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Boom spesa sanitaria privata: dal 2012 quella diretta cresce del 14% e quella intermediata del 31,5%. Nel 2018 raggiunti quasi 40 miliardi in totale e in media ogni italiano spende 612 euro

di Luciano Fassari

A evidenziarlo è la Corte dei conti nel suo ultimo report. “La prolungata attenzione sul fronte della spesa, i processi di riorganizzazione delle strutture sanitarie sul territorio e le difficoltà di adeguare l’offerta pubblica al mutare delle caratteristiche della domanda di assistenza si sono riflessi in un ampliamento della spesa a carico delle famiglie”. A crescere soprattutto la spesa per mutue e fondi assicurativi. Ma il 15% delle famiglie ha dovuto ridurre le spese mediche

03 GIU - “La prolungata attenzione sul fronte della spesa, i processi di riorganizzazione delle strutture sanitarie sul territorio e le difficoltà di adeguare l’offerta pubblica al mutare delle caratteristiche della domanda di assistenza si sono riflessi, infatti, in un ampliamento della spesa a carico delle famiglie che tra il 2012 e il 2018 ha continuato a crescere”. A dirlo è la Corte dei conti nel suo ultimo rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica nella parte relativa all’andamento della spesa privata per la sanità.
 
Il pubblico spende sempre meno. La Corte rileva come persiste nel confronto internazionale l’andamento che l’Italia ha fatto registrare tra il 2009 e il 2018: una riduzione, in termini reali, delle risorse destinate alla sanità particolarmente consistente. La spesa pro capite a prezzi costanti (prezzi 2010) è passata, infatti, da 1.893 a 1.746 euro, con una riduzione media annua di 8 decimi di punto.
 
Una flessione molto più contenuta rispetto ad altri Paesi in difficoltà (Grecia -4,5 punti l’anno), ma che ci differenzia, pur rimanendo superiore nel livello, dall’andamento registrato in Spagna e Portogallo (rispettivamente -6 decimi e -7 decimi), Paesi che hanno vissuto come l’Italia difficoltà finanziarie significative.
 
La spesa è invece cresciuta (sempre in media annua) del 2 per cento in Francia, dello 0,5 per cento in Olanda, del 2,2 per cento in Germania.
 
“Ne derivano – sottolinea la Corte - divari consistenti in termini di spesa sanitaria pubblica pro capite (espressa in parità del potere d’acquisto). Secondo le stime dell’Ocse, nel 2018 la spesa pro capite era in Germania e in Francia, rispettivamente, doppia e superiore del 60 per cento a quella italiana. Spesa che resta, tuttavia, superiore a quella spagnola di oltre l’8 per cento”.
 
Spesa privata sfiora i 40 mld. Nel 2018 la spesa totale era pari a 154,8 miliardi, di cui 115 pubblica e 39,8 privata. Se il finanziamento pubblico era pari al 74,2 per cento della spesa totale, la componente privata era pari al 23,1 per cento e quella coperta da fondi, casse, assicurazioni al 2,7 per cento.
 
Tutti numeri che tradotti fanno emergere come “la spesa sanitaria diretta delle famiglie è cresciuta tra il 2012 e il 2018 del 14,1 per cento contro il 4,5 per cento di quella delle Amministrazioni pubbliche. Di rilievo la crescita anche di quella coperta da regimi di finanziamento volontari (+31,5 per cento)”.
 
Questo aumento ha fatto schizzare la quota di spesa privata al 2,3 per cento del prodotto. Un peso superiore a quello della Germania (1,7 per cento), della Francia (1,9), ma inferiore al livello raggiunto in Spagna e Portogallo, dove si pone tra il 2,6 e il 3,1 per cento del prodotto.

 
Riabilitazione e assistenza domiciliare le spese più alte che sostengono i cittadini. La Pubblica amministrazione continua ad essere il principale finanziatore della spesa per tutte le funzioni (la spesa per assistenza per cura e riabilitazione è per oltre l’80 per cento assicurata dalla PA); tuttavia nello stesso periodo, a fronte di una flessione di 3,1 punti di quella pubblica (dovuta al calo della componente per la funzione di assistenza  ospedaliera in regime ordinario, a sua volta spiegata da una progressiva diminuzione dei ricoveri), quella diretta delle famiglie è cresciuta del 25,1 per cento. Al suo interno, sono quella ambulatoriale (+30 per cento) e quella domiciliare (+32,3 per cento) che presentano le variazioni più forti, anche per l’ampliarsi delle liste d’attesa e per l’aumento delle compartecipazioni, con la conseguente riduzione del differenziale tra tariffe pagate nel pubblico a quelle del settore privato.
 
