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“Nelle mamme col Covid aumenta rischio nascite premature”. Intervista al neonatologo Piermichele Paolillo

di Luciano Fassari

Alla vigilia della Giornata mondiale della prematurità approfondiamo cosa vuole dire e cosa comporta quando un bambino nasce prima del termine. “Chi nasce prematuro è un bambino malato, particolarmente fragile, ma con il miglioramento delle cure e dell'assistenza la sopravvivenza è molto elevata”. E poi le proposte: latte di donna gratuito per tutte le terapie intensive neonatali. E sul virus respiratorio sinciziale (VRS): "Ai prematuri viene già dato ora un anticorpo monoclonale e ne è in arrivo un altro che potrà essere esteso a tutti i neonati. Ma i genitori devono seguire i follow che sono fondamentali".

16 NOV - “Un finanziamento nazionale o regionale per fare in modo che tutte le terapie intensive neonatali abbiano a disposizione gratuitamente il latte di donna per i bimbi prematuri”. E poi sul virus respiratorio sinciziale (VRS): “Ai prematuri già oggi viene dato un anticorpo monoclonale per proteggerli. Ora ne è in arrivo un altro che potrà essere somministrato a tutti i neonati per limitare la bronchiolite da VRS”. A lanciare le proposte è Piermichele Paolillo, Direttore dell’Unità di Neonatologia del Policlinico Casilino che in quest’intervista alla vigilia della Giornata mondiale della Prematurità rilancia la necessità che le Istituzioni potenzino la loro attenzione nei confronti dei bambini che nascono prematuri.
 
E poi l’appello alle famiglie: “Purtroppo dall’inizio della pandemia si è osservata una sensibile riduzione delle visite pediatriche, ritardi negli screening e nelle vaccinazioni e nell’immunoprofilassi contro il VRS che hanno messo a rischio la salute complessiva di questi neonati così fragili. Bisogna garantire al neonato dimesso dalla Terapia Intensiva Neonatale un percorso assistenziale personalizzato”.
 
Dottor Paolillo domani (17 novembre) si celebra la Giornata mondiale della prematurità. Quanti sono i bambini che nascono prematuri?
Nel mondo rappresentano circa il 10% delle nascite mentre in Italia sono circa il 7%, ossia 28 mila l’anno, di cui un 1% di altamente prematuri ovvero con un peso inferiore a 1500g e meno di 32 settimane di età gestazionale.

Ma perché è importante accendere un faro sulla prematurità?
Oggi molti ospedali tra cui il Policlinico Casilino così come molti monumenti si tingono di Lilla. Questo colore vuole essere un faro sulle problematiche della prematurità e il logo della giornata è un piccolo calzino lilla appeso con altri 9 calzini normali. Noi siamo un paese a crescita zero in piena denatalità ed in questa giornata vogliamo ricordare alla opinione pubblica la problematica della Prematurità. Per i cittadini i prematuri sono solo dei bambini più piccoli che cresceranno ma non ci si rende conto invece che sono esserini che si sviluppano in un ambiente completamente diverso da quello che avrebbe dovuto: una incubatrice invece che nel calore ovattato del ventre materno. Ma soprattutto vogliamo richiamare l’attenzione della Politica sulla necessità di investire nell’infanzia ed in particolare in quella fragile come i prematuri ed assicurare cure omogenee da Bolzano a Palermo.

Quali sono le cause di una nascita pre termine?
Possono essere molteplici: l’età materna avanzata, il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma), stili di vita scorretti, malnutrizione materna, stress, ed ora anche la pandemia da Covid. Una mamma affetta da infezione da Covid ha maggior probabilità di partorire un bimbo prematuro, circa il 14% delle mamme che ha contratto il virus ha partorito pre termine.

La scienza però ha fatto progressi e vediamo che molti nati prematuri riescono a sopravvivere…
Fortunatamente il miglioramento delle cure e dell’assistenza nelle terapie intensive neonatali verificatosi negli ultimi 20 anni, ha consentito la sopravvivenza di neonati prematuri ad età gestazionali sempre più basse. Durante il ricovero in Terapie Intensive Neonatale (Utin), i prematuri devono superare momenti molto difficili. E soprattutto il percorso per uscire dal tunnel della prematurità è un cammino lungo difficile e tortuoso pieno di insidie e trabocchetti.

