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Redditometro. Penocchio (Fnovi): “Salute animali è un diritto non un lusso”


I veterinari del Fnovi contestano la decisione di inserire nel redditometro le spese veterinarie. I milioni di animali che vivono in casa – dicono – rischiano di non avere più garantito un diritto che sembrava ormai acquisito: la salute. Effetti negativi anche sulla prevenzione

23 GEN - “Inserire le spese veterinarie nel redditometro produce dei danni gravissimi alla numerosa popolazione di animali che oggi vive nel nostro Paese. I circa 8 milioni di cani  9 di gatti e 12 di esotici rischiano di non avere più garantito un diritto che sembrava ormai acquisito in Italia: la salute”. A dirlo è Gaetano Penocchio, il Presidente della Fnovi, la Federazione nazionale dell’ordine dei veterinari italiani.
“Ci sono voluti anni di lavoro – aggiunge – da parte della categoria dei medici veterinari e anche delle associazioni animaliste perché transitasse il concetto che chi decide di prendere con se un animale ne deve garantire il buono stato di salute. Per la dignità dell'animale, per il rispetto della salute degli altri animali e perché alcune malattie se non tenute sotto controllo possono diventare delle zoonosi trasmissibili all'uomo”.
 
Secondo Penocchio “il redditometro ha già prodotto un impatto negativo sui proprietari, con una ripercussione negativa sulla prevenzione veterinaria. Per il momento, più che prudenza sulla decisione di spesa, c’è “sbigottimento”; è passato il messaggio, grave dal punto di vista sanitario, che le spese veterinarie sono superflue, sono un lusso, sono una spesa-simbolo di ricchezza in una fase storica che chiede austerity”.
 
Ma cosa vuol dire spesa veterinaria? “Vuol dire prevenire le malattie degli animali, – spiega il Presidente della Fnovi – curare malattie croniche o patologie gravi, magari tumorali, e sostenerne l’onere di spesa versandovi l’Iva più alta che abbiamo (22% da luglio), potendo detrarre al massimo 50 euro all’anno. Non credo che i cittadini rinunceranno alla compagnia di un animale (oggi è uno di famiglia), ma sarà più difficile per le famiglie garantire un animale in condizioni di perfetto benessere”.
 
“Non ci aiuterà una franchigia, come si sente dire in queste ore di concitata gara pre-elettorale. Bisogna toglierle proprio dal redditometro e già che ci siamo ripensare anche al cavallo da diporto che quando non genera profitto di gara, si mantiene – specie in tante zone rurali del nostro Paese- con una spesa infinitamente inferiore allo yacth a cui l’hanno assimilato”.
 
“Il Fisco – conclude Penocchio – , con l’Iva di lusso e il redditometro, sta distruggendo anni di cultura della salute animale, di prevenzione delle zoonosi, di controllo della riproduzione indesiderata, di benessere animale di gestione sicura dei cani grazie all'inserimento del microchip, che rischiamo sia chiaro a tutti non venga più utilizzato per evitare di essere riconosciuti come certi proprietari di un cane. Distruggere questa cultura genererà spesa pubblica imprevista a carico del SSN che – nessuno lo ricorda mai- sopporta la spesa di canili sovraffollati e i danni da randagismo. Punire le spese veterinarie aumenterà la spesa pubblica”.

23 gennaio 2013
© Riproduzione riservata

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