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Magi (Sumai): “La carenza di medici mette a rischio la tenuta del sistema e il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr”


Il volume “Medici Specialisti, situazione al 2021 – previsioni al 2030” scritto dal segretario generale del Sumai, ricostruisce la situazione attuale della sanità, da un punto di vista delle risorse umane. Dal lavoro emerge che la carenza di personale medico attualmente in servizio e quella futura  impedirà il raggiungimento degli obiettivi della Missione 6 del Pnrr e di quanto previsto nel DM 77, in assenza di giusti ed urgenti correttivi.

19 OTT -

Presentato il volume “Medici Specialisti, situazione al 2021 – previsioni al 2030”, scritto da Antonio Magi, segretario generale del Sumai Assoprof (edito dal Centro Studi di Sumai Assoprof), obiettivo offrire un quadro ampio e dettagliato della situazione della medicina in Italia. 

Attraverso un puntuale lavoro di analisi il volume “Medici Specialisti, situazione al 2021 – previsioni al 2030”, ricostruisce la situazione attuale della sanità, da un punto di vista delle risorse umane, con i numeri dei medici chirurghi, degli odontoiatri, di quanti sono specializzati e quanti no, fotografa la distribuzione per genere e per fasce d’età, la distribuzione sul territorio per ripartizioni, per regioni, per comuni, evidenziando quanti lavorano nel Ssn e quanti non vi lavorano, quanti sono pensionati, e infine il rapporto numerico tra medici e gli abitanti. 

A questo quadro, sempre in una logica di rigorosa analisi, si affianca una previsione di quanto potrà accadere nel 2030, valutando il numero di giovani che si iscrivono alla Facoltà di Medicina e Chirurgia e alla Facoltà di Odontoiatria, quanti di questi completino il percorso di studi laureandosi in medicina, quante siano le borse specialistiche a disposizione e quanti poi si specializzano. Il volume offre anche una prospettiva relativa ai giovani medici (quanti rimangono a lavorare in Italia e quanti invece scelgono l’estero), confronta le retribuzioni con gli altri paesi della comunità europea ed extra-europea e calcola il fabbisogno medico in genere ma soprattutto quello di tipo specialistico sia territoriale che ospedaliero.

Partendo da dati certi e certificati relativi all’Italia (le cui fonti sono: Fnomceo, Enpam, Aran, Sisac, Ministero della Salute, Ministero dell’Università e della Ricerca, Corte dei Conti) il volume offre un’analisi comparata con quelli degli altri Paesi (le cui fonti sono: Oms, Comunità Europea, Eurostat, Oecd).

Il volume, con le sue tabelle e i suoi grafici, si offre come uno strumento di lavoro insostituibile per istituzioni, organizzazioni di categorie, giornalisti, aziende e per tutti gli stakeholder della filiera sanitaria, rappresentando una precisa prima analisi delle risorse umane di cui si avvale il Ssn, articolato Regione per Regione e finalizzato specificamente all’analisi della componente medica, che permette di comprendere come attualmente ed in futuro i dati salienti relativi alla professione medica potranno condizionare il Servizio Sanitario nazionale.

La conclusione cui giunge il lavoro è che la carenza di personale medico attualmente in servizio e quella futura (considerando che siamo nel pieno di una importante “gobba pensionistica” associata ad un calo di vocazioni dei medici, specialisti e non specialisti che scelgono di lavorare nel Ssn) impedirà il raggiungimento degli obiettivi della Missione 6 del Pnrr e di quanto previsto nel DM 77, in assenza di giusti ed urgenti correttivi.

Medici Chirurghi e Odontoiatri

Sono 409.726 gli iscritti agli ordini professionali al gennaio 2021 di cui 399.360 iscritti all’albo dei medici, tra questi 26.848 iscritti anche all’albo degli odontoiatri (con doppia iscrizione) e 10.366 odontoiatri iscritti esclusivamente all’albo degli odontoiatri in quanto non medici.

