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Pronto il Piano “Rilancio Italia” di Colao. Per la sanità Piano digitale nazionale, Welfare di prossimità e più risorse per la salute mentale

di L.F.

Per gli esperti il Ssn ha bisogno di sviluppare un Ecosistema Digitale Salute che connetta tutta la filiera pubblica e privata. Proposto anche di “superare il Fascicolo sanitario elettronico” e potenziare le “televisite i pagamenti elettronici. Inoltre, tra le proposte anche quella di potenziare il monitoraggio del sistema che oggi ha “troppe frammentazioni e lentezze”. Occorre puntare sul sistema “Tessera sanitaria”.  IL DOCUMENTO

08 GIU - “Sviluppare un Ecosistema Digitale Salute a livello nazionale, che connetta tutti gli attori della filiera e renda disponibili tutti i dati sanitari del paziente agli operatori autorizzati, per permettere una cura integrata a casa, presso strutture sanitarie pubbliche/private e in ospedale, attraverso personalizzazione, monitoraggio ed interventi più efficienti”. È quanto propone per la sanità la task force guidata da Vittorio Colao nel suo documento ‘Rilancio Italia’ in cui lancia idee anche sul potenziamento degli strumenti di monitoraggio del Ssn, più investimenti nella salute mentale e nel Welfare di prossimità.
 
“L’emergenza Covid19 – si legge - evidenzia la necessità di applicazione della telemedicina, non solo per il Covid”, ma soprattutto per assicurare l’accesso alle cure a tutti gli altri pazienti. La sanità non è ancora disegnata secondo i nuovi paradigmi "health-in-all" (ad es., visione olistica del cittadino, connessione tra tutti i sui dati sanitari sociali ambientali, lavorativi) value-based (valutazione risultati rispetto ai costi) e personalizzata (trattamento personalizzato anche rispetto alle sue caratteristiche genomiche), condivisione dei dati con tutto l’ecosistema (dalla R&S, alla produzione di farmaci, all’erogazione dei servizi)”.

 
Per questo nel documento si propone di:
a. Avviare una revisione organica dei processi sanitari in un’ottica di sanità integrata e personalizzata, composta da:
i) Digitalizzazione e accesso da remoto a tutti gli asset sanitari relativi al paziente
ii) Televisita (rapporto medico di medicina generale-paziente) sia pubblica sia privata;
iii) Teleconsulto (anche residente);
iv) Gestione amministrativa e pagamenti
v) Raccolta dati monitoring remoto IoT/wearables
vi) Condivisione dati psedonomizzati o anonimizzati ai fini ricerca/statistici, come da leggi vigenti.
 
b. Nello specifico, per la realizzazione di questa trasformazione è necessario:
– Superare il Fascicolo Sanitario Elettronico convergendo verso il "Digital Twin", ovvero la rappresentazione virtuale del cittadino con integrazione di tutti i suoi dati, dalla genomica ai dati clinici alla sensoristica con viste diversificate per tipologia di utente (Ricerca, Industria, Istituzioni Operatori Sanitari).
 – Avviare revisione dei processi anche da un punto di vista normativo, nell’ottica dell’inserimento di nuove tecnologie (e.g., IoT, AI , Big data), definendo regole chiare per la condivisione dati tra tutti i soggetti della filiera (dalla R&S alle assicurazioni integrative e servizi privati).
– Definire architettura e costruire/adottare la piattaforma abilitante per questo ecosistema, valutando problematiche di integrazione con sistemi esistenti a livello regionale
 
Ma non solo, accanto al Piano digitale nel documento si propone di “sviluppare un sistema di monitoraggio sanitario nazionale, anche a supporto del piano di digital health e di sistemi di early warning nel monitoraggio delle pandemie, garantendo la disponibilità di dati omogenei, di buona qualità e in tempo reale, nonché di adeguate capacità di elaborazione e sintesi”.
 
Secondo la task force al momento esiste una “frammentazione nelle procedure per la raccolta dei dati, una lentezza nel processo di elaborazione legate a ritardi tecnologici (trasmissione di dati su nascita e morte attraverso modulistica cartacea: 600.000 moduli cartacei anno, che richiedono all’Istat lunghi tempi tecnici di controllo) e un mancato sfruttamento di sinergie tra enti diversi”.
 
Per superare queste rigidità in alcuni casi si richiedono “interventi normativi, per altre bastano procedimenti amministrativi”.
 
Ecco le proposte:
 
a. Creazione di un sistema di “early warning” basato sull’infrastruttura di Tessera Sanitaria (che già collega in tempo reale tutti gli operatori sanitari italiani) integrata con le infrastrutture delle altre amministrazioni, attraverso i seguenti passi operativi:
– L’informatizzazione della rilevazione delle cause di morte (inserita in DL e da attuare);
– L’interoperabilità delle banche dati digitali sanitarie già esistenti (prescrizioni mediche, uso dei farmaci, comunicazioni di malattia all’INPS);
– La condivisione dei dati sui ricoveri ospedalieri, al momento raccolti dal Ministero della Salute.
 
b. La raccolta dei dati avverrebbe con ampie garanzie in materia di Privacy e sarebbe gestita da SOGEI che già mantiene i dati “tessera sanitaria” sulle prescrizioni mediche emesse dai medici di base (sistema SAC).  L’uso a fini statistici delle informazioni così raccolte consentirebbe la rapida identificazione a livello territoriale di focolai di specifiche patologie.
 
c. I dati raccolti sarebbero un supporto al piano di digital health e in generale alla gestione in remoto di diversi servizi sanitari
 
Welfare di prossimità.
Nel documento si propone poi di “implementare il modello di welfare di prossimità (luoghi fisici e virtuali di incontro, orientamento alla fruizione di servizi esistenti, definizione di interventi aggiuntivi, ecc.) nelle aree metropolitane e nelle città con più di 50.000 abitanti o in comuni consorziati, rivolto a individui e famiglie per fronteggiare e curare le fragilità emerse con la crisi o preesistenti ad essa e promuovere il benessere individuale e collettivo”.
 
