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“Dopo il PNRR, urge investire sui medici e sui professionisti”. La Fnomceo in audizione alla Camera


Il presidente Anelli: “Chiediamo infine una forte valorizzazione dei professionisti della sanità, superando i tetti alla spesa del personale e al salario accessorio, il rilancio e lo sviluppo dell’assistenza territoriale e della rete ospedaliera”. IL TESTO

21 MAG -

“Chiediamo al Governo e al Parlamento un’attenzione straordinaria sulla necessità di rimettere al centro dell’agenda politica il Servizio sanitario nazionale: garantendo un forte investimento; aumentando il finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale, sia in termini assoluti che in rapporto al PIL in maniera consistente e stabile, al fine di allinearlo alla media dei paesi europei; potenziando il ruolo e la funzione delle figure professionali in ambito sanitario, a partire da quella medica”

Così il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Filippo Anelli, a chiusura dell’Audizione di oggi alla Camera, in Commissione Affari sociali, sulle proposte di legge recanti “Disposizioni per il sostegno finanziario del Servizio sanitario nazionale”.

“Bisogna rendere più attrattivo il lavoro del medico nel Ssn – ha specificato Anelli - cambiando il modello di lavoro e rafforzare la medicina territoriale, sostenendo i medici di medicina generale con équipe multiprofessionali e strumenti per la diagnostica di primo livello”.

“Chiediamo infine – ha sintetizzato - una forte valorizzazione dei professionisti della sanità, superando i tetti alla spesa del personale e al salario accessorio, il rilancio e lo sviluppo dell’assistenza territoriale e della rete ospedaliera. Le nuove risorse devono essere vincolate per il personale medico e sanitario. l professionisti che tengono in vita la sanità pubblica devono essere ai primi posti dell’agenda di tutte le forze politiche. Dobbiamo lavorare per conservare e sostenere il nostro Servizio sanitario nazionale, partendo dal capitale umano, dai professionisti, dalle donne e dagli uomini che ne costituiscono il tessuto connettivo. Dobbiamo trovare risorse che rendano più attrattivo il Servizio sanitario nazionale per i professionisti e che, sul territorio, rafforzino le cure primarie con tutte quelle figure e competenze professionali ora quasi assenti”.

“La sfida per il sistema sanitario – ha concluso - è la valorizzazione delle professioni. Senza la professione medica e le altre professioni sanitarie non ci può essere salute per i cittadini. Le professioni sanitarie in questo paese meritano rispetto. Non è sufficiente un PNRR per rilanciare la sanità: servirà a migliorare delle infrastrutture, ma occorre un intervento straordinario a favore di tutte le professioni sanitarie. L’altra sfida per il futuro della Sanità è la capillarità del sistema sanitario per portare l’assistenza sanitaria vicina ai cittadini, inclusi quei 4,5 milioni che oggi rinunciano alle cure”.

E proprio un faro sulle povertà sanitarie aveva acceso Anelli nel corso dell’audizione, e sulla crisi del Servizio sanitario nazionale che non riesce più a garantire le cure a tutti quelli che ne hanno bisogno. Con il risultato, in continua crescita, della rinuncia alle cure, per motivi economici ma anche per le liste d’attesa troppo lunghe. Tanto che il 51,6% dei cittadini, secondo i dati dell’ultimo rapporto Censis-Aiop, sceglie direttamente la sanità a pagamento, senza neppure provare a prenotare nel pubblico. Percentuale elevata, oltre il 40%, anche tra le fasce a basso reddito.

“È questa mancanza di fiducia nel Servizio sanitario nazionale che crea la povertà” ha riflettuto Anelli, esortando a restituire credibilità al sistema pubblico, a riguadagnare fiducia nel Servizio sanitario nazionale, sostenendo i suoi professionisti. E abbattendo, così, le liste d’attesa.

