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Concussione cerebrale: basterà un esame del sangue per quantificarne la gravità

Individuato da un gruppo di ricercatori americani un nuovo biomarcatore, il GFAP, che consente di individuare la presenza di un danno cerebrale successivo ad un trauma cranico, fino ad una settimana dopo. Il GFAP si misura con un semplice esame del sangue e consentirà di diagnosticare con maggior precisione la presenza di un danno cerebrale, anche senza ricorrere alla TAC. Uno strumento prezioso per migliorare ad esempio la diagnosi delle conseguenze dei traumi sportivi negli atleti, ma soprattutto nei bambini, ai quali potrà essere risparmiata l’esposizione alle radiazioni.

29 MAR - E’ la forma più frequente di trauma cranico e interessa ogni giorno migliaia di persone in tutto il mondo, bambini e adulti, atleti professionisti o dilettanti, nonché sportivi della domenica. Riuscire a valutare i danni derivanti da una concussione cerebrale non è facile, ma se sottovalutati possono generare una serie di problemi a lungo termine.
 
“I sintomi di una concussione cioè di un trauma cerebrale lieve-moderato – afferma Linda Papa, medico emergentista presso l’Orlando Health (USA) - possono essere sfumati o comparire a distanza, anche di diversi giorni.”
 
Per questo assume grande importanza un esame del sangue messo a punto da un gruppo di ricercatori americani che, coordinati dalla Papa hanno pubblicato online first la loro ricerca su JAMA Neurology. Una scoperta che se da una parte amplia la finestra temporale valida per la valutazione dei danni da concussione, dall’altra ne semplifica la diagnosi, soprattutto nei pazienti che presentano sintomi tardivi.

 
“Il nostro test – afferma la Papa – fornisce ai medici uno strumento importante per fare diagnosi in maniera semplice e accurata, in particolare nei bambini, e per fa sì che vengano dunque trattati in maniera appropriata”.
 
Secondo gli autori, ogni anno negli ospedali americani vengono valutati almeno 250 mila bambini per traumi cerebrali legati allo sport. Praticamente tutte le concussioni nei bambini vengono diagnosticate sulla base dei sintomi osservati (quali vomito, perdita d’equilibrio) o di quelli riferiti dal bambino (quali visione annebbiata o cefalea). Purtroppo non è possibile sulla base dei sintomi determinare in maniera oggettiva la gravità del danno subito dai piccoli pazienti.
 
“Se i pazienti non vengono diagnosticati in maniera appropriata – afferma la Papa -  non approdano ad un trattamento adeguato e questo può portare a problemi a lungo termine. Questo tipo di trauma cranico, se non trattato o sotto-trattato, può portare ad attacchi prolungati di cefalea, vertigini, perdita di memoria e depressione. La ricerca di un semplice biomarcatore nel sangue può aiutare a fare una diagnosi più accurata”.
 
Il biomarcatore in questione, oggetto dello studio pubblicato su JAMA Neurology, è il GFAP (Glial Fibrillary Acidic Protein), una proteina che si ritrova all’interno delle cellule gliali, che circondano i neuroni e che viene rilasciata in seguito ad un danno. Queste proteine attraversano la barriera emato-encefalica e dunque possono essere misurate nel sangue, attraverso un semplice test.
 
“Non solo siamo riusciti a misurate le GFAP nel sangue – sottolinea la Papa - ma abbiamo scoperto che sono rilevabili fino ad una settimana dopo il trauma cranico”.
 
Lo studio appena pubblicato ha preso in esame 600 pazienti per 3 anni; i risultati di questo esame del sangue sono stati confrontati con quelli della TAC cranio. In questo modo è stato possibile evidenziare che questo nuovo test è riuscito a rilevare lesioni cerebrali traumatiche, da lievi a moderate, con un’accuratezza del 97% nei pazienti con più di 18 anni, fino ad una settimana dopo il trauma cranico. E questo è molto importante visto che molti di quelli che subiscono un trauma cranico non si rivolgono immediatamente al medico dopo l’incidente.
 
Ma c’è di più. Questo test potrebbe ridurre drasticamente il ricorso alla TAC cranio, l’esame considerato attualmente il più preciso per far diagnosi di lesioni cerebrali, ma gravato da un duplice ‘difetto’: è costoso e comporta l’esposizione a molte radiazioni.
“I medici vogliono ridurre al massimo il ricorso alla TAC nei pazienti, in particolare nei bambini, molto più sensibili ai danni da radiazioni. E fortunatamente, questo semplice esame del sangue è in grado di darci praticamente le stesse informazioni di una TAC”.
 
In uno studio pubblicato lo scorso autunno, il team della Papa aveva messo a confronto i risultati della TAC con quelli di questo esame del sangue in un gruppo di 152 bambini, entro 6 ore da una concussione cerebrale. I risultati di questo studio dimostrarono allora che l’esame del sangue era in grado di ‘riconoscere’ la presenza di un danno cerebrale con un’accuratezza del 94%. Praticamente la stessa della TAC.
 
“Questo test – conclude la Papa – ha le potenzialità di cambiare il modo di diagnosticare le concussioni cerebrali e non solo nei bambini, ma in chiunque subisca un trauma cranico. Abbiamo tanti test a disposizione per diagnosticare danni a carico di vari organi, dal cuore, ai reni, al fegato ma non avevano ancora un test affidabile per individuare un danno cerebrale da trauma. Pensiamo che questo test farà la differenza”.
 
Maria Rita Montebelli

29 marzo 2016
© Riproduzione riservata


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