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Migranti. Rapporto Ocse: “Nel 2017 calo del 34% degli arrivi in Italia a fronte di una media del -5%”

Lo scorso anno il flusso dei migranti verso l’Italia ha subito un brusco ridimensionamento molto più evidente rispetto al calo che si è comunque registrato nella maggioranza dei Paesi Ocse. La forte diminuzione italiana segue gli accordi Italia-Libia firmati a inizio 2017 che limitano i flussi migratori di provenienza dall'Africa. 

20 GIU - "Nel 2017, 119.000 migranti sono arrivati in Italia per via marittima, il 34% in meno rispetto al 2016 e il 22% in meno rispetto al 2015": lo sottolinea oggi l'Ocse nel rapporto annuale sulle migrazioni pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dei Rifugiati.

 
"Questo calo - prosegue l'Ocse nella scheda consacrata all'Italia - segue gli accordi Italia-Libia firmati a inizio 2017 che limitano i flussi migratori di provenienza dall'Africa. I principali Paesi di origine restano la Nigeria, la Guinea e la Costa d'Avorio.
 
Nel 2017, precisa l'Ocse, un gran numero di migranti sbarcati sulle coste italiane erano minori non accompagnati (circa 16.000), principalmente africani, nonostante una riduzione del 39% rispetto al 2016. 
 
L'Ocse rivela inoltre che nel 2017 l'Italia "ha accolto oltre 130.000 richiedenti asilo (10.000 in più rispetto al 2016). 
 
Erano principalmente di nazionalità nigeriana (18%), cingalese (10%) e pakistana (7.5%). Il numero di minori soli raggiungeva praticamente i 18.300 alla fine dell'anno". Inoltre, prosegue l'organismo per lo sviluppo e la cooperazione economica, tra il 2016 e il 2017, circa 226.000 primi permessi di soggiorno sono stati rilasciati dall'Italia, praticamente la metà rispetto al 2007 (515.000). 
 
Come nel corso degli anni precedenti solo il 4% dei nuovi permessi sono stati rilasciati a titolo professionale, contro il 46% per motivi familiari. 
 
All'inizio del 2017, un terzo del totale dei permessi di soggiorno rilasciati in Italia era per motivi d'asilo o umanitari, contro il 28% nel 2015-2016. Le comunità di immigrati presenti da lungo tempo in Italia (come gli albanesi, i marocchini, i tunisini) tendono ad avere permessi per motivi familiari, mentre alcuni stranieri di nazionalità di immigrazione più recente (cinesi, cingalesi, peruviani) sono in maggioranza titolari di un permesso di soggiorno per motivi professionali.
 
Il quadro internazionale. I dati preliminari indicano che nei Paesi OCSE sono stati registrati nel 2017 poco più di cinque milioni di nuovi migranti permanenti regolari.
 
Per la prima volta dal 2011 questi movimenti in entrata stanno diminuendo (una diminuzione di circa il 5% rispetto al 2016). Ciò è tuttavia ascrivibile alla diminuzione significativa del numero di migranti cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato nel 2017, mentre le altre categorie di migranti sono rimaste stabili o sono aumentate.
 
Dopo due anni di livelli record delle richieste d’asilo nei Paesi dell’OCSE, nel 2017 si è registrato un notevole calo, con 1,23 milioni di domande. Questa cifra, tuttavia, è ben superiore a quelle registrate prima del 2015.
 
I tre principali Paesi di origine delle richieste sono stati l’Afghanistan, la Siria e l’Iraq. Nel 2017 gli Stati Uniti hanno ricevuto il maggior numero di richieste di asilo dell’area OCSE (330.000), seguiti dalla Germania (198.000).
 
Rappresentando quasi il 40% delle entrate a carattere permanente, la migrazione per motivi di famiglia (ricongiungimento, creazione di una famiglia o accompagnamento di membri della propria famiglia) resta il principale canale di migrazione verso l’area OCSE.
 
Il forte aumento di questa categoria nel 2015 2016 ha invertito la tendenza al declino, iniziato nel 2010, della migrazione per motivi di famiglia. Per la prima volta, quest’anno le “Prospettive” includono un dato numerico consolidato per l’insieme delle categorie di migranti per lavoro temporaneo verso i Paesi dell’OCSE.
 
Queste categorie comprendono le assunzioni internazionali di lavoratori stagionali e di altri lavoratori stranieri temporanei; i lavoratori UE trasferiti dai loro datori di lavoro verso altri Paesi UE con contratti locali (lavoratori distaccati) e le persone trasferite in seno alla propria impresa.
 
Complessivamente, nel 2016 sono stati registrati nell’area OCSE oltre 4,2 milioni di lavoratori stranieri temporanei, pari all’11% in più rispetto all’anno precedente. I principali Paesi di accoglienza dei lavoratori temporanei sono stati la Polonia (672.000 migranti provenienti soprattutto dall’Ucraina) e gli Stati Uniti (660.000 lavoratori migranti, provenienti principalmente dall’India).


20 giugno 2018
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