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Infermieri. Il nonsense della “doppia” laurea

09 OTT - Gentile Direttore,
ho seguito con molto interesse il dibattito agito negli ultimi giorni sulla questione del protocollo d’intesa che, per farla in breve, definisce la consulenza infermieristica tecnica d’ufficio. Ora, l’abbrivo che mi ha spinto ad esternare il mio pensiero, prende le mosse dall’intervento del Dott. Benci. Dunque, non ci sono elementi per confutare il ragionamento del Benci che, come sempre, appare lineare, ben articolato e soprattutto sufficientemente corroborato di richiami bibliografici e giurisprudenziali.

Ciò posto, è necessario tuttavia innalzare il livello di speculazione filosofica e ordire, per quanto possibile, ulteriori argomentazioni.

Prima o poi, come si suol dire, il nodo arriva sempre al pettine e dopo anni di formazione post laurea più o meno “selvaggia” dove i master nascevano e nascono come funghi dopo una giornata di pioggia, ci si è imbattuti sulla vera questione: i master, sicuramente importanti per una crescita personale dell’io infermiere, servono o non servono per dare all’infermiere determiniate peculiarità che ne definiscono una differenziazione e perché no una specializzazione.


Vede, il bisogno di formazione da parte degli infermieri è veramente vorace, tant’è che nessuna università ha lasciato scoperto questo settore e un po’ tutte, chiamandoli nei modi più diversi, hanno nei loro piani di studi, corsi dedicati agli infermieri.

Se tutto ciò è vero, non si capisce perché si è voluto categorizzare l’infermieristica in magistrali e non magistrali.

Naturalmente, non mi aspetto applausi dopo ciò che scriverò ma, in alcuni casi, il non political correct serve specie nella misura in cui, sia foriero di una discussione proficua e chiarificatrice.

Categorizzare gli infermieri in magistrali e non magistrali, mostra il fianco a una depauperazione della stessa infermieristica che, attenzione, non arriva dall’esterno ma è tutta endo infermieristica.

Sono gli stessi infermieri, almeno così sembra, che, usando tutti gli strumenti divulgativi moderni, gridano allo scandalo.

E lo fanno perché non riescono a dare una risposta alla domanda fondamentale: perché mi hai fatto studiare se poi non serve a nulla, eri tu che sedevi dietro alla cattedra, eri sempre tu che mi valutavi e mi esaminavi, e ora mi dici che ho buttato via soldi e tempo?

Ordunque, perdonerà il pleonasmo ma sono ben consapevole delle norme e dei contratti che disciplinano la professione e non vorrei che il lettore si persuadesse su alcune mie lacune: il ragionamento è tutt’altro.

Se, come dice il Benci, andrebbe chiarito che tipo di formazione ha il magistrale, manageriale, organizzativa, formativa, di ricerca e così via, andrebbe allo stesso modo chiarito perché non tutti gli infermieri siano magistrali.
Ed ecco il punto.

Se si decide che una professione debba assumere le caratteristiche tipiche di una professione, i professionisti che la popolano devono, almeno ai cancelletti di partenza, avere le stesse possibilità.
Se la laurea magistrale che, è bene ricordarlo, ha un solo anno in più rispetto a un master, serve solo per fare il dirigente o, come nel caso in parola, a riempire qualche elenco, ho la sensazione, naturalmente è tutta mia, che siamo lontano dalla meta.

Solo se si prova a immaginare un’infermieristica di magistrali e solo se tale immaginazione ti porta a sognare, forse, e dico forse, gli scenari possibili potrebbero essere diversi e sicuramente più affascinanti.

Vede, il sistema attuale, anche in questo caso non mi aspetto applausi, non fa altro che produrre, mi riferisco sempre ai magistrali, disoccupati intellettuali; nel solo territorio milanese si formano, uno in più, uno in meno, una cinquantina di magistrali all’anno che molto difficilmente potranno trovare spazio in un management che è ineluttabilmente del tutto saturo.

In Lombardia, anche in questo caso uno in più, uno in meno, ci sono una cinquantina di aziende ospedaliere con uno, forse due, dirigenti infermieristici e la domanda è sempre la stessa: e tutto il resto di colleghi che non hanno trovato spazio, cosa faranno, come spenderanno la loro magistrale o specialistica che dir si voglia?

Bene, nell’avviarmi alla conclusione finisco il ragionamento con un ultimo argomento.

In questi giorni sotto attacco è il master in infermieristica forense, nei mesi scorsi, basta leggere il nuovo contratto di lavoro, lo è stato il master in coordinamento, domani forse toccherà a quello di  vulnologia  e poi al quello di infermiere di famiglia e poi a tutti gli altri.
Della magistrale così com’è si è già detto, e allora?

Prima o poi, naturalmente per quanto possa valere la mia opinione, l’infermieristica dovrebbe trovare il tempo di prendersi una pausa e fare una seria riflessione e capire finalmente dove sta andando.

Ciro Balzano
Infermiere e Giurista


09 ottobre 2018
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