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Verso le elezioni. Nozzoli (Fadoi): "La sanità che vorremmo: organica, razionale e vincente"


Nuovi modelli organizzativi per dare risposte omogenee e sostenere universalismo, solidarietà ed equità del Ssn. E poi potenziare riabilitazione e lungodegenza per ridare ossigeno agli ospedali. Con Monti "luci e ombre". Ma il vero rischio per il futuro della sanità italiana è l'instabilità politica. Intervista al presidente degli internisti italiani.

24 GEN - È un bilancio con luci e ombre quello sulle politiche sanitarie del Governo Monti tracciato da Carlo Nozzoli, presidente dei medici internisti ospedalieri della Fadoi. Il Decreto Balduzzi ha avuto il merito di gettare delle basi organizzative per il territorio. Un passo in avanti importate perché solo con un reale potenziamento dei servizi domiciliari e territoriali, sarà possibile sviluppare le eccellenze negli ospedali offrendo prestazioni appropriate. Tuttavia, al di là di pochi interventi “spot”, rimangono ancora molte le problematiche irrisolte. Per questo Nozzoli chiede anche alla politica di recuperare una visione organica della sanità per avere modelli organizzativi che diano risposte omogenee a livello nazionale.
 
Dottor Nozzoli, qual è il suo bilancio sulle politiche sanitarie condotte dal governo Monti?
Quello portato avanti dall’Esecutivo tecnico è stato un percorso con luci e ombre. Nei confronti delle politiche sanitarie ha assunto un atteggiamento per alcuni aspetti proattivo, ma con azioni spot che non hanno ancora risolto drasticamente le problematiche della sanità e della professione medica. Ma questo credo sia anche dovuto al fatto che scontiamo l’assenza di una visione organica della sanità. Un approccio che le politiche sanitarie dovrebbero recuperare per avere modelli organizzativi che pur rispondendo alle esigenze peculiari del territorio diano risposte omogenee a livello nazionale per preservare e sostenere quei principi che sono alla base del nostro Ssn, ossia universalismo, solidarietà ed equità. Comunque, il Decreto Balduzzi qualche passo in avanti, lo ha compiuto.
 
Quali sono invece le positività?
Il decreto Balduzzi, almeno per quanto riguarda la riorganizzazione delle cure primarie, ha avuto un merito: ha gettato delle basi organizzative per il territorio mettendo il tema in testa all’agenda politica di riforma del Ssn. Molti dei problemi dell’ospedale per acuti, come ben sappiamo, sono dovuti alla mancanza di assistenza sul territorio, o meglio sono causati da deficit nella continuatività delle cure. Mancanze che provocano ricadute negative sull’attività ordinaria e sulle emergenze delle strutture sanitarie. Puntando i riflettori sulle cure primarie, il provvedimento ha quindi centrato un obiettivo importante. È chiaro poi che, almeno nell’immediato, sarà molto difficile realizzare questo nuovo sistema, considerando le differenze regionali e le scarse disponibilità economiche.
 
Lei parla anche di ombre. Quali?
Sono stati attuati tagli lineari che hanno penalizzato la sanità. Una sanità che, non dimentichiamolo, ha raggiunto obiettivi eccellenti in termini di salute, e qualcosa vorrà dire. Sicuramente il nostro è un sistema “ammalato” di sprechi che va quindi curato, ma con terapie adeguate. Le faccio un esempio: i tagli dei posti letto. Sicuramente in alcune Regioni è stato giusto intervenire su un loro ridimensionamento, soprattutto in quelle realtà che non avevano già provveduto autonomamente. Ma se a questa cura dimagrante non corrisponde un investimento che consenta di riallocare i posti letto in altre aree, come la riabilitazione e la lungodegenza, ogni sforzo di razionalizzazione sarà vanificato. Insomma, diagnosi spesso giusta, ma terapia sbagliata. Realizziamo piuttosto un potenziamento dei servizi domiciliari e territoriali, anche perché solo così saremo in grado di consentire agli ospedali di sviluppare le eccellenze e offrire prestazioni appropriate. Il tutto, ma mi sembra lapalissiano, accompagnato da un più deciso controllo sulle diseconomie organizzative e gli sprechi.
 
Cosa si aspetta ora dalla politica?
Una visione più organica della sanità. Auspico linee chiare e univoche sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria. L’individuazione di modelli compatibili in tutte le Regioni. Non è possibile, ad esempio, pensare di realizzare unità funzionali se poi queste rimangono confinate solo in poche realtà territoriali. Con questo non voglio sostenere né una visione più decentrata né una più centralista. Credo sia essenziale che le autonomie regionali vadano salvaguardate perché sono un valore e in molti casi hanno dimostrato di produrre un’ottima sanità, ma la nostra sanità ha la necessità di un’uniformità per realizzare quell’omogeneità di trattamenti. Andando sempre a verificare in modo capillare dove le cose non funzionano e cosa c’è da migliorare. Vorrei quindi una politica di governo per la sanità con una strategia chiara e univoca trasformata in provvedimenti la cui attuazione sia realmente garantita su tutto il territorio nazionale.
 
E per la medicina interna cosa auspica?
Mi piacerebbe l’introduzione dell’hospitalist nelle nostre corsie ospedaliere. Una figura professionale specializzata in medicina interna in grado di garantire continuità delle cure, con il compito di gestire tutti i pazienti ricoverati che fino a qualche anno fa erano curati da specialisti di varie discipline o dai chirurghi. La gestione del ricovero a cura dell’internista ha, infatti, dimostrato, a parità di esiti, una riduzione dei costi e della durata della degenza. Effetti positivi che hanno appunto determinato nel mondo anglosassone una rapida diffusione dell’hospitalist care.
 
Timori per il futuro?
L’instabilità politica. Abbiamo bisogna di stabilità per portare avanti quelle riforme di cui la sanità ha particolarmente bisogno. Soprattutto, la sanità deve rientrare ai primi posti nell’agenda dei politici, con forza e non in maniera generica. Deve finire questo approccio sbagliato di considerare la sanità solo come fonte di spesa e non come un investimento. Dobbiamo rendere più disponibile tutto quanto è innovativo: dal farmaco alle nuove tecnologie.

24 gennaio 2013
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