Liste d’attesa che, ha spiegato, “sono l’espressione di un aumento del bisogno di salute delle persone e, allo stesso tempo, la conseguenza della carenza di personale medico, del definanziamento ventennale, del taglio delle progressioni di carriera e dei posti letto, e della mancata valorizzazione della medicina del territorio. Serve però un monitoraggio vero, che valuterà il prescritto, cioè quello che chiedono i medici e l'erogato, quello che viene concretamente erogato oggi dal sistema pubblico, accreditato. Già sapere questo porterà ad avere la cognizione di quale sia la realtà dell'attesa. L’appropriatezza deve essere una modalità per favorire la ricerca della qualità delle prestazioni, ma non deve trasformarsi in un meccanismo per contenere la spesa e sanzionare gli stessi professionisti, secondo criteri imposti dalla politica. Bisogna eliminare i tetti alle assunzioni e rendere più attraente il Servizio sanitario nazionale per garantirne la sostenibilità e l’efficacia nel soddisfare le esigenze sanitarie dei cittadini”.

“Vanno ridotti i carichi di lavoro – ha aggiunto - oggi abnormi sia per una carenza di specialisti e medici di medicina generale dovuta a un’errata programmazione in passato, sia per il tetto posto alle assunzioni. La salute è priorità strategica per lo Stato. La salute è strategica per la nostra Repubblica ed è difesa dalle competenze dei professionisti e dei medici, ma oggi, dopo 45 anni di Servizio sanitario, ci ritroviamo ancora con disuguaglianze da colmare da Nord a Sud, ma anche da centro e periferia, e l'auspicio è che si possa garantire l'accesso uguale per tutti e in tutte le strutture. Garantire l'equità rappresenta infatti uno dei principi essenziali del nostro sistema sanitario nazionale così come l'universalità”.

“La spesa sanitaria pubblica è un investimento economico i cui effetti si dispiegano su tutti i territori del nostro paese – ha sottolineato - e pertanto le sue risorse possono essere considerate ad alto impatto economico e occupazionale, con in più il pregio di distribuire i benefici in modo diffuso nei territori. Il valore sociale del Servizio sanitario richiama ulteriori contributi rilevanti, come quello alla coesione sociale sui territori. Ciò avviene certamente tramite l’erogazione di servizi sanitari che sono fondamentali per il benessere delle persone e la qualità della vita in ambito locale, ma anche perché è una piattaforma decisiva per l’occupazione locale, di cui rappresenta una componente significativa, che ovviamente è opportuno e utile espandere. Il Servizio sanitario infine contribuisce a tenere insieme la società anche perché esercita una funzione di rassicurazione delle persone di ogni ceto sociale, facendole sentire con le spalle coperte in caso di insorgenza di patologie”.

Una visione, questa, corroborata dall’ultimo rapporto Fnomceo-Censis “Il valore economico e sociale del Servizio sanitario nazionale – Una Piattaforma fondamentale per il Paese”, che ha studiato gli impatti economici e occupazionali – diretti, indiretti e indotti – della spesa sanitaria pubblica e che Anelli ha voluto allegare al testo dell’audizione.

“Il Servizio sanitario nazionale – ha evidenziato Anelli, dati alla mano - è un boost per l’economia. Partendo da un valore della spesa sanitaria pubblica pari a 131,3 miliardi di euro (dato dalla spesa sanitaria pubblica del 2022, 131,1 miliardi di euro – pari al 6,7% del PIL – più una quota aggiuntiva che include la ricerca e sviluppo) il valore della produzione interna diretta, indiretta e dell’indotto ad essa ascrivibile è stimata pari a 242 miliardi di euro. Il moltiplicatore della transizione dalla spesa al valore della produzione è pari a 1,84: per ogni euro di spesa sanitaria pubblica investito nel Servizio sanitario viene generato un valore della produzione non distante dal doppio”.