“L’emergenza sanitaria – rileva la task force - , economica e sociale hanno messo in luce la necessità di riforma del sistema di welfare italiano (l’ultima innovazione risale alla L.328/2000, con la centralità del Terzo Settore) per rispondere a differenti esigenze. I servizi sociali sono infatti ancora concepiti come rivolti essenzialmente ai cittadini fragili (che spesso non vi accedono quanto dovrebbero a causa di carenze di varia natura del sistema): le persone che attraversano problemi "ordinari" (genitorialità, invecchiamento, malattia, conflitto etc.) non fruiscono di tali servizi e spesso improvvisano soluzioni individuali e costose”.
 
Per questo si propone di creare dei presidi comunali multiservizio di incontro, orientamento e intervento rivolti a individui, famiglie, anziani, gruppi di pari. I professionisti che vi operano (psicologi, assistenti sociali, educatori professionali, career counselors) saranno formati per offrire soluzioni di welfare peculiari a bisogni personalizzati.

I presidii saranno realizzati nei Comuni con più di 50.000 abitanti o presso Comuni consorziati, nell’ambito normativo disegnato dalla legge 328/2000 (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), con il coinvolgimento di ANCI, Ministero Lavoro e Previdenza Sociale, Ministero Salute, Forum Terzo Settore e Ordini Professionali.
 
Il loro scopo sarà la presa in carico multidisciplinare sulle situazioni di disagio e/o svantaggio, la prevenzione di fenomeni di devianza sociale, dispersione scolastica, dipendenza, violenza di genere, tramite individuazione dei target e attivazione di interventi ad hoc in particolare nelle periferie urbane.
 
Inoltre, dovranno sviluppare interventi per giovani ed adolescenti, di sostegno all'utilizzo positivo del tempo e al riconoscimento delle proprie potenzialità, anche attraverso la chiave ludicoeducativa. Previsto poi il sostegno sulle situazioni transitorie di crisi e difficoltà (lutto, separazione, licenziamento), di transizione (neo genitori, trasferimento, pensionamento…), di conflitto (es. vicinato).

Tra le funzioni, anche quella di orientamento ai servizi pubblici e del privato sociale, formali e informali, presenti sul territorio, nonché il coinvolgimento delle realtà pubbliche e del terzo settore del territorio (Servizi sociali ed educativi dei Comuni, agenzie di tutela della salute, attori del privato sociale, Banche del Tempo).
 
Supporto psicologico alle famiglie con pacchetto di colloqui per le famiglie colpite dal Covid
Nel Piano si propongono anche iniziative per fornire supporto psicologico attraverso pacchetti di colloqui alle famiglie e agli individui direttamente impattati dal Covid-19, allo scopo di prevenire e ridurre sindromi depressive ed i connessi costi sociali e sanitari.
 
Allo scopo si propone l’erogazione di un pacchetto di quattro colloqui di supporto psicologico al verificarsi, nell’ambito familiare, di almeno una delle seguenti circostanze:
a) perdita di congiunti et similia;
b) perdita del lavoro o di altra fondamentale fonte di reddito familiare;
c) ex pazienti Covid;
d) vittime di violenza di genere.

Il servizio sarà erogato sulla base di una valutazione dei servizi del SSN (DSM, Psicologia clinica, ecc.) che attesteranno l’indicazione ad un trattamento psicoterapico breve in relazione alla sussistenza di una delle condizioni sopra indicate, sarà verificata la possibilità che l’erogazione della prestazione avvenga entro i 15 giorni solari dalla data di accettazione. Qualora tale termine non possa essere rispettato in ambito SSN all’utente saranno rilasciati un voucher per 4 sessioni di psicoterapia da utilizzare presso professionisti psicologi-psicoterapeuti aderenti ad un’apposita manifestazione di interesse, che preveda la partecipazione al programma di sostegno psicologico e definisca ex-ante il costo unitario della prestazione in convenzione: 40,00 - 70,00 euro da fissare su base regionale.
 
Le prestazioni dovranno essere fruite entro il 31 dicembre 2021. d. Si stima che nel primo anno di applicazione tra le 50.000 e le 100.000 le persone potranno accedere all’intervento, pari ad un investimento previsto di 2,5-5 mln di euro
 
Più investimenti in Salute Mentale e Dipendenze Patologiche.
Nel piano si propone di incrementare l’investimento nei settori della Salute Mentale e delle Dipendenze Patologiche di almeno il 35% rispetto alla spesa attuale, prevedendo il graduale superamento delle disuguaglianze di accesso inter-regionali, attraverso il reclutamento del personale carente della dirigenza sanitaria e delle professioni sanitarie.

Proposto anche di orientare le prassi dei Servizi verso la personalizzazione degli interventi ed il superamento delle strutture residenziali, attraverso un imponente piano di formazione e di qualificazione delle attività secondo criteri evidence-based.

Il tutto andrà sottoposto a monitoraggio e valutazione sistematica le attività svolte, includendo indicatori di processo ed esito relativi alla Salute Mentale e alle Dipendenze Patologiche nel Nuovo Sistema di Monitoraggio dei LEA.  Da ultimo occorrerà verificare l’aumento atteso della capacità di resilienza della popolazione di utenti fragili della Salute Mentale e delle Dipendenze Patologiche attraverso indagini nazionali su dati ISTAT.
 
L.F.

08 giugno 2020
© Riproduzione riservata

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