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Aborto. Commissione Affari Sociali: "Obiezione di coscienza non può ledere diritto all'IVG. Se serve, mobilità del personale". E sulla RU 486 dice: “Obbligo ricovero disincentivante”


Lo sottolinea la risoluzione approvata oggi dalla Commissione a seguito dell’esame della relazione del ministro Lorenzin sullo stato di attuazione della legge 194. Allarme per crisi dei consultori. Sollecitate iniziative di educazione sessuale anche nelle scuole. Chiesta anche verifica sullo stato di attuazione dell’Accordo Stato Regioni del 2010 sui punti nascita. Il testo della risoluzione.

06 MAR - La Commissione Affari Sociali della Camera si è espressa oggi sulla relazione al Parlamento del ministro Lorenzin sullo stato di attuazione della legge 194 presentata lo scorso mese di settembre.
 
Nella risoluzione approvata a fine dibattito sono state formulate una serie di indicazioni che impegnano il governo su diversi fronti “caldi” attinenti le diverse problematiche oggetto della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e sulla tutela sociale della maternità.
 
Dalla questione dei consultori, sottolineando come negli ultimi anni si sia assistito ad un progressivo decremento dei consultori familiari pubblici, che avrebbero dovuto, invece, essere l'asse portante degli interventi preventivi nell'ambito dell'aborto volontari.
 
A quella degli aborti farmacologici, per i quali la Commissione ha rilevato come le prescrizioni per l’utilizzo di questa metodica con limiti entro la settima settimana e l’indicazione di ricovero per 3 giorni possono risultare disincentivanti rispetto alla richiesta di tale opzione, che negli altri Paesi europei avviene con modalità di trattamento ambulatoriale o domiciliare.

 
Fino alla questione dell’obiezione di coscienza per la quale, in attesa  dei risultati del “Tavolo tecnico“ avviato dal Ministero della salute con gli assessori regionali per il monitoraggio sullo stato di attuazione delle norme per la tutela della maternità e per l’IVG, i parlamentari dell’Affari Sociali hanno comunque chiesto che il ministero si attivi per garantire in ogni caso il diritto alla libera scelta della donna anche attraverso la mobilità del personale.
 
Ma il dibattito è stato anche l’occasione per sollecitare il Governo a riferire sullo stato di applicazione dell’Accordo Stato Regioni del dicembre 2010 che prevedeva la riorganizzazione dei punti nascita italiani con la chiusura o messa in sicurezza delle strutture con meno di 500 parti l’anno.
 
Insomma un esame a 360 gradi sulla maternità e sull’evento nascita che, some dicevamo, si è concluso con una serie di richieste specifiche al Governo. Eccole punto per punto.
 
Obiezione di coscienza
Nell’attesa dei risultati del citato “Tavolo tecnico“ avviato dal Ministero della salute con gli assessori regionali per il monitoraggio sullo stato di attuazione delle norme per la tutela della maternità e per l’IVG, si invita il Governo a riferire alle Commissioni parlamentari competenti sulle iniziative adottate dal Ministero medesimo in attuazione degli impegni assunti l’11 giugno 2013 alla Camera e contenuti nelle mozioni approvate, ed a predisporre, nei limiti delle proprie competenze, tutte le inizitive necessarie affinchè nell’organizzazione dei sistemi sanitari regionali si attui il quarto comma dell’articolo 9 della legge n. 194 del 1978, nella parte in cui si prevede l’obbligo di controllare e garantire l’attuazione del diritto della donna alla scelta libera e consapevole anche attraverso una diversa mobilità del personale, garantendo la presenza di un’adeguata rete dei servizi sul territorio in ogni regione.
 
Punti nascita
Si chiede al Governo di fornire informazioni e a riferire alle Commissioni parlamentari competenti in ordine allo stato di attuazione dell’Accordo Stato-regioni del 16 dicembre 2010 “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, dell’assistenza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”.
 
Informazione ed educazione sessuale
Si chiede disensibilizzare le regioni affinché siano promosse, dalle istituzioni scolastiche in collaborazione con le associazioni dei genitori e con i consultori territoriali, attività di informazione ed educazione alla salute sessuale e riproduttiva, all’affettività, alla maternità e paternità consapevole.
 
Tutela sociale della maternità
Per quanto riguarda l’aspetto della tutela sociale della maternità, a dare piena attuazione agli articoli 2 e 5 della legge n. 194 del 1978, nel rispetto della titolarità decisionale della donna.
 
Informazione sull’accesso alle prestazioni di IVG
Operare per prevedere che le Regioni debbano rendere noto, usando tutti gli strumenti informativi necessari compresi i siti istituzionali, il percorso di accesso al servizio da parte dell'utente e i presidi ospedalieri nei quali viene effettuata l'IVG, determinando un bacino di utenza ragionevole.
 
Consultori familiari
Assumere iniziative per valorizzare e ridare piena centralità ai consultori familiari, istituiti ai sensi della legge n. 405 del 1975, a promuoverne un’equa diffusione sul territorio nazionale e a favorirne l’integrazione con le strutture ospedaliere, rappresentando il consultorio uno strumento essenziale per le politiche di prevenzione e promozione della maternità e della paternità libera e consapevole.
 
RU 486
Attivarsi affinché su tutto il territorio nazionale l’interruzione di gravidanza farmacologica sia garantita omogeneamente, nell’appropriatezza clinica.
 
Prevenzione IVG tra donne straniere
Estendere a tutto il territorio nazionale il progetto coordinato dalla regione Toscana, in accordo con altre 10 regioni, riguardante la prevenzione delle IVG tra le donne straniere, promosso in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e l’Università degli studi La Sapienza.
 
Visite post IVG
Valorizzare la visita post-IVG, da effettuarsi preferibilmente presso il consultorio nella sua funzione di counselling per la procreazione responsabile ed a prevenzione degli aborti ripetuti.

06 marzo 2014
© Riproduzione riservata


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