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Infermieri. Non si assumono più perché si tagliano i servizi

19 GIU - Gentile  Direttore,
ho molto apprezzato la disamina dalla Presidente Silvestro relativamente alle criticità del Sistema Sanitario del nostro Paese, così come mi sono sembrati di grande interesse gli argomenti posti in discussione, in particolare:il contenimento dei costi e le razionalizzazioni; il fabbisogno formativo e la disoccupazione infermieristica; la libera circolazione delle professioni in Europa; il campo di attività degli Infermieri.
 
Relativamente alle argomentazioni presentate ritengo opportuno evidenziare con ulteriore forza le situazioni di maggiore complessità/criticità, anche con alcuni "richiami" riguardanti i problemi per l'utenza e altri di interesse professionale, in particolare:
 
Il contenimento dei costi e le razionalizzazioni
Gli indirizzi governativi già da molti anni raccomandavano interventi di razionalizzazione che solo in pochi casi hanno trovato una pratica applicazione.
La fotografia del Paese Italia evidenzia una grande difformità di erogazione dei servizi sanitari (di tipologia e quantità);

I tagli sono stati spaventosi, comunemente "lineari" e senza un progetto all’origine di riorganizzazione dei servizi.
Il taglio dei servizi, senza un’offerta alternativa, porta inevitabilmente o all'aggravamento delle cronicità e/o a nuovi fatti acuti, con la necessità di ricoveri ospedalieri, con il conseguente e inevitabile aumento dei costi.
Potrebbe essere di grande interesse un approfondimento finalizzato a individuare i capitoli di spesa su cui si è realizzato il maggiore contenimento dei costi ... e magari si prende atto che il "taglio" ha riguardato prevalentemente Infermieri e operatori di supporto (peraltro in una condizione di "assordante silenzio" da parte sia della professione, sia da parte sindacale).
Nella realtà la spesa per il personale deve attestarsi a quella sostenuta nel 2004, cui deve essere ancora sottratto l'1,4%. I contenimenti e i "rientri" hanno riguardato quasi esclusivamente i "tagli" di personale (prevalentemente di assistenza).
Le nostre riflessioni e le successive azioni non devono essere tanto "giustificative" dei contenimenti raccomandati dal legislatore, quanto di chiara determinazione delle possibilità nel dare risposta ai bisogni di salute delle persone, tenuto conto delle risorse disponibili (e la garanzia dei livelli di sicurezza nei confronti dei pazienti e degli operatori).
Colpisce che le altre professioni sviluppano in maniera fortissima la propria auto-determinazione (attività e risorse) mentre noi attendiamo che altri decidano per noi!
E’ forse giunto il momento di "urlare" il nostro pensiero che è comunque in linea con le necessità di razionalizzazione, ma certamente contrario ai "tagli lineari".
Dobbiamo ripensare l'intero sistema sanitario, a partire dalle nuove necessità, tenuto conto sia delle mutate situazioni epidemiologiche, demografiche e sociali, sia dello sviluppo scientifico e tecnologico che ha pesantemente mutato le necessità di funzionamento del sistema stesso.
Può anche essere che nel passato (più o meno recente), in epoca di "vacche grasse", si sia un po’ esagerato. Ora le condizioni sono cambiate ed è necessaria la massima attenzione all'uso corretto e razionale delle risorse.
L'attenzione esclusiva alla sostenibilità economica del sistema non è più compatibile con la domanda della popolazione;
Dobbiamo rendere evidente non tanto "le risorse che mancano", quanto "cosa possiamo dare" con le risorse che abbiamo a disposizione.
 
