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Contratto sanità privata. De Rango (Cimop): “Da Aris e Aiop parole discriminatorie. Ministero e Regioni intervengano”


"Oggi nel nostro paese tutti concordano per riconoscere ai professionisti della sanità di aver pagato il tributo più alto e più drammatico contro il Covid: la vita. Alla luce di tale scenario, non si comprende né si condivide la strategia di Aris e Aiop che, forse, non hanno contezza di un particolare: nell'accordo in discussione il fondo previsto copre il rinnovo contrattuale di tutti. Allora perché fomentare una discrepanza di azioni?”. Così il segretario nazionale Cimop.

09 MAG - “Imbarazzanti e discriminatorie le parole dei vertici di Aris e Aiop contro i medici della sanità privata: dietro il paravento dell'emergenza Covid, agitano la bandiera del rinnovo contrattuale solo per il personale non medico, quando invece i fondi sono sufficienti per tutti. Ministero della Salute e Conferenza Stato-Regioni intervengano”.

Così il Segretario Nazionale della Cimop (Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata), Carmela De Rango, che si dice amareggiata dopo la presa di posizione di Barbara Cittadini, presidente nazionale Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) e padre Virginio Bebber, presidente nazionale Aris (Associazione religiosa istituti sociosanitari) i quali, commentando l’annuncio dello stato di agitazione da parte delle principali sigle sindacali della sanità, "hanno nuovamente operato una discriminazione, forse per un comodo ritorno".

“Perché i medici che operano nella sanità privata accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale sono pagati al ribasso del 50% rispetto alla dirigenza pubblica? Perché Aris e Aiop contribuiscono a innescare un corto circuito, non solo professionale ma a questo punto anche valoriale, morale e sociale, in un mondo come quello delle professioni sanitarie chiamato al fronte della pandemia?".

 
"Dopo lo stato di agitazione del sindacato da me guidato proclamato lo scorso 24 gennaio in tutta Italia dovuto al blocco del rinnovo contrattuale per la retromarcia delle parti datoriali, la Cimop ha più volte richiamato tutte le parti in causa ad un atteggiamento più responsabile, ma ci rendiamo conto che il limite del buon senso e della correttezza è stato ampiamente valicato. Le parti datoriali stanno foraggiando una discriminazione contro il personale medico della sanità privata, ai quali si applica attualmente un contratto del 2005. Spiccano, in primis, i 14 anni di anzianità di quel contratto, che nei fatti è stato superato da una serie di modifiche legislative che lo rendono anacronistico. Nel 2009 il trattamento economico è stato rivisto, ma quelle stesse previsioni di incremento sono state applicate solo al 50% nelle regioni del centro sud, e totalmente inapplicate nelle strutture private religiose della regione Lazio”.

E aggiunge: “Dal 2005 al 2015 più di 10 mila medici italiani hanno scelto di lavorare in Germania, Svizzera, Francia, Inghilterra e Spagna. Oggi nel nostro paese tutti concordano per riconoscere ai professionisti della sanità di aver pagato il tributo più alto e più drammatico contro il Covid: la vita. Alla luce di tale scenario, non si comprende né si condivide la strategia di Aris e Aiop che, forse, non hanno contezza di un particolare a questo punto dirimente: nell'accordo in discussione nelle ultime settimane, il fondo previsto copre il rinnovo contrattuale di tutti. Allora perché fomentare una discrepanza di azioni? Tornano alla mente le parole dello scrittore Nicolai Lilin, che la fame viene e passa, ma la dignità una volta persa non torna piú”.

09 maggio 2020
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