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Pediatria. Mele (Fimp): “Esaltare il nostro ruolo sul territorio"


Il presidente della Fimp condivide le dichiarazioni del ministro Balduzzi sulla necessità di potenziare le cure pediatriche territoriali per garantire un’efficace assistenza ai bambini. Anche considerato che “il pediatra è responsabile della salute del futuro, perché i bambini di oggi saranno gli adulti di domani”.

23 GEN - Un reale potenziamento delle cure territoriali, valorizzando le competenze dei pediatri e affiancandogli altre figure professionali, a cominciare dalla guardia medica. E poi una specifica formazione pediatrica del personale dei pronto soccorso e del 118. Tutto questo con l'obiettivo di garantire la migliore assistenza ai bambini, evitando il ricorso a ricoveri ospedalieri impropri. Obiettivi però raggiungibili solo dotando le strutture territoriali e i pronto soccorso della strumentazione adeguata. Ma non basta. Se davvero si vuole investire sulla salute dei bambini, e di conseguenza sugli adulti di domani, occorre istitutire un prontuario farmaceutico pediatrico, mettendo fine alla somministrazione di farmaci per adulti nei bambini (oggi l'85% dei farmaci somministrati ai bambini è off label), e investire sulla comunicazione, informazione e formazione alle famiglie riguardo ai correttti stili di vita e ai fattori di rischio per lo sviluppo di malattie in età adulta, a partire dall'obesità.
 
Ecco la ricetta del presidente della Fimp, Giuseppe Mele. Che in questa intervista commenta con noi i dati emersi dal Quaderno del ministero della Salute dedicato alla pediatria, e presentato ieri a Roma.
 
Dottor Mele, i dati del ministero della Salute evidenziano ancora importanti criticità riguardanti l’assistenza pediatria individuando nel potenziamento della medicina territoriale la condizione necessaria per risolverle. È d’accordo?
È un tassello fondamentale e, rispetto a questo, c’è un rapporto molto saldo tra il ministero della Salute e la Federazione dei medici pediatri. Abbiamo condiviso e sostenuto la spinta per il riordino delle cure primarie e ora vogliamo condividerne i processi.
Riteniamo infatti che sia fondamentale investire sul secondo pilastro della sanità. Fondamentale per il sistema ma anche per la salute stessa dei cittadini. Purtroppo, però, la cultura prevalente è sempre stata a favore dell’ospedale e mai del territorio. Sicuramente non ci aspettiamo un cambiamento immediato dell’attuale realtà, ma gli indirizzi dati dal Decreto Balduzzi vanno nella direzione auspicata.

Quali sono secondo lei gli elementi essenziali per potenziare davvero la sanità territoriale?
C’è bisogno di un’organizzazione strutturale e funzionale differente da quella attuale, e tuttavia in linea con il solco già individuato negli Accordi collettivi nazionali degli anni passati. Immaginiamo che ci debbano essere nuove tipologie di strutture, in grado di garantire una maggiore funzionalità e l’erogazione delle nuove prestazioni individuate nell’ambito delle cure primarie.

In che modo la pediatria entrerà a far parte di questo nuovo sistema?
Da anni la Fimp ha messo in atto un processo per esaltare il nostro ruolo. A questo scopo sono state istituite le aggregazioni funzionali monoprofessionali, che condividono audit, linee guida e molti altri elementi citati nello stesso Decreto Balduzzi. Questo sicuramente è già un aspetto che permetterà di ottenere anche maggiore appropriatezza ed efficacia dell’assistenza prestata.
Continuiamo comunque a pensare che la nostra specificità debba essere ulteriormente valorizzata all’interno del sistema sanitario, attraverso una riorganizzazione del progetto salute infanzia che risponda sempre di più ai cambiamenti della società e quindi alla domanda e ai bisogni di salute. Non dimentichiamo che la demografia del Paese sta cambiando: si riducono le nascite, ma cresce la popolazione immigrata. Allo stesso tempo sta cambiando il sistema sociale e aumenta l’attenzione verso i temi della salute. La famiglia di oggi non vuole e non riesce più a fare a meno della figura del pediatra.
Il processo salute infanzia è, peraltro, un elemento cardine del sistema anche per rispondere all'allarme sostenibilità. È attraverso un’efficace azione sui bambini che si diffondo i corretti stili di vita, essenziali per limitare l’insorgenza di patologie, acute e croniche, in età adulta, con un evidente guadagno in termini di salute della popolazione e risparmio in termini di spesa sanitaria per lo Stato.