In che senso?
Chi nasce prematuro è un bambino malato, particolarmente fragile e questa fragilità è tanto più grave quanto è più bassa l’età gestazionale. Ma questi pesi piuma hanno dentro di se una forza incredibile lottano con noi medici ed infermieri ogni giorno per la vita ed oltre ai farmaci e alla moderna tecnologia ed alla continua vicinanza delle loro mamme hanno bisogno del latte materno che spesso le loro mamme non hanno. E che per loro è Oro…Oro bianco!!! È per questo che le Utin lo richiedono alle banche del latte. Ed ecco che in questa giornata vogliamo ricordare anche l ‘importanza della donazione del latte di donna. Ci vorrebbe un Finanziamento nazionale e/o regionale affinché tutte le terapie intensive neonatali lo abbiano a disposizione gratuitamente. Ma i bisogni assistenziali dei nati pretermine non finiscono al momento della dimissione al contrario l’affidamento alle cure dei genitori segna l’inizio di una nuova fase nell’assistenza del neonato: il Follow up.

Ma con la pandemia le visite e i controlli sono calati?
Purtroppo dall’inizio della pandemia si è osservata una sensibile riduzione delle visite pediatriche, ritardi negli screening e nelle vaccinazioni e nell’immunoprofilassi contro il VRS che hanno messo a rischio la salute complessiva di questi neonati così fragili. Bisogna garantire al neonato dimesso dalla Terapia Intensiva Neonatale un percorso assistenziale personalizzato, coordinato dai Neonatologi che lo hanno avuto in carico, che si estenda dalle prime fasi della sua vita il più a lungo possibile, l’ideale sarebbe fino al termine della scuola primaria al fine di prevenire o mitigare le possibili complicanze della prematurità.

Mi accennava al virus respiratorio sinciziale (VRS) che in questo periodo sta seminando il panico nei neo genitori. Perché è così pericoloso e cosa si può fare per evitarlo?
Il VRS è un patogeno particolarmente insidioso nelle prime fasi della vita, quando rappresenta la più comune causa di infezioni respiratorie gravi e di ricovero ospedaliero. Questi piccoli pazienti rischiano il ricovero in terapia intensiva, sovrainfezioni batteriche, strascichi neurologici e di altra natura, e persino la morte come successo di recente. Purtroppo non esiste un vaccino che metta a riparo dal virus, ma questo non vuol dire che manchino completamente le alternative. Da diversi anni infatti è disponibile un farmaco per la profilassi del virus respiratorio sinciziale. Si tratta del palivizumab, un anticorpo monoclonale utilizzato per l’immunoprofilassi passiva, una forma di immunizzazione in cui gli anticorpi che neutralizzano il virus non vengono prodotti dall’organismo (come avviene nel caso dei vaccini), ma sono piuttosto forniti dall’esterno. Per questo motivo, i piccoli pazienti devono sottoporsi ad un’iniezione mensile durante il periodo del picco epidemico, che in Italia va da novembre ad aprile, in modo da mantenere alti i livelli di anticorpi forniti dal farmaco e contrastare i tentativi di danno del virus. La prima dose si effettua presso il punto nascita del neonato, mentre le altre vengono fatte in un centro vaccinale, e non interferiscono in alcun modo con le normali vaccinazioni della prima infanzia.

Ma questo anticorpo monoclonale è gratuito solo per i prematuri. E con gli altri neonati come si fa? Anche loro del resto corrono il rischio di contrarre una bronchiolite da VRS.
Nel nostro paese si può prescrivere a spese del Servizio Sanitario Nazionale per tutti i neonati prematuri, nati prima della 36esima settimana, ed anche in presenza di patologie come displasia broncopolmonare, malformazioni congenite, immunodeficienza primitiva, patologie neurodegenerative e altre malattie rare. La profilassi con il palivizumab è senz’altro indispensabile nei neonati altamente prematuri, e se il farmaco avesse un costo inferiore si farebbe probabilmente a tutti i bambini. Infatti è allo studio in fase avanzata un altro anticorpo monoclonale il Nirsevimab che potrà, una volta autorizzato, essere somministrato a tutti neonati all’inizio della stagione epidemica.

Nell’attesa dell’arrivo di questo nuovo monoclonale quali sono in ogni caso le misure da intraprendere per le famiglie?
Le regole generali le conosciamo tutti: curare l’igiene, evitare situazioni di promiscuità e contatti a rischio. A queste raccomandazioni di buonsenso, per i neonati si aggiunge sicuramente anche l’attenzione ad evitare elementi ambientali nocivi, come il fumo passivo, favorire il più possibile l’allattamento al seno materno e promuovere l’utilizzo di vitamina D, un vero e proprio ormone che aiuta il sistema immunitario a resistere alle infezioni.
 
Luciano Fassari
 




16 novembre 2021
© Riproduzione riservata

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