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Standard ospedalieri. Dopo un anno di rodaggio il decreto ha bisogno di un ‘tagliando’

di L.F.

Questo in sintesi il messaggio emerso da un convegno organizzato da Federsanità Anci oggi a Roma. Tra gli spunti e le proposte (su cui la Federazione predisporrà un documento per il Governo), la definizione di standard minimi di popolazione per Asl e Distretti, potenziamento Piano esiti, superamento posti letto come indicatore base. Ma soprattutto la richiesta forte è quella di standard anche per il territorio.

19 OTT - Il decreto sugli standard ospedalieri? Dopo un anno ha bisogno di un ‘tagliando’. Questo in sintesi il messaggio emerso da un convegno organizzato da Federsanità Anci oggi a Roma.
 
Un decreto giudicato “positivo” dal panel di esperti presenti ma che a più di un anno dalla sua emanazione sta mostrando alcuni limiti che ne rendono difficile l’applicazione su tutto il territorio.
 
Ad aprire l’evento il presidente di Federsanità Anci Angelo Lino Del Favero che ha ricordato come il Dm 70 “non viaggia da solo ma insieme al decreto sui piani di rientro ospedalieri, al piano cronicità, ai nuovi lea, ai nuovi piani di rientro per le aziende ospedaliere, al Piano per la sanità digitale a tutti i documenti d’indirizzo aziendale e regionali. Sono tutti provvedimenti collegati che producono un cambiamento per la nostra sanità. Un cambiamento che è necessario per mantenere in piedi il nostro servizio sanitario universale che ormai è diventato un unicum nel panorama internazionale”. “Ma accanto agli standard ospedalieri – ha precisato Del Favero – occorre mettere mano alla riorganizzazione del territorio, altrimenti salta tutto”.
 
Del Favero ha poi ricordato come dalla giornata emergerà un documento ufficiale di Federsanità Anci, con le modifiche auspicate al Dm, che sarà proposto al Governo.
 
Una prima serie di proposte e spunti sono state lanciate dal Dg della Salute della Regione Calabria Riccardo Fatarella secondo cui sarà fondamentale in primis dare la possibilità alle strutture private non accreditate (ovviamente che abbiamo l’autorizzazione) ad aprire anche nelle regioni in piano di rientro per sviluppare l’attività d’impresa tenendo conto che già oggi un terzo degli italiani possiede una forma di assistenza integrativa”. Altro spunto lanciato quello di porre dei limiti minimi per il distretto (minimo 40mila abitanti) e per le Asl (minimo 350 mila abitanti).
 
Altre proposte sono venute dal Dg Area Salute della Regione Puglia Giovanni Gorgoni che ha chiesto che vengano implementati gli “indicatori di esito” e poi ha rilanciato sul fatto che il parametro del posto letto va superato come indicatore di riferimento”.
 
Una battuta poi anche sui tanti e troppi provvedimenti che si sommano e rendono difficile il lavoro di chi deve programmare in un’ottica ben riassunta da Del Favero: “l’iper analisi porta alla paralisi”.
 
Un messaggio per un ‘tagliando’ del decreto sugli standard ospedalieri è arrivato anche dal Dg della Salute del Lazio Vincenzo Panella: “Dopo un anno di rodaggio, ha bisogno di qualche aggiustamento. Se il modello è rigido non funziona ed quello che sta accadendo”.
“Sia chiaro che è auspicabile che un decreto di questo genere sia replicato anche in altri ambiti - ha aggiunto - Ma facciamogli fare un passo avanti, soprattutto in riferimento al Piano esiti che è uno strumento che va potenziato”. Ma Panella è tornato poi anche sul tema del territorio: “Alla rete territoriale nel dm è dedicato poco più di una pagina. Ma come fa l’ospedale a standardizzare se non si fa lo stesso sul territorio? L’Ospedale ha le sue regole ma servirebbe un decreto anche sugli standard del territorio”.
 
A chiudere la sessione il Dg dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige Thomas Schael: “Il Dm 70 ha una sua logicità. Ma voglio ricordare che chi fa buona programmazione arriva a quei principi lo stesso. Certo valori troppo rigidi non vanno bene, ma a prescindere da tutto ciò la strada vincente verte su due tipi d’investimento:  in risorse umane e nell’informatica”.
 
 L.F.

19 ottobre 2016
© Riproduzione riservata


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