“La domanda di beni e servizi - ha continuato - attivata dalla spesa sanitaria pubblica si irradia nel resto dell’economia, ampliando il valore della produzione delle imprese, con benefici significativi sull’occupazione, sul valore aggiunto e sul Pil nazionale. Il valore aggiunto complessivo creato è pari a 127 miliardi di euro: il 7,3% del valore aggiunto totale e il 6,5% del Pil. La generatività della spesa sanitaria pubblica si completa considerando che il totale delle imposte dirette e indirette e dei contributi sociali ascrivibili al circuito attivato dalla spesa sanitaria pubblica citata è pari ad oltre 50 miliardi di euro. Si tratta di oltre 28 miliardi di imposte dirette e indirette e quasi 22 miliardi di contributi sociali relativi ai lavoratori dipendenti coinvolti”.

“Incrementare la spesa sanitaria pubblica – ha aggiunto - vuol dire inoltre espandere l’occupazione: infatti, se la spesa sanitaria pubblica pro capite italiana, pari a 2.226 euro, salisse al valore di quella francese di 3.739 euro (spesa complessiva pari al 10,1% del Pil francese), a parità di potere d’acquisto, la spesa pubblica sanitaria totale italiana crescerebbe di 89 miliardi di euro diventando pari al 10,9% del Pil italiano, con un incremento del totale occupati diretti, indiretti e indotti di 1,5 milioni di unità. Nell’ipotesi di un adeguamento della spesa sanitaria pubblica pro capite italiana al valore di quella tedesca, che è pari a 4.702 euro a parità di potere d’acquisto (il totale incide sul Pil tedesco per il 10,9%), la spesa sanitaria pubblica totale del nostro paese sarebbe superiore di 146 miliardi e pari al 13,3% del Pil, mentre il totale degli occupati diretti, indiretti e indotti sarebbe di 4,7 milioni, cioè 2,5 milioni di occupati in più rispetto ai 2,2 attuali. Da 1,5 milioni a, addirittura, 2,5 milioni di occupati in più, nei settori più strettamente legati alla sanità sino a quelli che invece beneficerebbero degli effetti indiretti e anche indotti. Ecco i benefici occupazionali stimati, ma molto realistici, che sarebbero associati ad un investimento pubblico più alto nella sanità italiana”.

“In conclusione – ha ricapitolato Anelli - puntare sul Servizio sanitario nazionale conviene. E non solo nel senso che fa bene alla salute delle persone: è un investimento redditizio per l’azienda Italia. Quando investite sulla spesa sanitaria pubblica, date una spinta all'intera economia del Paese. La visione deve essere quella di un Ssn come potente motore per l'economia”.

Per questo, secondo la Fnomceo, è importante investire sul Servizio sanitario nazionale e renderlo attrattivo per i suoi professionisti. Il Servizio sanitario nazionale è molto di più di un erogatore di servizi: è un attore primario dello sviluppo italiano. Le risorse pubbliche destinate alla sanità vanno considerate come investimento e non come spesa, proprio perché hanno un impatto altamente positivo sul piano economico, occupazionale, della innovazione e ricerca e sulla coesione sociale.

“Ribadiamo la necessità – ha affermato Anelli - di investire nel Servizio sanitario nazionale per continuare a garantire universalità, uguaglianza ed equità anche nelle cure. Bisogna far fronte al problema delle disuguaglianze di salute e per questo serve una riflessione comune, per comprendere le cause e trovare soluzioni. La finalità prevalente del sistema di sanità pubblica deve essere quella di assicurare prestazioni legate a un bene di primaria rilevanza nell’ordinamento – la tutela della salute – che non può essere limitato da ragioni economiche. E, per consolidare il nostro servizio sanitario dopo vent’anni di tagli, bisogna puntare sui professionisti”.

Una necessità, quella di investire nel Sistema sanitario nazionale, e sui suoi professionisti, recentemente e in più occasioni sostenuta anche dalla Corte dei Conti, che, lo scorso febbraio, ha sottolineato l’importanza di “ridare lustro ad una professione che, assieme a quella degli insegnanti, misura il senso civile di un Paese”.

E condivisa dai cittadini: secondo il sondaggio Fnomceo-Piepoli presentato lo scorso ottobre, per il 90% degli italiani la sanità dovrebbe essere una delle priorità di Governo. Per il 37%, merita il primo posto.



21 maggio 2024
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