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Ma il Mef lo sa che l’Italia è uno dei Paesi Ue che spende meno per la sanità?

di Claudio Testuzza

15 LUG -

Gentile Direttore,
alcuni dei temi, espressi, nel corso dall’audizione nelle Commissioni Igiene e Sanità e Bilancio del Senato, dalla dottoressa Angela Stefania Lorella Adduce, Dirigente Generale con funzioni di consulenza, studio e ricerca del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze, hanno fatto  sorgere alcune perplessità da parte degli operatori e studiosi della sanità.

In particolare, ovviamente per il ruolo ricoperto, la Direttrice Generale ha sottolineato il valore dell’incremento delle risorse predisposte per il settore, ritenendolo un evidente miglioramento rispetto al passato, ma definendolo anche un limite rispetto alle disponibilità del bilancio attuale e futuro.

Giuste le condirezioni contabili ma, a mio modesto avviso, ancora una volta prive di un principio fondamentale di valutazione del rapporto spesa/benefici che gli investimenti, sia pubblici che privati, necessitano per correttamente definire la valenza del rapporto fra costi e risorse dell’importante bene salute.

Il nuovo livello del fabbisogno sanitario nazionale, che rappresenta il finanziamento complessivo della sanità pubblica e accreditata in Italia, è stato da ultimo fissato dalla legge di Bilancio 2022 ( L. n. 234/2021 ) in 124.061 milioni di euro per il 2022, 126.061 milioni per il 2023 e 128.061 milioni per l'anno 2024.

Sottolineamo che la riforma sanitaria è stata una delle più grandi riforme dell’Italia Repubblicana perché ha portato il concetto dell’equità tra tutti i cittadini, rispettando in questo la nostra Costituzione, e inoltre perché la mancanza della salute è uno dei momenti di maggiore fragilità nelle nostre vite, ed è proprio lì che possiamo misurare l’efficacia della risposta di un sistema sociale. L’Italia è uno dei Paesi europei che spende meno in sanità e tra i pochi ad aver tagliato le risorse destinate a questo settore negli anni della crisi economica.

L’Italia, secondo i dati Ocse, fa registrare una spesa pro-capite in sanità pari a 2.473 euro. Si tratta di una cifra decisamente inferiore a Paesi come Francia e Germania che si attestano rispettivamente sui 3644 euro e i 4504 euro pro-capite.

La spesa sanitaria pro-capite dell’Italia è inferiore alla media Ocse (2473 contro 2572 euro). Tra pubblico e privato, la spesa sanitaria in Italia occupa una quota dell’8,7 % del Pil. Lo Stato contribuisce per il 6,4 %, mentre la spesa sanitaria privata ammonta al 2,2 %.  Rispetto alla media europea (8,3% ), facciamo registrare un +0,4 %, anche se la distanza con gli altri Paesi industrializzati resta significativa. In Germania, ad esempio, la sanità occupa l’11,7 % del Pil, mentre in Francia ammonta al 9,4 %.                    

I cittadini devono sostenere il sistema sanitario attraverso la fiscalità generale (in proporzione al proprio reddito) e con il pagamento dei ticket relativi alle prestazioni sanitarie da parte di chi non ha diritto all’esenzione. Ma allora la sanità è solamente un costo o è invece una risorsa?  Se dobbiamo valutare l’effetto sulla popolazione (accrescimento della speranza di vita, eliminazione dei decessi da parto, riduzione delle malattie infettive, cura e assistenza agli anziani, facilità alle cure, ecc. ) non possiamo che definire il Ssn un una grande risorsa.  Ma non basta dobbiamo anche considerare la ricaduta di questa spesa sul settore produttivo/ industriale. I rinnovi edilizi, l’acquisizione di nuove e sempre più avanzate tecnologie, la sperimentazione farmacologica, l’approfondimento di nuove metodologie, (telemedicina, robotica, intelligenza artificiale) rappresentano un evidente cospicuo investimento di cui i “costi ” denunciati sono grande e importante parte.

Se il mondo produttivo, soprattutto nazionale non avesse queste fonti economiche e le sollecitazioni a fare sempre meglio, il settore delle piccole e medie industrie languirebbe alla ricerca non solo di apporti economici, ma soprattutto di stimolo a meglio qualificarsi.  Un dato significativo è rappresentato dagli investimenti previsti da Pnrr.  La missione 6 prevede un finanziamento di 19,7 miliardi e si articola in due componenti: reti di prossimità, strutture intermedie e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale, innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario. L’investimento prevede l’attivazione di 1.288 Case della Comunità, entro la metà del 2026, che potranno utilizzare sia strutture già esistenti, sia nuove. Il costo complessivo dell’investimento è stimato in 2 miliardi di euro. L'investimento, pari a 4, 05 miliardi di euro mira a delineare un percorso di miglioramento strutturale nel campo della sicurezza degli edifici ospedalieri, adeguandoli alle vigenti norme in materia di costruzioni in area sismica.  Il PNRR prevede, poi, un enorme investimento che mira all’acquisto e al collaudo di almeno 3.133 apparecchiature in sostituzione di quelle obsolete e fuori uso entro la fine del 2024.

Basterebbero, solamente, questi progetti e queste cifre per comprendere quanto del mondo sanitario sia funzionale, oltre al miglioramento della salute dei suoi cittadini, alla crescita economica del nostro Paese e ritenere il Ssn. una vera risorsa e non solamente un costo.

Claudio Testuzza



15 luglio 2022
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