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Patto per la scienza: “Per le priorità della vaccinazione Covid va aperta discussione pubblica e democratica”


07 DIC - I vaccini per Covid-19 sono in dirittura d’arrivo. Quando le autorità regolatorie (EMA, AIFA) auspicabilmente daranno la loro approvazione condizionale, potremo essere certi della loro efficacia e sicurezza. Questa approvazione si basa sui risultati ottenuti nei trial clinici di fase I (sicurezza), II (definizione del dosaggio e primi dati di efficacia) e III (efficacia clinica).
 
Come sempre accade, nei mesi a venire, il processo di monitoraggio da parte delle agenzie regolatorie proseguirà, al fine di valutare gli effetti dei vaccini che potrebbero non essersi verificati durante gli studi clinici, ma che si potrebbero verificare, come eventi rari, vaccinando milioni di persone.
 
Gli effetti indesiderati riportati fino ad oggi sulle ca. 70.000 persone con i primi vaccini che saranno autorizzati sono di breve durata e si manifestano, in una piccola percentuale di soggetti, con sintomi di lieve entità che vanno dal dolore nel sito di iniezione a mal di testa.
 
In qualche raro caso (2%), però, i soggetti vaccinati hanno manifestato una sintomatologia più severa con febbre, spossatezza e rigonfiamento locale, tutti sintomi regrediti mspontaneamente entro due giorni o facilmente controllabili assumendo un farmaco anti-infiammatorio. Anche questa eventualità non deve spaventare o indurremesitazione relativamente a questi vaccini perché è una reazione ben nota (“reattogenicità”) del nostro sistema immunitario alla vaccinazione.
 
L’approvazione dei vaccini per COVID-19 rappresenta un altro passo fondamentale nel contributo che la ricerca scientifica e tecnologica offre all’umanità, a meno di un anno dalla comparsa di questo nuovo virus pandemico, un evento senza precedenti nella storia dell’umanità.
 
Diventeranno così immediatamente attuali due questioni molto rilevanti che riguardano la democrazia e i diritti, sulle quali, noi del Patto trasversale per la scienza (PTS), riteniamo sia opportuno aprire sin d’ora una discussione pubblica e priva di pregiudizi.
 
La prima riguarda i rapporti tra gli stati ed i popoli del mondo. Si tratta di “dare un senso concreto alla dichiarazione che i vaccini sono un bene pubblico globale” principio sul quale si è recentemente espressa l’Accademia dei Lincei in un documento del 20 novembre 2020, contenente indicazioni preziose anche per il nostro Governo, che si avvia a presiedere il G- 20 nel 2021.
 
La seconda questione riguarda le priorità di distribuzione dei vaccini all’interno di ogni Paese annunciati in Parlamento dal Ministro della Sanità il 2 dicembre: prima operatori sanitari e sociosanitari, poi residenti e tutto il personale delle RSA. Successivamente, nell’ordine, anziani oltre gli 80 anni, persone oltre i 60 anni, categorie impegnate in servizi essenziali.
 
Il Ministro ha tuttavia precisato che potranno esservi adattamenti nella strategia e nei criteri, ad esempio nel caso di focolai epidemici rilevanti in aree specifiche del Paese.
 
Noi PTS riteniamo che occorra aprire su questo tema una discussione pubblica e che la flessibilità e possibilità di correggere nel corso del tempo i criteri annunciati debba essere seriamente presa in considerazione, anche oltre l’esempio indicato dal Ministro.
 
Dovrà naturalmente rimanere ferma la priorità assoluta per operatori sanitari e sociosanitari, scelta condivisa con le altre nazioni, che, tra l’altro, consentirà a questi professionisti di agire come ‘testimonial’ pubblici dei vaccini, informando correttamente il pubblico circa i modesti e transitori effetti collaterali sempre possibili per qualsiasi farmaco allo stesso tempo rassicurando sulla loro sicurezza.
 
Rispetto all’ordine delle categorie successive, informazioni aggiuntive saranno probabilmente fornite dalle ricerche in corso sulla consistenza e sulla durata dell’efficacia dei vaccini approvati, anche in relazione alle specifiche fasce di età.
 
Anche per questo, flessibilità e discussione pubblica saranno importanti. In tale ambito, sarà importante non dimenticare che:
- esistono persone con meno di 60 anni, ma con importanti patologie, che – anche considerata la lunga aspettativa di vita - dovrebbero poter beneficiare di una significativa priorità di vaccinazione;
 
- alcune categorie professionali – ad esempio tutti gli operatori dell’università (e non solo della scuola) – svolgono un servizio fondamentale per il futuro dell’intera nazione, attualmente purtroppo erogato in larga misura solo a distanza.
 
In conclusione, ci appelliamo al Governo perché criteri e priorità di accesso ai vaccini anti-COVID-19 siano rivisti periodicamente sulla base delle conoscenze scientifiche che andranno rapidamente ad accumularsi rinunciando così a scelte aprioristiche rigide.
 
Noi PTS siamo disponibili e interessati a dialogare con tutte le parti interessate, politici, amministratori della salute pubblici e privati, e cittadini, per ottimizzare su basi scientifiche la fondamentale opportunità rappresentata dall’imminente disponibilità di uno o più vaccini efficaci nel prevenire il ricovero ospedaliero e, auspicabilmente, la trasmissione dell’infezione nella società.
 
Patto trasversale per la scienza

07 dicembre 2020
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