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Papilloma virus. Dalla Cina il test fai-da-te per l’Hpv

di Laura Berardi

Il kit di autodiagnosi permette alle stesse donne di prelevare senza rischio i tessuti uterini da spedire ai laboratori per i test preventivi. E secondo uno studio condotto su un campione di donne cinesi, il metodo in alcuni casi funziona meglio di altri screening più diffusi.

30 GEN - L’85 per cento di tutte le pazienti affette da cancro alla cervice uterina si trova nei paesi in via di sviluppo, dove gli screening preventivi sono meno diffusi. Un settimo di queste donne si trova in Cina, dove non esiste un programma nazionale di prevenzione. E in generale, in tutte le situazioni in cui ottenere campioni per i test è complicato, oppure dove non c’è un numero adeguato di specialisti, questo tipo di neoplasia è molto più difficile da riconoscere per tempo. Ma oggi, un kit diagnostico fai-da-te potrebbe venire in aiuto di tutte le donne che non hanno accesso ai metodi di screening.
Il sistema è stato sviluppato dalla sede di Gaithersburg in Maryland della società Qiagen, che si occupa di tecnologie per il test e la cura del Papilloma virus umano (HPV), ed è stato oggi testato dai ricercatori dell’Università di Beijing e della Mount Sinai School of Medicine di New York. Lo studio in cui sono pubblicati i risultati è consultabile sulla rivista JNCI: Journal of the National Institute of Cancer.

Per testare l’efficacia del test “fatto in casa”, il campione considerato è stato di 13140 donne cinesi, che si sono sottoposte a diversi tipi di screening preventivo. Ad ognuna di loro è stato consegnato un kit per l’autodiagnosi, che permetteva alle donne di raccogliere da sole campioni di tessuto da mandare ai laboratori per le analisi. Ma le pazienti sono poi state sottoposte ad altri tipi di osservazione: la stessa procedura di prelievo del campione effettuata da un medico, una visita ispettiva semplicemente visiva (VIA), e un normale Pap test (Liquid Based Cytology, LBC).
Nel caso del kit per l’autodiagnosi, la sensibilità, ovvero la percentuale di positivi alle lesioni (soggetti “malati”) che sono stati correttamente identificati, è risultata essere dell’86,2% per la lesione precancerosa Cin2 e dell’86,1% per la lesione Cin3. Invece la specificità, che indica la percentuale di veri negativi trovata, ovvero la capacità del test di individuare soggetti sani, è stata per la prima lesione dell’80,7% e per la seconda del 79,5%. Cin2 e Cin3 rappresentano il più pericoloso campanello di allarme per lo sviluppo del carcinoma alla cervice uterina, e sono il tipo di lesioni che i medici cercano negli screening preventivi.

Il risultato di questo nuovo metodo fai-da-te, se paragonato a quelli degli altri tipi di diagnosi non sfigura. I dati migliori sono quelli relativi agli esami molecolari effettuati su campioni di tessuto prelevati dai medici: molto più sensibili per entrambe le lesioni (97.0% per Cin2, 97.8% per Cin3), ma con valori simili rispetto all’autodiagnosi per quanto riguarda la specificità (82.7% per Cin2, 81.3% per Cin3).
Ma i dati diventano ancor più interessanti quando si guarda agli altri due tipi di test: il metodo VIA è infatti noto per avere un alto numero di falsi positivi, mentre il Pap test una percentuale non nulla di falsi negativi. I test condotti sulle donne cinesi confermano queste conoscenze: VIA ha infatti ottenuto risultati di sensibilità significativamente minori al test fai-da-te (50.3% per Cin2 e 55.7% per Cin3), ma i dati per la specificità risultano migliori (87.4% per Cin2 e 86.9% per Cin3); il Pap test LBC, ha invece ottenuto risultati peggiori per la sensibilità per quanto riguarda la lesione Cin2 (80.7%) e simili per quanto riguarda Cin3 (89.0%), ma è risultato avere una specificità maggiore del test fai-da-te per entrambe le lesioni (94.0% per Cin2, 92.8% per Cin3).

Dunque, sebbene anche nel caso dell’autodiagnosi si siano riscontrati alcuni casi di falsi positivi, questi test sembrano avere una buona capacità di rilevare i primi segni di cancro, anche rispetto alle altre tecniche usate. Con la differenza, però, che questi kit sono potenzialmente accessibili per tutte le donne. “Per questo il test fai-da-te rappresenta una possibilità per il futuro dello screening preventivo per l’HPV – ha spiegato Fang-Hui Zhao, ricercatore del Peking Union Medical College di Beijing e co-autore dello studio – perché potrebbe essere distribuito ad ogni donna, a prescindere se questa abbia accesso diretto alle strutture sanitarie del proprio paese”.

Laura Berardi

30 gennaio 2012
© Riproduzione riservata

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