Passati i primi anni di vita, in cui i bambini sono ritenuti più fragili, c’è da parte dei genitori una tendenza a ritenere i propri figlio sani e forti e quindi a trascurare la loro salute e i fattori di rischio quale è l’obesità?
Sì. È per questo che insistiamo sulla necessità che tutte le fasce di età, fino all’adolescenza, siano prese in seria considerazione e incluse nel processo salute infanzia. C’è da sottolineare, peraltro, che l’adolescenza è un periodo particolarmente difficile e, di conseguenza, lo è anche per la salute.
Il pediatra, ribadisco, è la figura responsabile della salute dell’adulto, perché il bambino di oggi sarà l’adulto di domani. E il nostro impegno è senz’altro indirizzato anche a comunicare, informare e formare la famiglia su questi processi e sugli aspetti determinanti per la salute attuale e futura dei loro figli.

Come commenta la denuncia del ministero della Salute sull’eccessiva ospedalizzazione dei bambini?
Da tempo sosteniamo che una migliore organizzazione potrebbe portare all’abbattimento degli accessi impropri in ospedale. E ritengo che, nel rispetto delle autonomie regionali, questo debba esse fatto anche attraverso il prossimo Accordo collettivo, in cui prevedere una strutturazione dei servizi più consona ai processi evolutivi a cui stiamo assistendo. Questo, nella pratica, si realizzaz attraverso le aggregazioni funzionali, esaltando la specificità del pediatra, ma anche attraverso le aggregazioni multi professionali, cioè attraverso la collaborazione continua con altri professionisti.
In questo contesto dovrà aumentare anche il livello di prestazioni erogate, anche attraverso la dotazione e l’utilizzo di strumentazione diagnostica.
Tutto questo, chiaramente, non può avvenire a costo zero. E se è vero che siamo in tempo di ristrettezze economiche, credo che molto si possa fare riallocando le risorse e spostandole dall’ospedale al territorio. A questo scopo, però, serve una seria politica di riqualificazione degli ospedali e di riduzione dei costi letto, come annunciato dalla spending review. Altrimenti il potenziamento dell’assistenza territoriale rimarrà solo un bel sogno.

Ma quali elementi, in particolare, contribuirebbero alla riduzione del tasso di ospedalizzazione pediatrica?
Il potenziamento delle cure primarie si articola in diversi aspetti, a cui devono affiancarsi anche altri cambiamenti all’interno di ulteriori servizi offerti dal Ssn.
Procedo per ordine. La continuità assistenziale è sicuramente importante. Ormai da tempo siamo in grado di garantire l’h12 e, con la collaborazione delle altre figure professionali, quali le guardie mediche, sarà possibile assicurare un’efficace copertura h24.
A proposito della guardia medica, siamo dell’idea che le cure primarie, anche pediatriche, debbano essere erogate dalle figure attualmente esistenti nel territorio. Per questo bisogna puntare sul ruolo unico, che deve essere specificato e comprendere i medici di continuità assistenziale, che devono necessariamente affiancarci.
Altrettanto importante, per ridurre il tasso di ospedalizzazione, è la riorganizzazione dei Pronto Soccorso. Oggi solo il 30% è attrezzato a livello pediatrico. Anche il 118 può avere un ruolo importantissimo sul territorio e per un appropriato accesso all’ospedale. Ma è evidente che per raggiungere questo obiettivo è anche necessario sviluppare la formazione pediatrica del personale sanitario.
In ogni caso, tra ospedale e territorio deve esserci integrazione. Che non significa né compensazione né commistione. Ospedale e territorio devono rappresentare due livelli distinti di assistenza, altrimenti non si potrà pensare di raggiungere gli obiettivi di appropriatezza.

Cosa può dirci, invece, riguardo l’inappropriato utilizzo di farmaci nei bambini?
La Fimp chiede da tempo l’istituzione di un prontuario pediatrico. Oggi ben 85% dei farmaci che utilizziamo, infatti, sono off label. Si tratta, cioè, di farmaci non sperimentati sui bambini ma utilizzati anche per loro, al di fuori dell’indicazione. I pediatri sono molto attenti all’uso dei farmaci, ma l’uso appropriato di farmaci significa anche avere a disposizione i farmaci adatti da somministrare ai bambini.
A peggiorare le cose c’è stata la norma sui generici, che sta creando molti problemi per il nostro settore per la mancanza di un’ampia offerta di prodotti tra cui scegliere. Non si può trasferire per legge al bambino quanto deciso per l’adulto, perché le esigenze non sono le stesse.
Ci viene chiesto di assicurare un uso appropriato dei farmaci nei bambini? A questo rispondiamo chiedendo che ci vengano forniti gli strumenti necessari per farlo. Chiediamo cioè che si investe in ricerca pediatrica, che sia dia alla pediatria un ampia gamma di farmaci tra cui scegliere il più efficace, che sia istituito un prontuario e un registro terapeutico per i bambini.
Una necessità di cui anche l’Aifa sembra avere preso maggiore consapevolezza. Ci auguriamo che l’Agenzia istituisca al più presto una commissione tutta pediatrica per il monitoraggio e la soluzione dei problemi inerenti l’uso dei farmaci nei bambini.
 

23 gennaio 2013
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