare i disagi di medici e farmacisti ospedalieri e pazienti oncologici è un’indagine condotta da Datanalysis condotta su 1.200 tra oncologi, farmacisti ospedalieri e pazienti che ha affiancato il progetto SYN.THESIS, presentato oggi a Roma al Ministero della Salute.

 
Un progetto, promosso dal Collegio italiano dei primari medici oncologi ospedalieri (Cipomo), dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dalla Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo), nato per stringere un’alleanza tra medici e farmacisti con l’obiettivo di sostenere l’efficacia e la sostenibilità economica delle cure oncologiche.
 
Per i professionisti serve un intervento nazionale per uniformare le decisioni e  anche per stabilire quale sia il rapporto costo/beneficio che si ritenga sostenibile per il Ssn. E la scelta se prescrivere o meno un farmaco in base al suo costo e ai vantaggi che ci si attendono non può essere lasciata al singolo medico, servono linee guida nazionali che possano indirizzare gli oncologi e anche le aziende nelle scelte commerciali. Inoltre, le diverse applicazioni regionali di norme nazionali mettono in seria discussione la reale equità di cura al paziente oncologico. Serve insomma collaborazione, per riuscire finalmente a dare risposte certe ai pazienti.
 
Intanto per i professionisti il primo scoglio da superare è quello dell’eccesso di burocrazia che sottrae tempo prezioso ai pazienti. Ma anche capire come liberare risorse per investirle su terapie innovative.
 
“La gestione della burocrazia richiede tempo, è innegabile – osserva Giampiero Fasola, presidente del Cipomo – dobbiamo perciò seriamente chiederci, oggi, se non sia opportuno rivedere il sistema, che è evoluto e quindi complesso, ma che certamente non deve risultare anacronistico. Alcuni strumenti che utilizziamo nelle prescrizioni possono essere forse superati, e pare arrivato il momento di un serio ‘ripensamento’ della gestione generale dell’assistenza. Anche perché facendolo sarebbe possibile liberare risorse da investire proprio nelle terapie innovative, uno dei banchi di prova più ardui che attende i sistemi sanitari in oncologia”.
Quello oncologico è infatti uno dei settori in cui appaiono più pressanti gli interrogativi di sostenibilità economica posti dalle nuove terapie. Il 57% di tutti i farmaci innovativi, oltre 3 mila nuove molecole, è in sperimentazione in campo oncologico anche se al paziente ne arriveranno soltanto alcuni. 
 
“La sostenibilità dei costi per queste terapie, alcune in grado di garantire un miglioramento significativo dell’aspettativa di vita dei pazienti – continua Fasola – è fortemente in dubbio: oggi i trattamenti innovativi costano da 40 a 80 mila euro all’anno a paziente, ma l’aumento della spesa sanitaria oncologica galoppa al ritmo del 5% all’anno e ben presto, con l’arrivo di altre molecole nuove e importanti ma costose, potrebbe diventare insostenibile”.
 
“L’indagine – interviene Stefano Cascinu, presidente Aiom – mostra chiaramente che questo timore è ben presente nei pazienti ma soprattutto fra gli operatori sanitari: tutti hanno compreso che la sfida del prossimo futuro sarà trovare metodi per garantire a tutti e il più possibile l’accesso alle opportunità di cura”.
 
Oggi si stima che il 20-30% dei costi in sanità sia evitabile ed è su questi ‘sprechi’ che occorre lavorare per liberare spazio per l’innovazione: migliorare la gestione dei percorsi assistenziali dei pazienti è una strada, già percorsa con successo da alcune Regioni, per ridurre le spese.
 
“Purtroppo si tratta ancora di esperienze a macchia di leopardo – ha aggiunto Cascinu – ma le buone soluzioni dovrebbero essere accolte e applicate a livello nazionale. Ritengo però che soprattutto la percezione da parte dei pazienti di non ricevere cure efficaci e/o costose a causa della crisi economica, emersa fortemente dall’indagine, è certamente eccessiva ma anche un aspetto da non sottovalutare. In Italia potremmo avere, soprattutto in relazione ai nuovi farmaci, problemi eventualmente correlati a ritardi o a qualche possibile rischio, ma il fattore economico non costituisce, oggi, una limitazione all’accesso alle cure né una discriminante. E, su questo importante aspetto, i pazienti vanno ed hanno il diritto di essere tranquillizzati e rassicurati”.
 
Arrivare a una sintesi tra innovazione e sostenibilità che tenga sempre al centro di ogni scelta il paziente e i suoi bisogni è quindi molto importante. Si tratta quindi di individuare soluzioni per liberare risorse senza cedere al rischio di compromettere la qualità delle cure e senza rinunciare a un doveroso controllo dei costi: per questo il progetto sta unendo gli intenti di oncologi medici e farmacisti ospedalieri, sull’importanza di mantenere la qualità delle cure con l’esigenza di tagliare i costi.
 
Un’alleanza oncologi e farmacisti. Da 22 focus group del progetto SYN.THESIS condotti in altrettanti centri oncologici italiani è emerso chiaramente che oncologi e farmacisti, pur partendo da esigenze diverse, vedono nella collaborazione e nell’alleanza fra loro il mezzo migliore per arrivare a una visione sistemica dei processi di cura, che potrà portare a risparmi e a una maggiore appropriatezza dei trattamenti.
 
“Ma non solo – aggiunge Sandro Barni, direttore dipartimento Oncologia, AO di Treviglio (BG) e coordinatore del progetto per Cipomo –. In questo quadro di efficace ed efficiente collaborazione fra professionisti è emerso l’importante ruolo di continuità e supporto alle cure svolto dalla famiglia e dalle associazioni di volontariato, un punto fermo di aiuto e di rifugio in un momento di crisi economica che il Paese sta attraversando. Inoltre è importante constatare che non solo i pazienti ritengano buona la qualità delle cure ricevute, ma che soprattutto la migrazione da Sud a Nord e da Nord ancora più a Nord, registrata nel ultimi anni, alla ricerca di assistenza più qualificata si stia riducendo”.
 
 

07 ottobre 2014
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