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Spesa sociale dei Comuni. Nel 2015 quasi 7 miliardi di euro. La maggior parte va alle famiglie con figli e ai disabili. Sud in coda

L’Istat fotografa la dinamica e la ripartizione geografica della spesa sociale dei Comuni, al netto del contributo del Ssn. Il 38,5% delle risorse è destinato alle famiglie con figli, il 25,4% ai disabili, il 18,9% agli anziani, il 7% al contrasto della povertà e dell'esclusione sociale, il 4,2% agli immigrati e lo 0,4% alle dipendenze. Il rimanente 5,6% è assorbito dalle spese generali, di organizzazione e per i servizi rivolti alla "multiutenza". Ma al Sud spesa procapite molto più bassa che al nord, Sardegna esclusa. IL RAPPORTO.

28 DIC - È confermata anche per il 2015 la tendenza alla ripresa della spesa per il welfare locale dei Comuni, singolarmente o in forma associata. L'incremento è dello 0,2% rispetto al 2014, anno in cui era stata registrata una crescita dello 0,8%, dopo un triennio di flessione.
 
Nel 2015 la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale, ammonta in volume a circa 6 miliardi 932 milioni di euro, corrispondenti allo 0,42% del Pil nazionale.
 
La spesa di cui beneficia mediamente un abitante in un anno è pari a 114 euro a livello nazionale e rimane invariata dal 2013 al 2015.
 
Al Sud la spesa pro-capite è decisamente inferiore rispetto al resto d'Italia: da 50 euro pro-capite si passa a valori superiori a 100 euro annui in tutte le altre ripartizioni, con un massimo di 166 euro per il Nord-est.
 
Il 38,5% delle risorse è destinato alle famiglie con figli, il 25,4% ai disabili, il 18,9% agli anziani, il 7% al contrasto della povertà e dell'esclusione sociale, il 4,2% agli immigrati e lo 0,4% alle dipendenze. Il rimanente 5,6% della spesa sociale dei comuni è assorbito dalle spese generali, di organizzazione e per i servizi rivolti alla "multiutenza".

 
Negli ultimi 10 anni la spesa è aumentata del 20,7% e si è gradualmente modificata l'allocazione delle risorse fra le categorie dei beneficiari: è rimasta invariata la quota di spesa rivolta alle famiglie con figli; è aumentato il peso delle risorse destinate a disabilità e immigrati; si è ridotto il peso dei servizi per gli anziani e, in minima parte, quello dei servizi e dei contributi rivolti a povertà, disagio adulti e senza fissa dimora.
 
Forti differenze territoriali. Nelle regioni del Mezzogiorno i livelli di spesa pro-capite ovvero in rapporto alla popolazione residente, sono decisamente inferiori rispetto alle regioni del Centro-nord: ad eccezione della Sardegna, dove i Comuni hanno speso nel 2015 mediamente 228 euro per abitante (il doppio rispetto alla media nazionale), per le altre regioni si passa da un minimo di 21 euro per abitante in Calabria ad un massimo di 73 euro in Sicilia.
 
Nel Centronord, viceversa, dove si concentra quasi l’80% della spesa per i servizi sociali, si passa da un minimo di 86 euro pro-capite in Umbria fino al massimo di 508 per la Provincia di Bolzano. Pur evidenziandosi ancora una volta il gradiente Nord-Sud del paese (Figura 3), che non accenna a diminuire, emergono differenze territoriali significative anche all’interno dei confini regionali e provinciali. Nella fascia più alta della distribuzione (sopra i 200 euro annui) si collocano molti comuni del Trentino - Alto Adige, del Friuli – Venezia Giulia, della Valle D’Aosta e della Sardegna.

28 dicembre 2017
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