Ebbene dal 2010 al 2020 i medici e gli odontoiatri iscritti agli ordini professionali sono progressivamente aumentati di ben 51.135 unità (12,1%) passando dai 371.450 del 2010 ai 422.585 del gennaio 2020 con una impennata dal 2018 al 2020 pari 19.895 unità (+4,7%).

Un fenomeno inverso si rileva, invece, tra il 2020 ed il 2021 con un forte decremento del numero totale degli iscritti agli Ordini di ben 2.859 unità (- 0,7%) in un solo anno.

I Medici Chirurghi
Il numero totale dei medici chirurghi iscritti agli albi è attualmente di 399.360 unità e che possiamo distinguere in 3 grandi categorie: 
- 225.195 medici che possiamo considerare sicuramente attivi appartenenti alla fascia d’età dai 23 ai 59 anni;
-120.039 medici in parte attivi e in parte pensionandi appartenenti alle fasce d’età che vanno dai 60 ai 69 anni;
- 54.126 medici pensionati appartenenti alle fasce d’età dai 70 anni in su con 23.038 medici oltre i 75 anni.

Si evidenzia l’effetto del numero programmato in medicina (nella fascia che va da 23 a 54 anni) con un numero di medici nettamente inferiore rispetto alle fasce d’età più avanzate con un chiaro periodo di transizione tra numero programmato e libero accesso a medicina nella fascia che va da 55 a 59 anni (dovuto anche ai laureati fuori corso appartenenti al periodo del libero accesso alla facoltà di medicina) ed infine il periodo di libero accesso (dai 60 ai 69 anni) caratterizzato da un numero doppio di medici. 

Altro attuale e grosso problema ma che incide soprattutto sul futuro, è che parte di questo 56%, una componente significativa delle fasce di età più giovani, invece di scegliere di esercitare la propria professione nelle strutture pubbliche, sia per la difficoltà ad accedervi a tempo indeterminato e sia per altre considerazioni, sceglie di andare a lavorare altrove: nel privato o addirittura all’estero.

Altro dato importante è che l’attuale popolazione medica è per il 55,3% è composta da medici di genere maschile pari a 220.775 unità e per il 44,7% è composta da medici di genere femminile pari a 178.585 unità.

Medici Chirurghi per Regione
È la Lombardia con 56.769 unità (14,21%) la Regione Italiana nella quale esercita la professione il maggior numero dei medici. Ovviamente per capire quale sia la reale situazione non basta valutare solo il numero di medici in ogni Regione Italiana ma considerare questo numero in rapporto con il rispettivo numero di abitanti ivi residenti. L’analisi del numero dei medici per 1.000 di abitanti ci mostra infatti come sia la Sardegna la Regione che ha il maggior numero di medici per abitante.

Medici per Ripartizioni Territoriali
Se andiamo a valutare il numero complessivo dei medici diviso per ripartizioni territoriali vediamo come al primo posto vi è il sud con 95.888 medici.
A poca distanza si posiziona poi il Nord Ovest d’Italia con 94.379, seguito dal Centro Italia con 88.148, dal Nord Est d’Italia con 69.470 ed infine dalle Isole con 51.475 medici. Se però andiamo a considerare il settentrione nella sua totalità questo risulta con il più alto numero di medici pari a 163.849 unità, seguito dal Meridione e dalle Isole con 147.363 medici e in ultimo il Centro con circa la metà dei medici di tutto il Settentrione, cioè 88.148. 

Se invece consideriamo, nelle ripartizioni territoriali, il rapporto tra medici e 1.000 abitanti questo rapporto invece appare nettamente superiore nel Meridione d’Italia con 14,45 medici per 1.000 abitanti, seguito dalle Isole con 8,01, dal Centro Italia con 6,75, dal Nord Est d’Italia con 5,99, ed infine dell’Nord Ovest d’Italia con 5,94. 

Gli Odontoiatri
La popolazione “odontoiatrica” è attualmente composta da 37.218 professionisti con 26.848 laureati in medicina con doppia iscrizione sia all’albo dei medici che degli odontoiatri e 10.366 laureati in odontoiatria iscritti al solo albo degli odontoiatri. 