Anche la spesa per assistenza a lungo termine è per poco meno del 77 per cento finanziata dall’operatore pubblico, ma nei sei anni osservati, a fronte di un aumento del 10,4 per cento di quella coperta dal pubblico, quella a carico delle famiglie è aumentata del 14 per cento, influenzata principalmente dagli aumenti della componente per assistenza ospedaliera (+11,5 per cento) e, soprattutto, di quella ambulatoriale e domiciliare (rispettivamente +32,3 e +32,9 per cento).
 
La spesa per prodotti farmaceutici e altri apparecchi terapeutici è sostenuta per il 56,3 per cento dalla pubblica amministrazione e per il 43 per cento dalle famiglie. La forte crescita dei prodotti farmaceutici finanziata dal pubblico è, naturalmente, in diretto rapporto con l’aumento registrato sia negli acquisti di farmaci innovativi sia dalla dinamica crescente dei dispositivi medici. Una voce, quest’ultima, in aumento nel periodo di oltre il 7,4 per cento, che rimane a carico delle famiglie per oltre il 75 per cento ed è destinata ad apparecchi e altri presidi medici che ricadono in parte al di fuori delle erogazioni garantite dai LEA (ad es. lenti correttive, lenti a contatto, apparecchi ortodontici e altro).
 
“L’aumento della spesa sanitaria privata – sostiene la Corte - è stato accompagnato da un crescente ruolo della spesa fiscale (detrazioni). Ciò anche se solo parte della spesa riesce a beneficiare delle detrazioni”.
 
In media ogni italiano sborsa 612 euro. Se in media la spesa privata pro capite a livello nazionale è di circa 612 euro, essa varia tra i circa 720 euro delle regioni del Nord-Ovest e i 471 euro del Mezzogiorno. Ancora maggiori le differenze tra Regioni: dai 1.000 euro della Valle d’Aosta ai 420 della Campania. Diversa, inoltre, la composizione della spesa. Se nel complesso oltre il 53 per cento della spesa è destinata ad acquisto di farmaci e attrezzature e apparecchiature medicali (era il 51 per cento nel 2014), nelle regioni del Nord-Ovest riguarda solo il 51 per cento delle uscite contro più del 60 per cento del Mezzogiorno. Una differenza dovuta al forte rilievo nel Sud e nelle Isole della spesa per farmaci (che ne assorbe oltre i 3 quarti).
Rispetto ai 55 euro familiari per servizi ambulatoriali, nel Mezzogiorno ci si colloca a meno di 40 contro i 65 del Nord, di cui 37 vanno ai servizi dentistici a fronte dei 16 euro del Mezzogiorno.
 
“Nelle Regioni a più basso reddito – rimarca la Corte - si osserva, poi, come la quota di spesa complessiva assorbito dalla sanità sta crescendo più che nel resto del Paese: nel 2018 essa assorbiva nel Mezzogiorno una quota dei consumi familiari superiore alla media nazionale, mentre solo 4 anni prima, nel 2014, era inferiore di poco meno del 5 per cento. Pur riguardando un volume di risorse ben inferiore a quella utilizzata nelle aree più ricche del Paese, un percorso che veda crescere ancora la quota a carico del cittadino rischierebbe di risultare poco sostenibile”.
 
Un dato che trova ulteriore conferma nella rilevazione sulle abitudini di spesa per area territoriale. “Nel 2018 – rileva la Corte - poco meno del 75 per cento delle famiglie in Italia acquistava visite mediche o accertamenti periodici e dichiarava di voler continuare ad acquistarli. In crescita di 5 punti rispetto a 4 anni addietro. Forte è la differenza tra aree territoriali, soprattutto tra Nord e Sud del paese (oltre 10 punti). Forbice che si allarga negli ultimi 4 anni. È proprio nel Nord-Est che si hanno le frequenze maggiori. Di rilievo è anche la quota di famiglie (il 15,4 per cento) che ha dovuto rivedere in riduzione la spesa destinata a tale tipologia di consumi per ragioni economiche. Anche in questo caso sono elevate le differenze tra aree: nel Nord la quota è al 10 per cento, mentre al Sud e nelle Isole scende al 20 per cento”.

03 giugno 2020
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