 
Il fabbisogno formativo e la disoccupazione infermieristica
siamo in presenza di un fenomeno nuovo di "disoccupazione infermieristica", non tanto quanto conseguenza di una cattiva programmazione, né come conseguenza di una diminuzione dei problemi di salute della gente;  non vengono assunti infermieri per il semplice fatto che sono stati tagliati servizi e perché le condizioni economiche del paese non sono compatibili con le necessità della gente.
Forse è il caso di riportare in maniera chiara e inequivocabile il rapporto medici / ‰ abitanti e il rapporto infermieri / ‰ abitanti, in maniera comparata tra i paesi OCSE; piuttosto che richiamare l'attenzione alle situazioni stipendiali a 5 anni dal conseguimento della laurea (in confronto con altri corsi di laurea), forse è meglio evidenziare, relativamente ai paesi OCSE, la comparazione della numerosità tra medici e infermieri ‰ abitanti, con chiara evidenza che la componente medica è ai primi posti e la componente infermieristica occupa il terzultimo posto.
Forse sarà più facile capire i contesti ove esercitare le razionalizzazioni più importanti ... e forse è giunto il momento per la  politica di assumersi le proprie responsabilità!
Dove eravamo Noi (istituzione) quando nel piano sanitario 2011-2013 la politica ci ha detto che se mancano Infermieri il problema non si pone poiché si possono importare?
E dove siamo oggi ... e cosa facciamo per rendere evidente il nostro disagio (come cittadini e come professionisti) di fronte ai tagli di risorse che stanno interessando l'intero Paese?
 
Relativamente agli aspetti formativi, certamente è importante l'approfondimento sul fabbisogno, ma prima ancora è d’importanza fondamentale:
Definire i livelli di risposta ai bisogni della gente (e forse è preferibile parlare di "standard di risposta" piuttosto che di "costi standard"). Al momento si prende atto di una difformità assoluta presente sul territorio nazionale relativamente ai servizi offerti e al personale presente.
Definire i criteri per la determinazione delle risorse per tipologia e numerosità, sia per le strutture ospedaliere e residenziali che per i servizi territoriali e domiciliari.
Ridefinire i percorsi formativi di I e II livello, tenuto conto dei nuovi bisogni della gente, dello sviluppo scientifico e tecnologico, delle necessità di funzionamento del sistema.
Ridefinire le competenze degli operatori e i sistemi di collaborazione, integrazione, interazione e comunicazione, e i ruoli e le responsabilità, per ogni livello delle articolazioni organizzative.
Definire i criteri per l'accreditamento dei professionisti e delle strutture sanitarie in cui si erogano prestazioni sanitarie infermieristiche.
Definire i criteri per l'accreditamento delle sedi formative (presidenza, coordinamento, docenti, tutor, tirocini, etc.).
Definire la possibilità di applicazioni "in deroga" per consentire la realizzazione dei corsi, nel rispetto delle indicazioni europee, per un prodotto finito (infermiere abilitato) adeguato alle esigenze della gente e alle necessità del sistema.
 
Riguardo alle altre argomentazioni presentate:
non si vuole fermare la "libera circolazione"; semplicemente si ritiene di fondamentale importanza prevedere un’uniformità di regole e il relativo rispetto, da parte di tutti! Possibilmente evitando situazioni "di maggior favore", in specifici contesti, molto onerose, con percorsi standardizzati e con risultato abbastanza prevedibile;
l'ipotesi di recuperare risorse attraverso le riorganizzazioni raccomandate dal legislatore ... forse è una strada poco percorribile e forse è bene stare "con i piedi per terra".  Probabilmente nella migliore delle ipotesi dette risorse serviranno a garantire (e non c'è certezza) gli adeguamenti agli organici interni ospedalieri;
l'indirizzo e l'azione coordinata dei Collegi sono quanto di più desiderato da tutti.
 
L'auspicio è che ci sia in tutti - politica e professione in primis - la piena consapevolezza della criticità della situazione e la volontà di affrontare insieme un percorso che consenta sia il contenimento dei costi e la razionalizzazione delle risorse, sia la garanzia dei servizi per l'adeguatezza della risposta ai bisogni della gente, con l'assicurazione delle condizioni di sicurezza per gli utenti e per gli operatori.
 
Saverio Andreula
Presidente Collegio Ipasvi di Bari

19 giugno 2013
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