Medici Specialisti e non Specialisti
Abbiamo visto che in Italia, in numeri assoluti, vi sono 399.366 i medici iscritti agli albi professionali, di cui 189.390 hanno acquisito un titolo di specializzazione mentre i rimanenti 209.970 non ne sono in possesso.

Percentualmente vi sono quindi in Italia il 47% di medici specialisti e il 53% di medici senza il titolo di specializzazione. 

Medici Specialisti
Come abbiamo già visto in Italia sono 399.360 gli iscritti all’Albo dei Medici Chirurghi e tra questi 26.848 sono contemporaneamente iscritti all’Albo degli Odontoiatri.

Dei 399.360 medici sono in 189.390 quelli in possesso di un titolo di specializzazione riconosciuto mentre i rimanenti 209.970 non sono in possesso di tale titolo.

Tra gli specialisti, sono 108.938 di genere maschile, pari al 57,52%, mentre 80.452 sono di genere femminile, pari al 42,48%. 

La Regione, in valori assoluti, con il maggior numero di specialisti è la Lombardia con 30.215.

Seguita dal Lazio con 21.993, Campania con 17.397, Sicilia con 16.578, Emilia Romagna con 15.120, Veneto con 13.002, Toscana con 12.907, Piemonte con 12.386, Puglia con 11.523, Sardegna con 6.190, Liguria con 5.658, Calabria con 5.445, Marche con 4.424, Abruzzo con 4.257, Friuli Venezia Giulia con 3.862, Umbria con 3.054, Trentino Alto Adige con 2.754, Basilicata con 1.365, Molise con 898 e Valle d’Aosta con 362.

Quindi nella Regione Lombardia esercita la professione il 15,95% di tutti gli specialisti italiani.

Vista la ormai dichiarata carenza di Specialisti sul territorio nazionale andiamo a considerare quanti tra questi sono professionalmente attivi, quanti in pensione, ma soprattutto considerare quanti sono quelli che lavorano nel Ssn, quanti nel privato o peggio sono andati a lavorare all’estero.

Tra i 189.390 specialisti che oggi risultano iscritti agli ordini professionali si possono considerare professionalmente attivi 151.512 medici cioè l’80,00% del totale.

I rimanenti 37.878 specialisti pari cioè al 20,00% sono attualmente in pensione e comunque non possono essere considerati pienamente attivi.

L’attuale trend di medici specialisti che lavorano nelle strutture pubbliche del Ssn risulta in continua diminuzione soprattutto a causa delle scarse assunzioni a tempo indeterminato ma anche a causa di una grave crisi di vocazione da parte dei neo-specialisti per lavorare nel Ssn pubblico dovuta a diversi fattori.

Dobbiamo pertanto trovare rapide soluzioni ed invertire questo trend altrimenti la situazione in futuro sarà sempre più complicata e per i prossimi anni gli specialisti che opereranno nel Ssn (medici ospedalieri e specialisti ambulatoriali convenzionati interni), a situazione invariata, passeranno dai 117.909 del 2021 ai 64.357 del 2030 considerando una perdita annuale media di 3.678 medici specialisti nel Ssn e considerando l’attuale andamento delle nuove entrate di neo-specialisti e le uscite attuali e future degli specialisti per raggiunti limiti d’età. 

Allora, l’unico modo per poter garantire ancora in futuro il Ssn è quello di utilizzare, nelle strutture pubbliche, da subito e d’ora in avanti, tutte le risorse mediche specialistiche disponibili, specialmente quelle che si sono appena specializzate, e questo si potrà fare rendendo maggiormente attrattivo il Ssn evitando in questo modo le numerose fughe sia all’estero e sia verso il privato che vediamo preferite da parte di queste preziose risorse professionali.

Il grafico sotto riportato mostra chiaramente come, se avessimo utilizzato da subito tutti i nuovi specialisti disponibili questo avrebbe permesso nel 2021 di avere nel Ssn 128.445 specialisti invece degli attuali 117.909 (10.536 specialisti in più) e nel 2022 di avere 124.948 specialisti contro gli attuali 114.181 (10.767 in più). 

Conclusioni e possibili soluzioni 
L’emergenza sanitaria ha “fortunatamente” riportato al centro dell’attenzione le caratteristiche del sistema sanitario mettendone in evidenza, oltre ai punti di forza, anche gli aspetti problematici attribuiti soprattutto alle scelte operate negli ultimi anni. 

Una problematica su tutte, evidenziata dal Covid e da affrontare con la massima urgenza, è l’acclarata carenza di medici specialisti soprattutto nel Ssn aggravata da un lato dalla crisi di vocazione e dall’altro dal fatto che molti medici scelgono il privato o scelgono di andare all’estero. 

Attualmente nel Ssn abbiamo un rapporto medico specialista attivo per 1000 abitanti pari a 2,56 medici (considerando come medico specialista sia il dipendente pubblico e privato, sia il convenzionato interno ed esterno che il libero professionista). 

Il rapporto medico ospedaliero è di 1,99 specialisti per 1000 abitanti; mentre il rapporto medico specialista convenzionato interno per 1000 abitanti è pari a 0,25. 

Un numero dunque veramente esiguo. Da notare che lo specialista convenzionato interno, secondo il DM 77, dovrebbe intervenire sul territorio per le problematiche che non necessitano di ricovero risolvendo quindi gli accessi impropri ai PS e negli ospedali. 

Questa carenza di medici specialisti operanti nel SSn si aggrava di giorno in giorno sia in ospedale, per i pochi e tardivi concorsi che vengono banditi, sia sul territorio per le poche ore di specialistica ambulatoriale convenzionata messe a disposizione. 

Attualmente gli organici ospedalieri sono notevolmente ridotti e obbligano i medici a turni gravosi, a ferie non godute, ad attività oltre orario. Le soluzioni a cui ricorrono le aziende sanitarie, autorizzate dalle Regioni, sono contratti onerosi con cooperative dei cosiddetti “medici a gettone”. Ma anche il ricorso a medici provenienti da altri paesi extra-europei impiegati nelle strutture con contratti anomali sicuramente più costosi per le risorse pubbliche rispetto a quelli normalmente regolati da Ccnl e Acn. 

Questa situazione di crescente disagio rende sempre meno attrattivo il SSn e porta i medici in servizio a pensare alla pensione o alle dimissioni volontarie come possibili soluzioni per migliorare la propria qualità di vita professionale e personale.  

Per quanto riguarda gli specialisti ambulatoriali convenzionati interni non ci sono particolari crisi vocazionali, anzi. Assistiamo piuttosto ad una riduzione del numero di specialisti di specialisti a tempo indeterminato e in alcune aree, vista la grave carenza di queste figure professionali, anche un'incomprensibile riduzione del numero di ore messe a bando.

Quanto detto sta deteriorando la situazione e le attuali condizioni lavorative. I gravi errori fatti nella programmazione sanitaria sulla formazione specialistica e le scelte demagogiche sin qui descritte stanno mettendo in pregiudicato l'esistenza dell'SSN Solidale ed universalistico.

Soluzioni 
È urgente trovare soluzioni. Aprire gli ingressi alla facoltà di medicina e chirurgia com'è stato detto in campagna elettorale è improponibile. Le università attualmente non sono in grado di accogliere un numero maggiore di studenti e quindi non possono garantire un'adeguata preparazione ai medici di domani. Sono circa 60.000 infatti i giovani diplomati che ogni anno partecipano ai test d'ingresso alla facoltà di medicina. Con le attuali strutture e l'attuale numero di docenti non li potrebbero accogliere e preparare in modo adeguato.

Aprire le facoltà non può essere la soluzione immediata al problema poiché tra laurea e specializzazione gli studenti sarebbero disponibili solo tra 11 o 12 anni, quindi dal 2030 in poi quando oramai la curva dei pensionamenti sarà già in forte calo. In ogni caso l’attuale modalità di accesso alla facoltà di medicina deve essere cambiata perché così com’è oggi non funziona. 

Quello che invece va fatto è:
- Adottare d’ora in avanti un unico metodo del calcolo dei fabbisogni regionali e nazionali così da poter coprire le attuali carenze e prevedere le future necessità.

- Mantenere l’attuale finanziamento dei contratti di formazione specialistica ad almeno 13.500 all’anno recuperando anche tutti i contratti persi o mai assegnati dal MIUR e i rispettivi finanziamenti favorendo così il riassorbimento dell’imbuto formativo. Fenomeno questo che vede mediamente ogni anno circa 10.000 nuovi laureati in medicina in attesa di uno sbocco formativo; ma anche 50.435 medici non specialisti nelle fasce d’età comprese dai 30 ai 44 anni che ancora non sono riusciti ad entrare in una scuola di specializzazione.

- Incrementare i contratti di formazione specialistica finanziati direttamente dalle Regioni e calcolati rispetto ai loro reali fabbisogni promuovendo anche tirocini pratici degli specializzandi presso le loro strutture sanitarie pubbliche;

- Avviare rapidamente una vigorosa campagna di assunzioni nel Ssn, coprendo le attuali e future carenze eliminando ogni anacronistico vincolo di spesa, semplificando le procedure concorsuali, prolungando la validità delle graduatorie e permettendo, nel caso di carenza di partecipanti ai concorsi, un’entrata al lavoro anticipata agli specializzandi dell’ultimo anno;

- Garantire nel territorio la presenza di un numero di specialisti ambulatoriali necessari sia per prendere in carico i pazienti cronici (nelle Case della Comunità e Ospedali di Comunità) sia per rispondere alla richiesta di consulenze specialistiche da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta nei loro ambulatori oppure nei poliambulatori pubblici, che certo non possono sparire ma soprattutto a domicilio dei pazienti, favorendo sempre più una specialistica di prossimità già normata per questo aspetto dal vigente Acn.

- Proporre agli specialisti ambulatoriali convenzionati interni, già in servizio, il raggiungimento del massimale orario a 38 ore settimanali. Oggi la media nazionale è di 21 ore settimanali. Questo aumenterebbe l’offerta specialistica di 202.951 ore settimanali passando dalle attuali 360.095 ore settimanali ad un totale di 563.046 ore settimanali. In sostanza è come se fossero assunti 5.341 nuovi specialisti nel Ssn già formati dunque senza bisogno di andarli a cercare all’estero aggirando le normative nazionali e i vari Acn e Ccnl.

- Attribuire nuovi incarichi ed attivare nuovi turni nelle branche specialistiche maggiormente carenti ai numerosi specialisti che sono attualmente in attesa di primo incarico nelle graduatorie della specialistica ambulatoriale per le ore necessarie a coprirne il fabbisogno;

- Utilizzare gli specializzandi del V anno negli ospedali pubblici e negli ambulatori con la presenza di un tutoraggio da parte degli specialisti in servizio il che porterebbe nelle strutture circa 6.034 medici al V anno di specializzazione nel 2022; 8.000 nel 2023; 13.400 nel 2024; 17.400 nel 2025 e 13.041 nel 2026 e prevedendone poi una successiva assunzione a tempo indeterminato sia come dipendenti o come convenzionati interni dopo aver conseguito la specializzazione.

- Rimuovere una volta per tutte le anacronistiche incompatibilità che attualmente stanno di fatto riducendo il serbatoio di specialisti disponibili ed impossibilitati a lavorare nel Ssn a causa di queste norme divenute incomprensibili e anacronistiche data l’attuale carenza;

- incentivare i medici che lavorano nelle aree disagiate del Paese e nei servizi sanitari particolarmente delicati e che sono ad alto rischio professionale.



19 ottobre 2022
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